ROMA

Enrico Nicoletti, funerali in Ciociaria per il cassiere Banda della Magliana: molti amici giunti da Roma

Lunedì 7 Dicembre 2020 di Pierfederico Pernarella
Enrico Nicoletti, funerali in Ciociaria per il cassiere Banda della Magliana: molti amici giunti da Roma

Si era fatto una fama per gli sfarzi, il lusso ostentato, le ville principesche, ma per il suo ultimo viaggio, Enrico Nicoletti, il faccendiere romano ritenuto il cassiere della Banda della Magliana morto venerdì scorso all’età di 84 anni, è tornato alle sue origini paesane. Nella piccola chiesa di San Lorenzo, a Colli, frazione del Comune di Monte San Giovanni Campano, nel cuore della Ciociaria, ad una manciata di metri dalla casa di famiglia in cui nacque l’8 ottobre del 1936, oggi un rudere abbandonato, mezzo pericolante, confiscato come tutti i suoi beni.

Poco dopo le 15, seguito da una paio di berline, il carro funebre Maserati, è passato sotto i ponteggi arrugginiti che tengono in piedi l’ex casa di famiglia, su cui ancora campeggia l’insegna rossa, con la scritta “Alimentari”, della bottega dei genitori.

Ad attenderlo sulla piazzetta del piccolo borgo, davanti alla chiesa, oltre ai familiari e agli amici più stretti arrivati da Roma, tanti vecchi conoscenti del paese della famiglia Nicoletti, che non vedevano Enrico da tempo, ma si ricordano ancora di lui adolescente che giocava nel vicolo di San Lorenzo. «Pazziava per di qua fino ai 17 anni», dice uno.

In questi racconti non c’è traccia del Nicoletti poi noto alle cronache giudiziarie, il faccendiere vicino alla criminalità organizzata romana e poi a quella campana. Semmai di uno a cui il paesello stava stretto ed era partito per fare fortuna. E fortuna l'ha fatta. E si è saputo come. Ai giudici che gli chiedevano conto dei suoi ingenti patrimoni rispondeva tra il serio e lo scherno: «Sono nato miliardario». Ma di queste origini a Monte San Giovanni Campano non c'è stata mai traccia. 

Morto Enrico Nicoletti, cassiere della banda della Magliana (il Secco di Romanzo Criminale)

 

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Nel caseggiato in cui è crollato persino il tetto, rammenta una signora, un tempo c’era anche l’oratorio, la scuola, una cisterna dove andavamo a prendere l’acqua.

Il bene, dopo la confisca, non è stato mai assegnato a nessun ente. «Ora che è morto lui, lo demoliranno», dice Vittorio, elettrauto in pensione, che abita a pochi passi dall’ex casa della famiglia Nicoletti.

«Siamo cresciuti insieme – ricorda l’anziano - Poi lui se ne andò per fare il carabiniere, poco dopo si mise a fare altro. Iniziò a vendere auto e moto. Da lui comprai una Fiat 600. Era forte Enrico, aveva il fiuto per gli affari, ha fatto fortuna, ma anche una vitaccia. Ogni tanto leggevo che lo arrestavano. Ci devi nascere. È sempre stato legato al suo paese, fino a quando erano in vita i genitori, fino alla metà degli anni Ottanta, veniva regolarmente».

Col tempo le capatine in paese si sono fatte sempre meno frequenti, spesso per andare a trovare i genitori al cimitero, ma le radici con la sua terra sono rimaste sempre ben salde. E qui ha deciso di riposare in pace, anche se in paese per annunciare la cerimonia non sono stati affissi manifesti funebri. Un dettaglio che non è passato inosservato.

A dargli l’addio ci sono comunque un centinaio di persone, compresi gli agenti della Digos e del commissariato di polizia di Sora. Una presenza discreta, di prassi in questi casi, come il breve filmato registrato da un agente per riprendere i presenti.

All’arrivo del carro funebre i rintocchi delle campane hanno rotto il silenzio mentre la bara veniva portata in chiesa. All’ingresso un membro della famiglia ha selezionato gli ingressi riservati a familiari e amici più stretti, per garantire il distanziamento all’interno del piccolo di edificio di culto (al quale Nicoletti, raccontano in paese, era rimasto legato nel tempo), ma anche per tenere lontani i curiosi. «Quello è arrivato con il cannone del Gianicolo», ha apostrofato contrariata una parente alla vista di un fotoreporter. Uno dei pochi momenti in cui è stato il tradito fastidio per la stampa. Un altro fotografo è stato invitato dalla stessa polizia a non scattare foto e a fare riprese perché non gradite dalla famiglia.

Poi la cerimonia celebrata dal parroco, don Marco Meraviglia e accompagnata dai canti del coro. Alla fine della messa funebre un breve applauso, ripetuto all’uscita della bara portata sul carro funebre e portata nel vicino cimitero della frazione dove già si trovano i genitori e i fratello di Enrico Nicoletti.

Ultimo aggiornamento: 8 Dicembre, 20:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA