Serena Mollicone, oggi in aula l'esperta dei cold case che ha esaminato la salma riesumata

La professoressa Cristina Cattaneo, il patologo forense che si è occupato dei casi di Yara Gambirasio ed Elisa Claps, venerdì a Cassino

Cristina Cattaneo e Serena Mollicone
di Vincenzo Caramadre e Pierfederico Pernarella
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Mercoledì 19 Gennaio 2022, 12:14 - Ultimo aggiornamento: 21 Gennaio, 11:55

La professoressa Cristina Cattaneo, il patologo forense che si è occupato dei casi di Yara Gambirasio ed Elisa Claps, oggi venerdì  21 gennaio salirà sul banco dei testimoni nel processo per l'omicidio di Serena Mollicone.

Sarà uno degli snodi principali del dibattimento sul mistero di Arce. La Cattaneo ha svolto l'esame sulla salma riesumata della ragazza uccisa venti anni fa e le sue conclusioni ora rappresentano uno dei punti chiave della ricostruzione dell'accusa. Il suo apporto è stato determinante a dare una svolta all'inchiesta.

La svolta dopo la decisione del giudice Lanna

Nel 2016 le indagini erano finite su un binario morto. La Procura, in assenza di nuovi elementi, si era vista costretta ad alzare ancora una volta bandiera bianca. Quindici anni dopo, l'omicidio di Serena Mollicone rischiava di essere ricordato come un giallo irrisolto. Tutto cambia il 14 gennaio 2016. Quel giorno il gup del tribunale di Cassino, Angelo Valerio Lanna, deve decidere se accogliere la richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero Beatrice Siravo oppure dare retta al padre di Serena, Guglielmo Mollicone, e al suo legale, l'avvocato Dario De Santis, che al contrario chiedono di continuare ad indagare.

La decisione del giudice spiazza tutti e cambia il corso di un'inchiesta che mai come in quel momento sembrava segnata. Il giudice non solo chiede ulteriori approfondimenti sulla famiglia Mottola, la caserma e le rivelazioni del brigadiere suicida Santino Tuzi, ma suggerisce anche ulteriori accertamenti scientifici: test sul Dna e non solo.

«Forse non sarebbe nemmeno del tutto peregrina l'ipotesi di procedere ad una riesumazione della salma», scrive il giudice Lanna. No, l'ipotesi non era peregrina e lo spunto investigativo, mai prima di allora preso in considerazione, sarà uno dei punti di svolta dell'inchiesta. Un momento anche delicato sotto l'aspetto umano, soprattutto per papà Guglielmo che avrebbe dovuto fare i conti con la ferita ancora aperta di un genitore sopravvissuto alla figlia uccisa, senza sapere come e perché.

La riesumazione nel marzo 2016

La salma di Serena verrà riesumata a marzo del 2016 e ad occuparsi del suo esame sarà appunto la dottoressa Cattaneo. I cadaveri continuano a parlare anche a distanza di anni, come in quegli anni avevano dimostrato i casi di Yara Gambirasio ed Elisa Claps di cui la stessa Cattaneo si era occupata.
E il corpo di Serena, quindici anni dopo l'omicidio, dirà che la rottura della porta dell'alloggio di servizio della caserma di Arce in uso alla famiglia Mottola è compatibile con la frattura riscontrata sul cranio di Serena. Un punto chiave perché (insieme alle rivelazioni del brigadiere Santino Tuzi poi morto suicida e alle tracce di vernice bianca trovate nei capelli della ragazza) collega la morte della ragazza alla scena del delitto ipotizzata dall'accusa: la caserma dei carabinieri di Arce.

Gli organi spariti

La salma di Serena, sotto la lente della Cattaneo, dirà anche quello che non ha potuto più raccontare. Dirà ad esempio di tutti quegli accertamenti medico-legali che, scrive il patologo forense, non vennero effettuati all'epoca del ritrovamento del cadavere nel bosco ad Anitrella. Sviste che hanno avuto ripercussioni non trascurabili sulle indagini perché, tra le altre cose, non hanno permesso di individuare con certezza l'orario del decesso di Serena.

Nella sua relazione la Cattaneo certifica anche, per la prima volta nero su bianco, anche un'altra circostanza mai chiarita: la sparizione degli organi genitali e di altre lesioni. Un episodio che alimenta la fantasia dei dietrologi, non a torto considerando le peripezie del giallo di Arce, ma in questo caso non ci sarebbe stato alcun sabotaggio investigativo: i reperti stati distrutti perché, dopo la prima autopsia, sarebbero stati mal conservati.

Ora le conclusioni della Cattaneo dovranno passare al vaglio del processo, con l'esame dell'accusa e soprattutto il controesame della difesa della famiglia Mottola che, non a caso, ha sempre insistito sulla relazione della specialista medico-forense per sconfessare l'impianto accusatorio. 

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