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Mollicone, i depistaggi di Mottola? «Sono stati errori, contro di loro campagna d'odio»

Serena Mollicone e Franco Mottola
di Alberto Simone
4 Minuti di Lettura
Giovedì 7 Luglio 2022, 07:23 - Ultimo aggiornamento: 07:55

«I Mottola sono innocenti ed estranei ai fatti dell'omicidio Mollicone. L'ex maresciallo non ha compiuto alcun depistaggio per deviare le indagini, sono stati semplici errori su cui si è generato un clima d'odio alimentato anche dai media».

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In Corte d'Assise, ieri, è stato il giorno delle difese dopo che la procura di Cassino lunedì ha chiesto la condanna a 30 anni per l'allora comandante della caserma di Arce, Franco Mottola, a 24 per il figlio Marco e a 21 per la moglie Anna Maria. Nella requisitoria, i giudici hanno chiesto anche una condanna a 15 anni per Vincenzo Quatrale, all'epoca vice maresciallo e accusato di concorso esterno in omicidio, e 4 anni per l'appuntato dei carabinieri Francesco Suprano a cui è contestato il favoreggiamento. Entrambi, secondo l'accusa, sapevano cosa era successo in caserma, ma decisero di non parlare. Sono stati proprio i legali di Quatrale e Mottola ad aprire ieri le arringhe difensive. Si proseguirà oggi e lunedì con Marco ed Anna Maria Mottola. Poi, venerdì 15 luglio, è attesa la sentenza.

I TABULATI TELEFONICI

Ieri nel Tribunale di Cassino è stato intanto il giorno di Franco Mottola. L'avvocato Enrico Meta nella sua arringa ha illustrato una serie di alibi che scagionerebbero il suo assistito. La difesa ha ripercorso l'intera giornata del 1° giugno 2001: «È stato un giorno assolutamente normale in casa Mottola, ci sono contatti telefonici che dimostrano che non c'è stata alcuna frenesia e quindi la possibilità che qualcosa si sia verificato all'interno della caserma».

Poi il legale di Franco Mottola ha indicato gli orari di una serie di tabulati telefonici su contatti avvenuti la sera del 1° giugno che dimostrerebbero come l'ex maresciallo non abbia avuto modo e tempo di impacchettare il cadavere di Serena e trasportarlo a Fonte Cupa che dista 9,8 km dalla caserma di Arce, percorribile in 15 minuti per tratta.

Dai tabulati risulta che Mottola avrebbe avuto poco più di 20 minuti a disposizione, quello è il tempo nel quale non intervengono telefonate in entrata e in uscita. Un tempo impossibile per compiere quell'operazione. «C'è da considerare - aggiunge l'avvocato Meta - che la sera del 1° giugno a Fontana Liri c'è la festa di Santa Barbara e come hanno detto i testimoni c'erano molte persone di Arce: c'era ogni sorta di controllo, insomma. Perché passare nel posto più affollato della zona che offre meno sicurezza?».

LE SVISTE INVESTIGATIVE

E le accuse di depistaggio? Secondo l'accusa l'ex maresciallo avrebbe creato ad arte quello per scambiare le ricerche di una Lancia Y e Y10, macchina usata dal figlio Marco. Il legale ha precisato che l'ex maresciallo si è limitato ad eseguire gli ordini dei superiori. «C'è stato da un lato il compimento di attività che in quanto attività lavorative possono andare incontro ad errore. Da un lato queste attività sono state viste come errori ed eventi naturalistici ai quali nessuno può sottrarsi, dall'altro sono state considerate invece come eventi di depistaggio, come dei reati. Questo non è assolutamente equo ma è stato considerato tale dalla Procura e a seguire dai media. Si è scatenata una campagna d'odio tanto che sui social i Mottola hanno dovuto ricevere ogni tipo di insulto.

GLI ALTRI IMPUTATI

Anche gli avvocati di Quatrale e Suprano hanno respinto le accuse. Il vice maresciallo è accusato di concorso in omicidio per aver falsificato gli ordini di servizio e dimostrare la sua presenza all'esterno della caserma dei carabinieri di Arce nelle ore in cui Serena veniva aggredita ed uccisa nella stazione. Secondo gli avvocati Francesco Candido e Paolo D'Arpino la Procura di Cassino non è riuscita ad accertare la falsità degli ordini di servizio. E' dimostrabile invece che Quatrale la mattina del 1 giugno 2001, in compagnia del compianto Santino Tuzi, abbia effettuato alcune notifiche a domicilio e, in particolare, Quatrale si sia recato all'ufficio postale di Colfelice per effettuare il pagamento di un bollettino.

Per gli avvocati di Suprano, Emiliano Germani e Cinzia Mancini, al contrario, le accuse di favoreggiamento sono infondate in quanto fu lo stesso appuntato, nel 2008, a mettere a disposizione dell'autorità giudiziaria la porta che si trovava nell'alloggio in uso della famiglia Mottola.
 

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