Chiara Gualzetti, il sedicenne: la serie tv che lo ossessionava e quelle sedute dallo psicologo

Chiara Gualzetti, il sedicenne: la serie tv che lo ossessionava e quelle sedute dallo psicologo
di Valentina Errante e Claudia Guasco
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 30 Giugno 2021, 06:59

Il diavolo gli parlava. Era rimasto stravolto dalla serie Netflix Lucifer. Da quando l'aveva vista, ha detto, una voce lo tormentava. E gli diceva di fare del male agli altri. Ma fino a domenica, quando è uscito con un coltello da cucina per uccidere Chiara Gualzetti, A., 16 appena compiuti, non aveva mai fatto male a nessuno. Eppure quell'impulso per lui era sempre più forte. Poi è tornato, ha messo i suoi vestiti sporchi di sangue a lavare, ha riposto il coltello da cucina nel totem dal quale lo aveva preso e ha continuato la sua giornata. In casa i carabinieri, durante la perquisizione di ieri notte, hanno trovato anche il telefono di Chiara.

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Ora è confuso. Ma lo era anche prima. Cupo, silenzioso. Si era chiuso in se stesso. Spesso era insofferente. Adesso, invece, è disperato e sta provando a rendersi conto di quello che è accaduto: «Mi dispiace per Chiara e per la sua famiglia», ha detto ieri al suo avvocato, Tanja Fonzari, che è andata a trovarlo nel carcere minorile Pietro Siciliani di Bologna. Avrebbe fatto l'elettricista. Frequentava un istituto tecnico che lo portava a svolgere nelle aziende alcuni stage. Ed è così che aveva incontrato Chiara. Era entrato in casa sua, con un apprendistato presso l'azienda del padre. E nessuno sospettava che sarebbe stato l'inizio della fine. Aveva un aspetto normale. Un ragazzo come tanti. Ma più tenebroso. Chiara lo aveva notato, gli era piaciuto sin dall'inizio, hanno raccontato le amiche. I suoi genitori conoscevano la famiglia.

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LO PSICOLOGO
Ma l'impulso di essere cattivo con gli altri, di punirli, nell'ultimo periodo era diventato più forte. L'astio nei confronti degli altri, l'aveva spinto a comportamenti strani. A essere scortese. A fare dispetti. Come un bambino offeso. E così, A. era finito nello studio di uno psicologo. Forse, finalmente, qualcuno a cui potere dire tutto senza vergogna. Senza fingere di essere diverso. E senza doversi mostrare al meglio. Come sui social. Dove, come tanti adolescenti, appare al meglio e mostra i suo 16 anni e gli addominali scolpiti. I capelli decolorati, la collana al collo su uno sfondo di desolata provincia o dentro casa. Le frasi, banali sono forse quelle che si scambiava anche in chat con Chiara che gli confessava le sue paure, mentre lui rispondeva con una sicurezza che non aveva. Di certo, la sua, non era una famiglia ordinaria. Un papà assente, almeno secondo gli inquirenti, che però, presto sarà convocato dai carabinieri. E due fratellastri, nati da due compagni diversi della mamma, che cercava di dare amore a tutti i suoi tre figli in uguale misura. La madre di A. non si capacita per ciò che è successo e si dispera: ha visto uscire il figlio domenica mattina, nel pomeriggio si è trovata i carabinieri che perquisivano l'appartamento trovando le prove dell'omicidio.


I SOGNI
Anche avere dei desideri e alimentarli, qualche volta, per A. diventava difficile. O almeno così sembra. Poco più di un mese fa lo scriveva su Instagram. Sotto quelle foto che lo ritraevano con i muscoli dell'addome in bella vista. «La vita è bella. Bisogna combattere per volere ciò che si vuole..anche se spesso è meglio aspettare».

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E ancora: «Vorrei sentirti e solo chiederti..se mi stai pensando, perché io non smetto mai di farlo». Due giorni fa, ancora prima della confessione, o quando quel sedicenne aveva appena cominciato a parlare nella caserma dei carabinieri, qualcuno già sapeva, perché ha commentato da un profilo finto, con tanto di like a margine: «Monnezza, confessa e poi galera. Ti sacrifico io al male. Hai i giorni contati».

 

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