Chiara Gualzetti, il crollo del sedicenne: «Demoni e voci superiori, così l'ho uccisa»

Chiara Gualzetti, il crollo del sedicenne: «Demoni e voci superiori, così l'ho uccisa»
di Claudia Guasco
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Mercoledì 30 Giugno 2021, 06:18 - Ultimo aggiornamento: 13:29

dal nostro inviato
MONTEVEGLIO (Bologna) Dopo averla uccisa ha cercato di mettere più strada possibile tra sé e il cespuglio del parco dell'Abbazia in cui ha buttato Chiara. Ha mentito, ha depistato. Ha detto di aver cancellato per sbaglio le chat che scambiava con l'amica e che lei, domenica mattina, aveva appuntamento con una persona conosciuta sui social. Poi, quando ha capito che un pezzo dopo l'altro il muro di menzogne che aveva costruito stava crollando, ha confessato: «Sono uscito di casa con il coltello per ucciderla», ha ammesso A., sedicenne, accusato dell'omicidio premeditato di Chiara Gualzetti, che avrebbe compiuto tra poche settimane 16 anni.
«IMPULSI RABBIOSI»
Quello che racconta dopo, seduto per ore davanti al capo della procura dei minori Silvia Marzocchi, è una sorta di flusso di coscienza nel quale gli inquirenti stanno cercando di distinguere la menzogna dalla verità. È vero che ha colpito al petto e alla gola Chiara con un coltello da cucina, con cui si è presentato all'appuntamento. Più che confuso, spiegano gli investigatori, è al momento il movente.

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«Sento il demonio dentro di me che mi porta ad avere impulsi rabbiosi. Ho agito mosso da una spinta superiore, una voce interiore che mi ha detto di uccidere. Una presenza demoniaca che mi obbligava a compiere atti sempre più violenti verso le persone», è la sua prima spiegazione farneticante. Quanto ci sia di vero è ciò che i pm intendono verificare: «Certo ha una personalità particolare, faremo una perizia psichiatrica per accertare quanto ci sia di costruito in queste sue affermazioni». Dopo aver evocato i demoni, la deposizione di A. cambia direzione e si concentra su Chiara: «Diceva che voleva morire».

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Dalle chat scoperte dal padre della ragazzina e segnalate agli investigatori, alcune con toni minacciosi da parte dell'amico, emerge su tutti un messaggio di lei: «Mi uccidi tu o devo farlo io?». Ci sono diverse frasi come questa, gli inquirenti parlano di una «specie di depressione dell'adolescente, non si sa se fosse reale o un modo per attirare l'attenzione». Tra i due il rapporto era squilibrato, lei aveva una cotta per A. e lui la rifiutava. Lo ha messo a verbale il sedicenne e lo hanno confermato gli amici. Chiara ne soffriva, il ragazzo era insofferente. L'ultimo incontro di tre giorni fa assume una luce diversa, sembra un appuntamento normale ma ha tutta l'aria dell'ultimo chiarimento.

«È venuto a prenderla e sono saliti a casa insieme. Chiara ha detto: Dieci minuti e torno. Si è allontanata con il suo omicida e questo dimostra la fiducia che lei riponeva nelle persone: si è fidata di chi non doveva», riflette lo zio. Una telecamera di sicurezza li riprende mentre si incamminano insieme lungo la strada, duecento metri e una leggera salita separano l'abitazione intonacata di giallo della famiglia Gualzetti dalla collina di grano arso sotto l'Abbazia di Monteveglio. E' qui che, al secondo turno di ricerche, hanno trovato il corpo di Chiara. Nessun segno di colluttazione, dicono i primi rilievi, non ha avuto nemmeno il tempo di difendersi dalle coltellate di A. Che dice: «Ho fatto tutto da solo. Sono uscito da casa con l'intenzione di ucciderla». La massacra e se ne va, portandosi via il coltello. Quando all'ora di pranzo papà Vincenzo e mamma Giusi non vedono rientrare Chiara si allarmano e cominciano a chiamarla, ma il telefono è spento. A. lo ha portato a casa con sé, con l'intenzione di farlo sparire.

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MAGLIETTA SPORCA DI SANGUE
Un piano che fa acqua da tutte le parti perché mentre le squadre di soccorso organizzano le ricerche della ragazzina, i carabinieri della compagnia di Borgo Panigale guidati dal capitano Riccardo Angeletti scandagliano amicizie e conoscenze di Chiara. L'ultimo ad averla vista viva è A., che tenta di sviare le indagini riferendo di un incontro tra Chiara e una persona misteriosa. E quando gli chiedono di mostrare le chat Instagram scambiate tra loro risponde: «Le ho eliminate per errore».

 

Basta una perquisizione a casa per trovare il telefono della ragazzina, la maglietta e i pantaloni di A. sporchi di sangue di cui aveva intenzione di disfarsi e il coltello da cucina, l'arma che ha usato per massacrare Chiara, ripulito. Se il riferimento ai demoni è il delirante appiglio di un movente, l'organizzazione del delitto e le successive azioni per cancellare le prove secondo gli investigatori assumo la forma di un piano. La Procura chiederà la convalida del fermo e la custodia cautelare in carcere, contestando al ragazzo le aggravanti di aver ucciso una persona con meno di diciott'anni, la premeditazione e ravvisando il pericolo di fuga. I carabinieri di Borgo Panigale lo hanno fermato in strada a Bologna, «non stava tecnicamente scappando ma il rischio era concreto». Ora è nel carcere minorile, Tanja Franzoni, il suo avvocato, dice che «è molto scosso, deve ancora capire».

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