Frosinone, condomini in guerra per una pallonata: prof condannato per aver fracassato il cranio al vicino

Frosinone, condomini in guerra per una pallonata: prof condannato per aver fracassato il cranio al vicino
di Pierfederico Pernarella
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Giovedì 8 Dicembre 2022, 09:27 - Ultimo aggiornamento: 15:45

Fracassò il cranio del vicino di casa, professore universitario (L.M., di 60 anni) di Frosinone condannato a tre anni e un mese per lesioni volontarie gravissime. L'aggressione, che risale al maggio del 2018, avvenne al culmine di una serie di dissapori nati tra i due condomini - lui un docente, l'altro un dirigente di azienda - per una pallonata scambiata tra i rispettivi figli.

I rapporti tra le famiglie si erano guastati ed ogni scusa era buona per litigare, tanto che ne erano scaturiti anche dei contenziosi condominiali finite in tribunale. Poi però l'epilogo violento.
Teatro della vicenda un palazzo di corso Lazio, nel capoluogo. È il mese di maggio di quattro anni fa e il dirigente d'azienda, come ogni mattina, sta uscendo di casa alle 5:30 per prendere il treno e recarsi a lavoro a Roma. Dal sesto piano ha preso l'ascensore e non può immaginare a cosa sta andando incontro. Arrivato al piano terra, non appena si apre la porta, si trova davanti di fronte il vicino di casa che, senza dirgli nulla, comincia a colpirlo violentemente alla testa. Il dirigente di azienda cade tramortito a terra, con la faccia ricoperta di sangue. Ha appena la forza di spingere il pulsante dell'ascensore per farsi riportare al piano del proprio appartamento. Nel frattempo le grida e il trambusto dell'aggressione hanno svegliato gli altri condomini. La moglie del dirigente di azienda scende allarmata e durante il tragitto incontra il professore universitario che risaliva. L'uomo la strattona per la maglia e l'ha avverte: «La prossima sei tu».

Nel frattempo il marito è tornato su e quando la donna lo vede ha accusa un malore: l'uomo è un maschera di sangue e l'ascensore è pieno di schizzi come se dentro si fosse consumata una mattanza. Nel giro di pochi minuti sul posto arrivano tre ambulanze: una per il dirigente d'azienda, l'altra per la moglie sotto choc e un'altra chiamata anche dal professore universitario. Ad avere la peggio è il dirigente d'azienda che è stato portato prima allo Spaziani di Frosinone e poi trasferito in un ospedale di Roma dove è stato sottoposto ad un intervento chirurgico per una ricostruzione maxillo facciale.

Scattano le denunce incrociate e finiscono a processo sia il professore universitario che il dirigente d'azienda. Il primo per lesioni gravissime aggravate, l'altro per lesioni perché il secondo lo avrebbe ferito ad una mano. Nel corso del dibattimento però è risultata fondamentale la testimonianza del funzionario della polizia scientifica che aveva svolto il sopralluogo nell'ascensore teatro dell'aggressione. L'agente in aula ha riferito che in base alla traiettoria degli schizzi di sangue si era trattato di un aggressione a freddo. Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna per entrambi (due anni per il docente, 8 mesi per l'altro), ma il giudice monocratico Doglietto ha assolto il primo (assistito dall'avvocato Nicola Ottaviani) perché il fatto non sussiste e ha condannato il professore universitario a tre anni e un mese con una provvisionale di 5.500 euro, oltre al risarcimento da stabilire in sede civile.

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