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Gas, stoccaggi obbligatori e ipotesi razionamenti: il piano Cingolani contro lo stop dalla Russia

Gli operatori dovranno assicurare scorte adeguate per tutto l’inverno

Gas, stoccaggi obbligatori e ipotesi razionamenti: il piano Cingolani contro lo stop dalla Russia
di Roberta Amoruso e Andrea Bassi
5 Minuti di Lettura
Domenica 19 Giugno 2022, 00:00 - Ultimo aggiornamento: 15:25

I razionamenti si avvicinano. Tagli ai consumi di gas e di energia elettrica. Tra due giorni il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, farà una prima valutazione. E deciderà i passi da compiere. Intanto sale l’allarme stoccaggi. L’amministratore delegato dell’Eni Claudio Descalzi, ha ribadito che è necessario arrivare all’80% entro ottobre. In questo momento, ha detto, non c’è un problema di domanda, anche se ha poi sottolineato che serviranno «probabilmente restrizioni». Ma il gas che non mettiamo negli stoccaggi italiani, finisce in quelli di Germania e Austria. Gli incentivi dati agli operatori per convincerli a mettere metano in cascina per l’inverno non bastano. E con il taglio secco del gas da Mosca è arrivata l’ora di forzare la mano alle società del settore, con un sistema di obblighi e garanzie che le costringano a riempire le riserve. Una mossa che si ispira anche al modello, da fare per decreto entro fine mese, per evitare di rimanere al freddo o senza luce. Bisogna correre. Le riserve di gas accantonate finora (10,5 miliardi di metri cubi compresa la parte “strategica”) non coprono nemmeno metà stagione invernale. Ma c’è un fronte parallelo sul quale si sta muovendo il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani: recuperare più gas da tutti i Paesi disponibili a fornirlo, dall’Africa per esempio, e in particolare dall’Algeria. Si tratta di accelerare per esempio il piano già previsto nell’accordo tra Eni e Sonatrach. L’intesa di aprile prevede circa 3 miliardi di metri cubi in più di gas subito, altri 6 nel 2023 per arrivare a 9 miliardi nel 2024. Accelerare la tabella di marcia è tra le leve inserite nell’accordo. Servirebbero almeno 6 miliardi di metri cubi entro l’anno, a fronte dei 7 miliardi che mancano da stoccare entro ottobre.

LE GARANZIE
Sono dunque sul tavolo i «due o tre piani di riserva» annunciati dal Ministero della Transizione ecologica per affrontare il taglio del gas di Putin. Il ministro Cingolani si prenderà tempo fino a martedì, mercoledì al massimo, per valutare i contorni delle misure da attuare per mettere in sicurezza il prossimo inverno. Il piano è pronto da tempo. Cingolani non ha nemmeno bisogno di dichiarare lo stato di emergenza per attuarlo. Non appena scoppiata la guerra in Ucraina, con un decreto si è fatto assegnare il potere di disporre immediatamente le misure di razionamento necessarie. Le frecce all’arco sono molte. Dallo spegnimento delle centrali a gas, sostituendole con il carbone, al riempimento fino al massimo volume di tutti i “tubi” alternativi al Tag russo che passa per il Tarvisio, fino ai tagli ai consumi di imprese e famiglie. «La situazione è ancora sotto controllo, abbiamo gli stoccaggi al 54%», ha fatto sapere il ministro. Eppure dopo il monitoraggio degli ultimi giorni Cingolani non ha nascosto una certa irritazione per i ritardi nelle operazioni di riempimento nonostante il doppio sistema di incentivi (un premio di 5 euro per megawattora e un contratto per differenza a due vie che copre una parte delle perdite). Di qui la strigliata ai cosiddetti “shipper” e “trader”, un centinaio di società in tutto, tra cui Enel, Eni ed Edison, riuniti giovedì scorso per rimproverare chi non sta provvedendo a riempire gli stoccaggi, nonostante le accorate sollecitazioni del governo. O chi ha preferito esportare, seppure virtualmente, centinaia di milioni di metri cubi di gas pur di guadagnare dai rialzi delle quotazioni. Speculazioni non più tollerabili in tempi di emergenza.

I FLUSSI
Secondo i dati della piattaforma Gie-Agsi l’Italia si trova 8 punti percentuali sotto i livelli dello stesso mese dell’anno scorso (circa il 63%) e molto lontana dal 90% da raggiungere entro ottobre. La Germania, rimasta sempre indietro al nostro Paese, ha ingranato la marcia. A giugno ha sfiorato il 57% di stoccaggi e sta iniettando come ha fatto ieri quantità giornaliere triple rispetto a quelle italiane. Eppure anche per i tedeschi stoccare il gas ai prezzi attuali (124 euro per megawattora) significa spendere oltre sei volte il conto di un anno fa. Un rischio che vale almeno 10 miliardi di euro per le quantità necessarie all’Italia. E allora perché la Germania riesce lo stesso a correre e noi freniamo? Perché dopo l’esperienza dell’anno scorso, quando Berlino si è trovata con un deficit di scorte a causa delle inefficienze di Astora, controllata da Gazprom (ora nazionalizzata), il governo tedesco ha fatto scattare il riempimento forzato delle riserve di gas. Il sistema di Berlino prevede una sorta di acquirente unico di ultima istanza, che copre il rischio perdita degli operatori. Un modello a cui l’Italia potrebbe guardare. Del resto le scorte sono cruciali per coprire nei giorni freddi dell’inverno le punte di domanda. Meno d’estate, stagione fondamentale per mettere il gas da parte. Ieri Gazprom ha comunicato per la giornata l’erogazione di volumi di gas in linea con quanto consegnato negli ultimi giorni. Venerdì, a fronte di una richiesta giornaliera di gas da parte di Eni pari a circa 63 milioni di metri cubi, Gazprom ha fornito solo il 50% di quanto richiesto. I flussi dalla Russia sono dimezzati. E potrebbe essere solo l’inizio. 
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