Coronavirus, morti 24 medici. L'Ordine: fare tamponi a tutti

Lunedì 23 Marzo 2020
1

Infettivologi, medici ospedalieri, medici di famiglia, ma anche camici bianchi in pensione ritornati in servizio proprio per dare una mano in questo momento di emergenza. Sono 24 i medici italiani deceduti ad oggi per l'epidemia di Covid-19, segnala la Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), mentre il numero dei contagi tra gli operatori sanitari ha raggiunto quota 4.824.

Si tratta del doppio di contagi rispetto a quelli registrati tra i sanitari in Cina. Numeri che continuano a crescere e che rappresentano un'emergenza nell'emergenza, per arginare la quale il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, chiede di effettuare «con urgenza i tamponi a tutto il personale sanitario in prima linea».

Diario del coronavirus: i soldati, i senatori, gli untori, gli indiani

Tamponi. L'indicazione del Comitato tecnico scientifico (Cts) di «estendere l'uso dei tamponi a tutto il personale sanitario più esposto e dunque a rischio, anche senza la presenza di sintomi - spiega Anelli - non è rispettata dalla grande maggioranza delle Regioni, tranne poche eccezioni come il Veneto. Ma i medici devono poter lavorare in sicurezza, sapendo di non essere contagiati per non diventare a loro volta strumenti di contagio. Invece i medici in prima linea continuano a morire e questa situazione è inaccettabile».

Coronavirus, il fisico Parisi: «Effetti restrizioni dell'11 marzo non si vedranno prima del 4 aprile»

Ospedali. Se l'elenco dei camici bianchi deceduti «continua ad allungarsi, ciò - afferma - è dovuto innanzitutto al fatto che continuano a mancare i dispositivi di protezione individuali Dpi, come presidente Fnomceo continuo a ricevere segnalazioni in tal senso ogni giorno dal Nord al Sud dell'Italia». In questo modo, aggiunge, «gli ospedali non sono più solo luogo di cura ma si trasformano anche in luoghi di contagio». Per questo, «è fondamentale appunto estendere l'uso dei tamponi.

Coronavirus, fabbriche chiuse e sindacati in allarme in tutta Italia. «Temiamo di non riaprire»

È assurdo che l'indicazione del Cts non venga rispettata, soprattutto ora che è previsto anche dall'Istituto superiore di sanità un allargamento dei laboratori per l'analisi dei tamponi e, dunque, le condizioni per poterlo fare ci sarebbero». Più test e Dpi è quindi la richiesta della Fnomceo e sulla stessa linea è anche il segretario della Federazione dei medici di famiglia (Fimmg), Silvestro Scotti. Tra i camici bianchi deceduti, sottolinea, «undici sono medici di famiglia ed una ventina sono quelli ricoverati nelle terapie intensive in condizioni gravi».

Coronavirus, il procuratore di Lodi: «A processo chi viola le regole, ipotesi sequestro dell'auto»

Ambulatori. A partite da tale situazione di emergenza, la Fimmg ribadisce la «necessità inderogabile, soprattutto in carenza di Dpi - si afferma in una mozione del Consiglio nazionale della Federazione - di proseguire l'attività ambulatoriale a porte chiuse, con accesso comunque garantito su prenotazione per i casi indifferibili». La stima dei contagiati arriva invece dal presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, che invita tutte le Regioni a mettere in priorità assoluta l'esecuzione di tamponi a tutti gli operatori sanitari, sia in ospedale sia sul territorio, con «particolare attenzione ai professionisti coinvolti nella assistenza domiciliare e nelle residenze assistenziali assistite, oltre che in case di riposo».
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Roma deserta, i controlli e la storia di Marta abbandonata in strada dai vigili (come in una favola)

di Pietro Piovani