Omicidio Mollicone, l'esperta in aula: «Serena ha lottato prima di morire, colpita alla testa, poi soffocata»

Omicidio Mollicone, l'esperta in aula: «Serena ha lottato prima di morire, colpita alla testa, poi soffocata»
di Vincenzo Caramadre e Pierfederico Pernarella
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Venerdì 21 Gennaio 2022, 11:46 - Ultimo aggiornamento: 22 Gennaio, 09:28

Serena Mollicone è stata uccisa all'interno della caserma dei carabinieri, dove prima subì un'aggressione da cui provò a difendersi, poi una spinta le fece sbattere la testa contro una porta, forse perse conoscenza, ma morì soffocata a causa del sacchetto di plastica con cui venne ricoperto il capo.

I momenti chiave del delitto di Arce, avvenuto il 1° giugno del 2001, ieri sono stati ricostruiti in aula, davanti alla Corte d'Assise di Cassino, dalla professoressa Cristina Cattaneo, il patologo forense, direttrice del Labanof di Milano, che per un anno ha esaminato la salma di Serena riesumata nel marzo 2016. Accertamenti medico-legali riassunti in una relazione di 253 pagine che oggi rappresentano uno dei punti cardine del processo a carico dell'ex comandante dei carabinieri di Arce, Franco Mottola, del figlio Marco, della moglie Annamaria, del luogotenente Vincenzo Quatrale e dell'appuntato Francesco Suprano, accusato di favoreggiamento.

I segni di una colluttazione

La testimonianza della Cattaneo era uno dei momenti più attesi del processo sul giallo di Arce. Secondo la patologa, che si è occupata anche dei casi di Yara Gambirasio ed Elisa Claps, Serena, prima di essere stordita, avrebbe lottato per difendersi.

«Sul corpo ci sono segni di colluttazione» ha detto l'esperta. Ciò si desume dalle «tante contusioni» trovate soprattutto sulle gambe e su altre parti del corpo. Sarebbe stato proprio nel corso di questa colluttazione, presumibilmente avvenuta la mattina del 1° giugno 2001 tra le 11 e le 11:40, che la ragazza avrebbe sbattuto la testa contro la porta dell'alloggio di servizio della caserma in uso alla famiglia Mottola.

«Analizzando le fratture del cranio - ha spiegato la Cattaneo - è emerso che nessuna delle lesioni è scomposta, cosa che succede quando l'oggetto che ha provocato le fratture è una superficie piana grande. Inoltre tutte le fratture sono coerenti e possono essere state prodotte da un unico urto».

Il punto di rottura della porta si trova a 1,53 centimetri da terra e per la direttrice del Labanof è compatibile con l'altezza della vittima e le scarpe che indossava, anche se il punto esatto della frattura sono da valutare in base all'inclinazione

La morte per asfissia

L'urto contro la porta (che secondo la Procura sarebbe stato causato da una spinta di Marco Mottola, figlio dell'ex comandante di Arce), avrebbe provocato un trauma cranico e uno stordimento.
Ma Serena, è l'ipotesi della Cattaneo, sarebbe morta per soffocamento meccanico, a causa della busta di plastica con cui venne ricoperto il volto. Le tracce di asfissia, ha detto la Cattaneo, sono state trovate sia nell'area cardiaca che in quella cerebrale. «Sono stati riscontrati segni di agonia nella conformazione dell'encefalo, ma non c'erano contusioni encefaliche. I segni di agonia dipendono dalla mancanza d'aria, lo stesso per la componente asfittica sul cuore», ha spiegato la professoressa.

Esclusa la pista del pugno di Franco Mottola

E a proposito della rottura della porta, è stato che possa essere stata causata da un pugno sferrato dall'ex maresciallo Franco Mottola nel corso di un litigio con il figlio Marco, come sostenuto dalla difesa. Ad occuparsi di questo aspetto è stato il professor Remo Sala, docente del Politecnico di Milano. Sono stati eseguiti i calchi del pugno e della testa di Serena. La testa di Serena è stata ritenuta «ragionevolmente più simili alla lesione originale sulla porta».

Il pugno non avrebbe potuto produrre una rottura simile perché Franco Mottola avrebbe un difetto di chiusura e le nocche sarebbero state riconoscibili. Quanto alla compatibilità tra il buco nella porta e in generale un pugno, Cattaneo, invece, ha detto che «anatomicamente c'è una compatibilità minore ed è meno calzante del cranio di Serena Mollicone».
 

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