Montecassino, ecco perché l'abate Ogliari è in corsa per la guida dell'Arcidiocesi di Torino

Montecassino, ecco perché l'abate Ogliari è in corsa per la guida dell'Arcidiocesi di Torino
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Sabato 29 Gennaio 2022, 10:08

Il giorno buono sarebbe oggi, secondo i bene informati. Qualcuno invece è convinto che potrebbe slittare ancora. Ma sarebbe solo questione di tempo per la nomina di Dom Donato Ogliari, abate di Montecassino, a nuovo arcivescovo metropolita di Torino. La notizia era attesa già ieri. Poi il Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede ha interrotto l'attesa. Nel calcolo delle probabilità, perché di probabilità stiamo parlando, l'arciabate ordinario dell'antico cenobio benedettino potrebbe essere scelto (non è escluso già oggi alle 12.00) da Papa Francesco successore di Cesare Nosiglia alla guida della diocesi di Torino.

Negli ultimi giorni, il nome di Ogliari rientra nella rosa dei papabili come candidato alla successione di Nosiglia, il quale lascia per sopraggiunti limiti di età. Tra i dieci favoriti sembra che la scelta di Papa Francesco potrebbe ricadere proprio sull'abate Ogliari, 66 anni, nato a Erba in diocesi di Como e arrivato a Montecassino dall'abbazia di Noci in Puglia nell'ottobre del 2014, a seguito delle dimissioni dell'abate dom Pietro Vittorelli e della conseguente unificazione delle parrocchie dell'ex abbazia Territoriale alla vicina Diocesi di Sora.

Nel trifoglio della scelta, oltre all'arciabate, spiccano l'arcivescovo di Ferrara Gian Carlo Perego e Francesco Patton, frate di Sant'Antonio e attuale custode di Terra Santa. Ma non sono esclusi colpi di scena dell'ultimo minuto. Se le voci di questi giorni dovessero avere conferma, per il 192esimo abate di Montecassino la nomina alla guida dell'Arcidiocesi di Torino è una promozione in una sede cardinalizia. E con la nomina Ogliari diventerà anche custode della Sacra Sindone.

L'operato apprezzato da Papa Francesco

Perché la scelta del Papa dovrebbe ricadere su un monaco benedettino? Sembra che il Pontefice abbia apprezzato il modo di guidare il monastero. Sobrietà e umiltà sono i tratti distintivi del ministero di dom Donato. In questi anni Ogliari è riuscito ad allontanare le nubi che offuscavano il monastero, dopo lo scandalo che l'ha travolto nel 2013, e a dare nuova vitalità.

Ma cosa lega Ogliari a Torino? L'abate ha maturato la sua vocazione nell'Istituto Missioni della Consolata di Torino, dove ha percorso l'iter formativo fino alla professione religiosa nel 1978. Ha studiato a Londra e in Belgio ed è stato ordinato sacerdote in Piemonte nel 1982. La svolta avviene nel 1987, quando lascia l'istituto Missioni della Consolata e chiede di entrare nell'abbazia di Praglia in provincia di Padova per intraprendere la vita monastica. Dal Veneto in Puglia a Noci. Qui, nel 1992, emette i voti solenni e diventa maestro dei novizi dal 1993 al 1999 e priore amministratore dal 2004 al 2006. Poi l'elezione ad abate. Nel 2014 è sempre Papa Francesco a nominare dom Donato abate di Montecassino.

La divisione mai digerita

Un possibile trasferimento a Torino apre il capitolo successione. L'abbazia si troverebbe nella situazione già verificatasi nel 2007 quando papa Benedetto XVI, a sorpresa, ha elevato ad arcivescovo di Gaeta l'allora abate di Montecassino Bernardo D'Onorio. In quell'occasione la comunità monastica, riunita nella Sala del Capitolo, ha votato il 191esimo abate dom Pietro Vittorelli. Quindici anni fa l'abate eletto era anche guida della Diocesi Territoriale. Nel 2014, a seguito delle vicende legate allo scandalo, il Papa ha avocato a sé la scelta dell'abate non facendo votare i monaci. E nominando, così, Ogliari alla guida dell'abbazia.

E sempre sette anni fa Papa Francesco, applicando il Motu Proprio, ha unificato i territori della Diocesi di Montecassino a quella di Sora, sotto la guida del vescovo Gerardo Antonazzo. Montecassino ha mantenuto la giurisdizione di Abbazia Territoriale alla sola chiesa Abbaziale e al Monastero mentre le chiese, ricadenti tra il Cassinate e l'alta provincia di Caserta, sono passate sotto la guida di Sora. Una scelta questa che la Terra di San Benedetto non ha mai digerito', rimarcando sempre il profondo e storico legame con il Monastero e la figura di san Benedetto, compatrono di Cassino.
 

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