Patuanelli: credito di imposta fino al 50% per acquisto beni 4.0. Recovery, Gualtieri: non ci sarà blocco. Il webinar Obbligati a crescere

Patuanelli: credito di imposta fino al 50% per acquisto beni 4.0. Recovery, Gualtieri: non ci sarà blocco. Il webinar Obbligati a crescere
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Giovedì 3 Dicembre 2020, 13:36 - Ultimo aggiornamento: 4 Dicembre, 00:35

Obbligati a Crescere. I nuovi confini dell’economia è il titolo del webinar andato in streaming oggi sulle testate del gruppo Caltagirone Editore (Messaggero, Mattino, Gazzettino, Corriere Adriatico, Quotidiano di Puglia). Deglobalizzazione, scenari energetici e innovazione, l’impatto della pandemia e le prospettive di ripresa al centro della discussione con una certezza: l’imperativo “obbligati a crescere” non è mai stato tanto attuale. Si è parlato anche dei cambiamenti in atto nelle economie internazionali, e in quella nazionale, e nei diversi settori produttivi e finanziari e del rinnovamento necessario in vista degli obiettivi di sostenibilità del Green Deal e di sviluppo dell’Economia Circolare. 

Il primo intervento è stato del ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, che ha iniziato parlando degli aiuti dell'Ue per fronteggiare la pandemia. Gualtieri ha definito il veto di Ungheria e Polonia sul varo del Recovery fund «incomprensibile, sbagliato e improprio» e ha auspicato che possa essere superato. I due paesi, ha continuato Gualtieri, «non potranno bloccare il varo di un programma straordinario che beneficia tutta l'Europa». «Siamo alla vigilia di un passaggio delicato e importante, ma sono fiducioso che il 2021 sarà un anno storico», ha aggiunto. «Sono fiducioso che anche questo passaggio delicato e difficile sarà superato», ha poi assicurato il ministro parlando del Mes, il fondo Salva stati su cui in Italia continua a esserci una forte opposizione di una parte della maggioranza e dell'opposizione.

«Sono fiducioso - ha sottolineato - che dopo un approfondito esame, l'Italia farà la sua parte. Se da una parte stigmatizziamo il veto improprio di un paio di Paesi» sul Recovery fund, «sarebbe davvero paradossale che fosse l'Italia a fare la stessa cosa». «Il testo è quasi pronto, lo vedrete a breve e lo potrete commentare», ha poi affermato il ministro dell'Economia, parlando dei progetti da finanziare con il Recovery fund. «Stiamo lavorando e a breve ci sarà questo emendamento alla manovra per costruire la governance che è un requisito del Recovery», ha aggiunto. «Sono affascinato da questo dibattito senza che sia stato presentato un testo da commentare. Un dibattito basato su ricostruzioni e retroscena che guardiamo con un certo divertimento». «C'è un'interlocuzione molto stretta con la Commissione europea, il piano è una cosa piuttosto voluminosa», ha continuato Gualtieri, escludendo rimpasti nel governo.

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Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, si è concentrato su come dovranno essere speis i soldi in arrivo dell'Ue. Secondo Messina è necessario focalizzare gli interventi «su poche cose» che consentano di «accelerare la crescita». Oltre che su green e digitale gli sforzi, ha detto ancora Messina, vanno diretti sulle infrastrutture, «che generano subito ripartenza del pil» e sulla formazione. Il capo di Intesa Sanpaolo ha poi sottolineato che «oggi è indispensabile fare debito, si sta facendo in tutto il mondo» ma che il debito va accompagnato con la crescita altrimenti rischia di non essere sostenibile e «saranno necessarie manovra sul risparmio degli italiani». «Le risorse del Recovery fund devono servire per far ripartire l'economia reale e bisogna fare poche cose, non interventi a pioggia», ha ribadito Messina.

 

Il manager ha poi parlato anche di aggregazioni bancarie. «Credo che oggi ci sia la consapevolezza che bisogna accelerare, ci sono diversi soggetti sul mercato che possono combinarsi tra di loro. Credo che sia indispensabile che questo accada il prima possibile, perché quando ci sarà il round dei consolidamenti europei il nostro paese dovrà disporre di due-tre gruppi bancari forti che potranno posizionarsi in Europa come leader per favorire l'Italia nel contesto europeo». 

Anche l'amministratore delegato dell'Eni, Claudio Descalzi, ha parlato degli aiuti in arrivo dall'Europa. «I fondi del Recovery fund sono un'occasione unica. Penso che avere dei fondi non basta, bisogna avere dei progetti maturi, progetti prioritari per il Paese che bisogna avere la capacità di sviluppare» evitando «scelte ideologiche ed essendo pragmatici». Essenziale, ha aggiunto, è avere «la capacità sul territorio di sviluppare» i progetti e «avere consenso». «Bisogna avere anche le norme per accompagnare e sviluppare nuovi prodotti verdi, blu, bio. Il fondo è importante, deve arrivare e penso che arriverà, ma deve passare per progettualità e competenze per applicare le cose». 

Il manager ha poi sottolineato l'importanza dell'economia circolare, determinante per ridurre la dipendenza dell'Italia dall'importazione di gas e petrolio. «L'economia circolare ci dà un'autonomia energetica e ci rende anche più puliti. I fondi sono importanti ma ci vogliono progetti e persone competenti», ha aggiunto.

Lucia Aleotti, azionista e componente del cda di Menarini, ha sottolineato la crescita del comparto farmaceutico in Italia e ha chiesto attenzione per le politiche che possano incentivare il settore. Aleotti ha sottolineato che l'Italia, con 32 miliardi di farmaci prodotti in Italia ogni anno ed esportati per l'80%, ha ormai superato la Germania. «Dobbiamo avere tutta quella filiera che trasforma l'idea in un farmaco. Vi ricordate in piena pandemia il blocco di dispositivi, mascherine, ai confini del nostro Paese che non arrivavano. Questo non si è verificato per i farmaci perché abbiamo una struttura produttiva importante in Italia che è stata in grado di fornire i pazienti italiani», ha detto ancora Aleotti.

Parlando di Menarini poi Aleotti ha detto: «Avevamo un obiettivo che era l'entrata negli Usa e in pieno lockdown abbiamo completato l'acquisiziuone di un'azienda Usa, quotata al Nasdaq con un investimento di circa 600 milioni. Abbiamo continuato la nostra espansione all'estero ma sempre, come fa un'azienda italiana con azionisti italiani, abbiamo guardato al momento di crisi del Paese ed abbiamo deciso di localizzare in Italia uno stabilimento con un investimento di oltre 150 milioni che darà lavoro a circa 500 persone. E siamo entrati in alcuni bei progetti per il Covid». 

«Noi abbiamo una agenzia europea del farmaco che ci darà assoluta certezza sull'efficacia dei vaccini - ha rilevato ancora Aleotti rispondendo a una domanda sui vaccini -. È al lavoro, sta lavorando sul primo e avrà i dati del secondo a breve. Pensiamo che nelle primissime settimane di gennaio avremo luce verde sui vaccini».  «Poi è competenza dello Stato creare un meccanismo perché il prima possibile arrivi il vaccino ai cittadini italiani», ha aggiunto.

Giuseppe Castagna, amministratore delegato di Banco Bpm, riprendendo le parole di Messina ha detto di essere favorevole alle aggregazioni nel settore bancario e che l'istituto è pronto a fare un'altra operazione e creare i presupposti per far nascere tre gruppi bancari italiani in grado di partecipare a un consolidamento europeo. Una operazione di consolidamento sarebbe importante, ha aggiunto, «per l'efficientamento della banca, per dare una spinta alla digitalizzazione e per offrire servizi migliori».

Alessandra Losito, managing director per l'Italia di Pictet Wealth Management, ha osservato come ci siano settori e paesi in crescita e altri in grande calo. La pandemia, ha detto, ha generato una discesa e un recupero non omogeneo tra paesi e tra settori di attività.

Stefano Donnarumma, amministratore delegato di Terna, ha esordito dicendo che «l'Italia non è assolutamente in una brutta posizione nel settore energetico e ha una grande opportunità di perseguire e raggiungere gli obiettivi. C'è un piano nazionale integrato per l'energia e il clima che prevede al 2030 il raggiungimento del 55% di energia prodotta da rinnovabili». Donnarumma ha quindi puntualizzato che il target per essere raggiunto richiede di colmare un gap, per esempio per gli impianti fotovoltaici, di 30 gigawatt di installazioni, quindi sostanzialmente di triplicare il numero nell'arco di un decennio. Secondo il manager è possibile «ma serve uno snellimento e una accelerazione in termini autorizzativi». Fra gli obiettivi in campo energetico, ricordati da Donnarumma, c'è anche il superamento delle centrali a carbone che va di pari passo, ha spiegato, con le interconnessioni, come quelli con le isole. «Quindi ad esempio - ha continuato - uno dei progetti più importanti del nostro piano industriale, il Tirreniam Link, e cioè il collegamento della Campania con la Sicilia e della Sicilia con la Sardegna, che renderebbe più sicura l'alimentazione elettrica e il trasferimento dell'energia tra le isole e il continente». Un progetto che contibuisce anche al superamento del carbone.

Donnarumma si è poi soffermato sul futuro delle auto elettriche. «Chi acquista oggi un'auto elettrica fa bene ed è un pioniere, anche se oggi non c'è un contesto che complessivamente porta a uno sviluppo sul veicolo elettrico. Ma ci sarà. È una necessità che sarà anche una opportunità per lo sviluppo intelligente della rete elettrica. I veicoli elettrici circoleranno maggiormente nei centri urbani e lo sviluppo delle colonnine si può fare, ma è necessario adeguare la rete. È possibile, ma ci sono dei limiti sull'impatto che si avranno sulle città. Si dovrà studiare come garantire il picco di assorbimento con lo sviluppo della rete intelligente che preveda accumuli localizzati».

Il presidente della regione Veneto, Luca Zaia, ha parlato della tempesta di Vaia, che si è abbattutta sulle Dolomiti alla fine dell'ottobre 2018 e del riutilizzo del legno degli alberi distrutti in una logica di economia circolare. Le raffiche di vento fino a quasi 200 km orari avevano provocato l'abbattimento di circa 2 milioni e 700 mila metri cubi di alberi, di cui finora, ha detto Zaia, «1,7 milioni ha avuto il ripristino». Il governatore ha evidenziato di aver avviato anche il ripristino dei Serrai di Sottoguda (Belluno), nell'area della Marmolada, «letteralmente devastato» dal fenomeno meteorologico. Si tratta di un cantiere importante «che contiamo di ultimare nel giro di un anno», ha aggiunto. 

Emilio Petrone, amministratore delegato di Sisalpay, ha parlato della necessità di procedere con lo sviluppo digitale e il cashless ma ha spiegato che questo deve andare «di pari passo» con il canale dei negozi fisici. «Il consumatore italiano - ha sottolineato - è ibrido, usa il digitale ma continua ad amare anche andare nel punto vendita, in particolare nei bar e nei tabacchi» dove prende il cappuccino ma usa anche i nostri servizi.

Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, concludendo il webinar ha parlato dei fondi europei. «Non esiste solo il Next generation Eu, esistono anche le risorse proprie della legge di bilancio e le programmazioni Ue diverse» dal Recovery. «Gli strumenti sono diversi e tutti devono essere messi in campo per rafforzare la resilienza dei settori produttivi», ha continuato parlando del rifinanziamento del superbonus al 110% e del piano Transizione 4.0, fondamentali per il rilancio dopo la crisi. «La certezza è uno degli strumenti da dare agli imprenditori per investire. Entrambe le misure - ha aggiunto - hanno la necessità di uno sviluppo temporale certo».

«Il superbonus del 110% e Transizione 4.0 sono i due pilastri di questa fase, sono strumenti che toccano rispettivamente un settore che dal 2008 non è mai riuscito a riprendersi e l'altro sfrutta la grande capacità innovativa delle nostre imprese», ha affermato ancora il ministro. «Transizione 4.0 ha un impatto 23,8 miliardi si sviluppa dal 16 novembre di quest'anno fino a investimenti fatti e saldati a giugno 2023, quindi è triennale», ha aggiunto Patuanelli.

Il titolare dello Sviluppo ha poi spiegato che il piano Transizione 4.0, inserito nella manovra, prevede «aliquote di detrazione che arrivano fino al 50% per tutti i beni propriamente 4.0», cioè gli investimenti finalizzati all’innovazione, sottolineando che la misura darà un «vero shock» alla ripresa. A questo si somma anche «uno strumento fortissimo per la piccola impresa che fattura meno di 5 milioni di euro, ovvero un credito di imposta anche sui beni non 4.0 elevato dal 6% al 10%, che non solo può essere ricevuto in un'unica annualità ma anche nell'anno dell'investimento». Una misura che di fatto, secondo il ministro, si traduce in uno sconto fiscale del 10% per le aziende.

«Dobbiamo andare dalle imprese a raccontare le possibilità di Industria 4.0 su come investire. Ci sono 23,8 miliardi da utilizzare. Dobbiamo far conoscere questo strumento anche al più piccolo imprenditore. Chiedo l'aiuto a Bonomi su questo per andare da tutti gli imprenditori a raccontare cosa possono fare - ha insistito Patuanelli -. L'ho proposto a Bonomi qualche giorno fa in una trasmissione televisiva e ho avuto la sua disponibilità: credo sia necessario farlo. Da gennaio in poi lo faremo, compatibilmente con la situazione sanitaria e le restrizioni agli spostamenti».

«I rapporti con tutti i corpi intermedi, dal primo giorno del mio mandato, ho cercato di impostarli sempre con chiarezza e consapevolezza dei ruoli. Cerco di confrontarmi sempre con i corpi intermedi, con la parti sociali e datoriali, ascoltando le esigenze. Dopodiché le scelte sono in capo al governo. Credo che sul 4.0 le scelte sono state assolutamente in linea con le richieste Confindustria e delle associazioni», ha detto ancora il ministro, rispondendo indirettamente a Bonomi che ha oggi giudicato inaccettabile non coinvolgere le imprese.

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