Finale playoff, le motivazioni
del Collegio di Garanzia del Coni:
possibili punti di penalizzazione

Mercoledì 12 Settembre 2018 di Maurizio Di Rienzo
Per i fatti accaduti al Benito Stirpe durante la finale playoff, si riavvolge il nastro e si ricomincia dall’inizio, ma questo già si sapeva. Non si conoscevano, invece, le motivazioni della decisione del Collegio di Garanzia del Coni che, nelle scorse settimane, aveva annullato la sentenza della Corte sportiva d’Appello la quale aveva “condannato” il Frosinone a giocare 2 gare ufficiali in campo neutro e a porte chiuse oltre all’ammenda di 25.000 euro. Adesso che sono state depositate le motivazioni, in casa giallazzurra non si dormono sonni tranquilli.

S’incrociano le dita e si aspetta la nuova sentenza che la Corte d’Appello di diversa composizione, dovrebbe emettere entro un paio di settimane. Secondo i giudici dell’organo collegiale del Coni, infatti, tra quello che hanno riportato nelle loro motivazioni i colleghi della CSA e la pena inflitta al club giallazzurro, non c’è congruità. Insomma, se i fatti accaduti durante la gara Frosinone-Palermo del 16 giugno scorso sono quelli riportati in decisione (palloni gettati sul terreno dalla panchina e dagli spalti), allora la “pena” è da ritenersi troppo lieve e, pertanto, va inasprita. Non a caso il Collegio di Garanzia non ha usato mezze misure e a conclusione delle motivazioni scrive: «Il rigore sanzionatorio doveva essere ancora più stringente...atteso che la posta in gioco non era una mera partita di campionato...quanto piuttosto una partita che valeva un intero campionato, ovviamente le sanzioni da applicare non possono essere inflitte su situazioni già cristallizzate, ma debbono essere scontate e inflitte nella stagione corrente».

Ed è questa considerazione che, evidentemente, preoccupa il club di via Marittima perché un ulteriore inasprimento delle sanzioni, significherebbe rendere ancora più tortuoso il cammino della squadra di Longo verso il traguardo della salvezza. Nei casi in cui viene contestata l’antisportività (tesserati che lanciano il pallone in campo), il Codice di Giustizia Sportiva prevede anche la “penalizzazione di punti in classifica in misura pari a quelli conquistati al termine della gara”. Per il Frosinone, quindi, sarebbero 3 avendo vinto con il Palermo. Peraltro, scrivono sempre i giudici del Coni “deve censurarsi anche il diniego fatto dalla CSA di acquisire le immagini della gara...Il fine principale da perseguirsi ....è quello di affermare sempre e con forza, i principi di lealtà, imparzialità e trasparenza”. In ultima analisi il Collegio di Garanzia pone l’accento sulla discrepanza tra le condotte dei frusinati, giudicate di “particolare tenuità” dal giudice sportivo e dalla Corte d’Appello, ma comunque ancora più duramente sanzionate dopo il ricorso del Frosinone, rigettato nel secondo grado di giudizio. Per i giudici del Coni , però, “la tenuità è totalmente assente”.

I fatti di quella sera non hanno inciso sul risultato finale e sul regolare svolgimento della partita, come d’altronde ha scritto nel suo referto l’arbitro La Penna. Tanto è vero che soltanto in una occasione il direttore di gara fermò il gioco per una trentina di secondi. A ingigantire gli episodi (ne accadono sui campi di tutto il mondo), comunque, all’epoca hanno sicuramente contribuito certi giornali e tv, alzando ad arte un inutile polverone. Mentre il Frosinone rimane in silenzio, sul sito ufficiale il Palermo, dopo essere tornato sui fatti del 16 giugno, conclude: «La Società sta valutando le opportune iniziative da assumere affinché i principi enunciati dal Collegio, trovino immediata risposta».
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