Industria in frenata. Intesa Sanpaolo: attendiamo stagnazione PIL

Giovedì 10 Ottobre 2019
(Teleborsa) - La produzione industriale è tornata a crescere moderatamente ad agosto, dopo il calo dei due mesi precedenti. Il dato è migliore delle attese.

Paolo Mameli, senior economist Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo, ha commentato il dato ricordando che "i rischi sul fronte domestico sono in diminuzione, ma le incertezze sullo scenario internazionale non accennano a diminuire." e quindi "stimiamo una stagnazione del PIL (nella migliore delle ipotesi) nella seconda metà del 2019, dopo il marginale incremento visto nel primo semestre".

In media d'anno, prosegue Mameli, riteniamo che il PIL italiano possa risultare piatto nel 2019 e tornare a una crescita solo moderata nel 2020 (0,3%). Le nostre previsioni, precisa Mameli, sono meno ottimistiche di quelle inserite dal governo nel quadro programmatico della Nota di aggiornamento al DEF.

La produzione industriale è tornata a crescere ad agosto di +0,3% m/m, dopo il calo dei due mesi precedenti (-0,3% a giugno e -0,8% a luglio, quest'ultimo rivisto al ribasso di un decimo). Il dato è migliore delle attese di consenso, che puntavano su un rimbalzo più contenuto (+0,1% m/m), ed esattamente in linea con la nostra stima, afferma. La tendenza annua tuttavia non solo è rimasta in territorio negativo per il sesto mese consecutivo (e per il nono mese negli ultimi dodici), ma è peggiorata ulteriormente a -1,8% da -0,7% precedente (sui dati corretti per gli effetti di calendario): si tratta di un minimo quest'anno.

Il recupero su base congiunturale è dovuto ai beni di consumo e ai beni strumentali (+0,3% e +0,4% m/m, rispettivamente), a fronte di cali per i beni intermedi e l'energia (-0,5% e -0,9% m/m). In termini tendenziali, spicca la forte contrazione sia per i beni strumentali che per quelli intermedi (-4,9% e -3,1% a/a, rispettivamente). L'unico macro-gruppo in crescita sia nel mese che sull'anno è quello dei beni di consumo durevoli (+1% m/m, +5,9% a/a). La performance a livello settoriale è assai variegata. Su base annua, nel manifatturiero, sono trainanti il farmaceutico (+6,6%), le altre industrie manifatturiere (+6,1%) e il comparto del legno, carta e stampa (+5,5%). Viceversa, si registrano ampie flessioni per il tessile (-11,3%), la metallurgia (-8,8%), i mezzi di trasporto (-6,9%), le apparecchiature elettriche (-6%) e la meccanica (-5,1%).

Nonostante il rimbalzo di agosto, la produzione industriale è in rotta per un altro calo nel trimestre estivo (a meno di un improbabile balzo a settembre), di -0,5% t/t dopo il -0,7% t/t dei mesi primaverili. Ciò è coerente con un altro contributo negativo dell'industria in senso stretto al valore aggiunto, simile a quello del trimestre precedente (-0,1% t/t).

In prospettiva, le indagini di fiducia nel settore restano molto deboli. A settembre, l'indice di produzione dell'indagine PMI è tornato a calare a 48,3, dopo essere salito nei due mesi precedenti (fino a 49,3 ad agosto). Nell'indagine Istat il saldo dei giudizi sui livelli produttivi è peggiorato da -9 a -12,8, e quello sulle aspettative di produzione a 3 mesi da 4,9 a 3,7. L'industria resta colpita da uno shock idiosincratico su scala mondiale, mentre l'espansione nei servizi non è sufficientemente forte da più che compensare la debolezza nel manifatturiero impedendo una sostanziale stagnazione dell'attività economica.

I rischi sul fronte domestico sono in diminuzione, visto il miglioramento delle prospettive per la stabilità politica e il quadro fiscale, e conseguentemente delle condizioni finanziarie. Tuttavia, le incertezze sullo scenario internazionale, alle quali l'industria è particolarmente esposta, non accennano a diminuire. Anzi l'escalation sul fronte della guerra tariffaria e la spada di Damocle di Brexit potrebbero determinare una nuova contrazione dell'attività industriale a livello globale nei prossimi mesi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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