Obbligati a crescere - Tra dubbi e speranze, si torna alla normalità. Bassetti: «Pillola Covid per i fragili, ma non sostituirà il vaccino»

Obbligati a crescere - Tra dubbi e speranze, si torna alla normalità. Bassetti: «Pillola Covid per i fragili, ma non sostituirà il vaccino»
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Giovedì 11 Novembre 2021, 12:26 - Ultimo aggiornamento: 19:00

"Obbligati a Crescere - Tra dubbi e speranze, si torna alla normalità" è il titolo del webinar in streaming oggi dalle 9:30 sulle testate del gruppo Caltagirone Editore (Messaggero, Mattino, Gazzettino, Corriere Adriatico, Quotidiano di Puglia).

Il Covid-19 non appartiene ancora al passato, ma ad un quotidiano in cui possiamo ritornare ai piaceri della vita e ad occuparci del nostro benessere a tutto tondo. Ne parliamo con Claudia Felici, Matteo Bassetti, Piero Maccarinelli, Daniele Pitteri, Andrea Occhipinti, Barbara Di Giacinto, Nicoletta Romanazzi, Valter Di Salvo, Antonio Moschetta, Maria Grazia Cucinotta, Francesco Paolantoni, Sara Melotti, Danila De Stefano. Moderano Maria Latella, Carla Massi e Alessandra Spinelli.

Il webinar in diretta

Claudia Felici (medico di famiglia): «Abbiamo tutti gli strumenti per gestire semplicemente entrambe le vaccinazioni. Il ministero, con l'Aifa, ha stabilito che la vaccinazione antinfluenzale e quella anti-Covid possono essere somministrate insieme. Questo rende più semplice la somministrazione in teoria. Per noi è stata una grande novità, piuttosto complessa da gestire nella realtà. Incoraggiamo la vaccinazione antinfluenzale, così come la terza dose anti-Covid. La vaccinazione antinfluenzale nella maggior parte delle Regioni avviene dal medico di famiglia. A un medico di base non vengono fornite più di 2-3 flaconi di Pfizer o Moderna, mentre abbiamo molte più dosi di antinfluenzale».

«L'influenza l'anno scorso è passata quasi inosservata. In questa stagione la situazione non sembra essere così. Osserviamo tante forme di tipo influenzale o respiratorio, ci aspettiamo un aumento della circolazione dell'influenza. Sia perché abbiamo ridotto le misure di distanziamento, sia perché il virus trova più spazio perché tante persone sono più disposte ad averlo perché non l'hanno contratto l'anno scorso». 

«Fermo restando che le due vaccinazioni possono essere fatte insieme, ma se una persona ha la scadenza del vaccino Covid a dicembre-gennaio, io consiglio comunque di fare adesso la vaccinazione antinfluenzale. A chi è molto vicino alla scadenza del vaccino anti-Covid, io consiglio di fare subito la terza dose. Al centro-sud l'epidemia di influenza si manifesta intorno a dicembre».

«Se compare la febbre la prima regola è stare a casa. Poi contattare il proprio medico e valutare insieme il da farsi. Prendere dei farmaci sintomatici che possano controllare il malessere generale. E poi sottoporsi a un tampone, sebbene il Covid non si presenti solo con la febbre. Dobbiamo essere molto attenti e prudenti. Rimanere a casa e non andare a lavorare se non si sta bene».

«Molte Regioni hanno attivato servizi per le persone sole, che non hanno nessuno che possa aiutarli a fare un tampone. Il sistema della tamponatura consente al singolo di recarsi al drive-in se ha una macchina, ma il problema esiste. Il medico di famiglia spesso fa un po' da ponte con in servizi a disposizione dei pazienti».

«Gli antibiotici non sono indicati nelle forme virali. Si usano solo se compare un batterio. L'antibiotico non è la terapia della febbre e non è neanche la terapia del Covid e dell'influenza. Per le infezioni respiratorie è invece importante concludere il ciclo di antibiotici e non interromperlo. L'Italia ha purtroppo qualche primato sull'antibiotico-resistenza». 

«Bere tanta acqua in caso di febbre: l'idratazione è fondamentale. E poi alimentazione semplice, facilmente digeribile e di facile preparazione. La spremuta d'arancia è un elemento eccellente per chi la tollera».

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Matteo Bassetti MD PhD (Professore Ordinario di Malattie Infettive, Dipartimento di Scienze della Salute, Università degli Studi di Genova): «Sapevamo che avremmo avuto una ripresa dei casi e la aspettavamo prima, fra la terza e la quarta settimana di ottobre. E' arrivata dopo perché da una parte abbiamo una buona barriera di protezione e dall'altra abbiamo un clima che ci ha consentito di stare più fuori che dentro. La situazione rimane tutto sommato governabile dal punto di vista ospedaliero. Non siamo di fronte a reparti non in grado di riecevere pazienti. Ci sono paesi come la Germania messi peggio di noi. Il virus circola, ma non mette in crisi il sistema sanitario».

«Per avere un farmaco efficace per l'Hiv ci sono voluti 20 anni. Qui ci abbiamo messo poco più di un anno. La ricerca ci ha dato questo farmaco da utilizzarsi per la cura Covid, le pastiglie molnupiravir e quella Pfizer, che assomiglia molto a quella dell'Hiv. Pastiglie da usarsi a casa che inibiscono la replicazione del virus e che possono fare da scudo. Attenzione però: non devono minimamente sostituire i vaccini. Abbiamo i monoclonali che stimolano il sistema immunitario e gli antivirali come il molnupiravir, che hanno un effetto antibiotico».

«Non sarà una terapia per tutti, anche per una questione di costi. Un ragazzo in salute farà le cure che abbiamo sempre fatto. Con soggetti immunocompromessi (leucemia, malattia autoimmune, Hiv, chi fa la dialisi, chi ha subito trapiant), o che hanno particolari fattori di rischio (obesi, malattie respiratorie, malattie cardiache) la pillola è consigliabile».

«La pillola è un inibitore della replicazione virale. Il virus per farci male ha bisogno di "fare dei figli", la pillola blocca la riproduzione. Lo inibisce facendolo replicare in maniera sbagliata, rendendolo più debole. L'assunzioen della pillola dura 5 giorni, compresse due volte a giorno. Si può fare a casa, è una terapia semplice. Mi auguro che l'Italia non arrivi per ultima, come accaduto sui monoclonali».

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Piero Maccarinelli (Direttore Artistico Teatro Il Parioli): «Nel futuro del teatro Parioli vedo una grande ripresa. Abbiamo un programma con 8 spettacoli molto appetibili al grande pubblico, ma anche una piccola rassegna parallela dedicata alle nuove generazioni. I giovani devono conquistare visibilità, devono conquistare il pubblico. E poi vorremmo aprire una scuola di lettura, per capire come si legge un testo prima di interpretarlo».

«Gli altri paesi hanno una lingua estremamente riconoscibile per tutte le generazioni e le estrazioni sociali. L'italiano invece è una lingua convenzionale, infatti i più grandi autori si sono espressi in dialetto. Milano non ha questo problema però: lì si è fatto sistema. Da qualche anno a questa parte, l'assessore eroga contributi in maniera sistematica su base di progetti seri e strutturati. A Roma questo non è mai stato fatto, c'è sempre stata una guerra fra sale, questo ha portato a una frammentazione del pubblico che non sa riconoscersi nelle sale. Questo ha portato a una minore frequentazione dei ragazzi». 

Daniele Pitteri (AD Musica per Roma): «Il futuro per noi sta cominciando in questi giorni. Ad ottobre c'è stata la Festa del Cinema che ha portato tanta gente qui a vedere film. A novembre abbiamo cominciato con uno spettacolo dedicato agli operatori sanitari. Si prospetta una stagione eccezionale per la musica, tornano in tour tutti i nomi dello scenario internazionale. Stiamo facendo una programmazione molto intensa, abbiamo tutto il 2022 pieno. Lous Tomlinson è già tutto esaurito, due date all'aperto, oltre 10mila biglietti venduti in due ore. Avremo Ben Harper, che ritorna a Roam dopo tanti anni ad agosto 2022. E poi Fiorella Mannoia, Paolo Conte, tanti grandi ritorni. E poi avremo un grande lavoro di produzione, Nicola Piovani è artista residente da noi. L'Auditorium è un posto molto importante per Roma, ma è anche il più grando luogo di spettacolo d'Europa».

«Lo scorso anno noi siamo stati l'unica struttura che ha prodotto nonostante fossimo chiusi, diffondendo gli spettacoli online in streaming. La piattaforma online ci ha dimostrato che abbiamo un pubblico molto diverso rispetto a quello che viene in presenza. Abbiamo venduto tantissimi biglietti per le lezioni di storia e letteratura, ad esempio».

«I luoghi di cultura devono essere dei luoghi di accoglienza e cura. Chi va in sala deve sentirsi a proprio agio e sentirsi il vero protagonista. La nostra mission è mettere al centro del nostro lavoro l'attenzione per lo spettatore. Non basta che sia musica per avere cultura o arte, serve ache qualità». 

Andrea Occhipinti (Produttore cinematografico, fondatore della Lucky Red): «La produzione cinematografica a Roma non si è mai fermata, anzi era un trend già in crescita. Le piattaforme e le televisioni hanno aumentato la domanda. E l'Italia è stato uno dei primi Paesi a mettere su dei protocolli anti-Covid sul set efficaci. Il settore della produzione è in crescita in tutti gli ambiti. La distribuzione ha avuto qualche problema in più, ma stiamo pian piano riscoprendo la magia della sala cinematografica. C'è bisogno di condivisione ora».

«Adesso i film restano più tempo in sala, perché se uno esce lo fa per vedere qualcosa di davvero speciale. Abbiamo una tale offerta a casa on demand, che ci vuole qualcosa fuori dall'ordinario. Abbiamo avuto offerte incredibili per far uscire Freaks Out in streaming, ma noi abbiamo deciso di mandarlo in sala. Sta andando molto bene, è secondo in classfica dopo il film Marvel. C'è uno straordinario passaparola, è una rappresentazione di quello che l'Italia riesce a produrre: affonda nella nostra tradizione, ma comunica benissimo ai giovani. Un prodotto di cui dobbiamo essere orgogliosi».

«C'è una grande tradizione a Roma nel cinema. C'è stato un momento in cui eravamo un po' monocorde, ora c'è molta più varietà d'offerta: siamo tornati a produrre film di ogni genere. C'è una crescente domanda di girare in studi, Cinecittà è sempre piena».

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Barbara Di Giacinto (Direttore Sanitario Istituto di Medicina dello Sport di Sport e Salute): «Noi paradossalmente, in questo anno e mezzo di pandemia in cui abbiamo avuto tante chiusure, abbiamo avuto le Olimpiadi e Paralimpiadi migliori di sempre. La preparazione per Tokyo è stata molto faticosa: gli atleti hanno dovuto combattere innanzitutto con un anno in più, ma anche con l'incertezza di come allenarsi. Molti in quei due mesi di lockdown si sono allenati a casa. La ripresa è stata più facile per l'atletica leggera e non è un caso che 5 medaglie d'oro sono arrivate da lì, un risultato eccezionale. Questo è un esempio per tutti, se ce l'hanno fatta loro ce la possiamo fare anche noi nel nostro piccolo. Durante il lockdown c'è stata polemica, molti non erano d'accordo che la gente potesse uscire per andare a correre: io invece dico che l'attività fisica ha effetti benefici per tutto il nostro organismo».

«Dobbiamo cambiare il nostro stile di vita, è fondamentale per migliorare tutto il nostro sistema. L'esercizio fisico è come una medicina, perché ci aiuta a prevenire le malattie o curarle quando si sono manifestate. Questo stimola a cambiare il proprio stile di vita. Molti giovani, anche sui 40 anni, iniziano ad avere ipertensione: con l'attività fisica si può sostituire la terapia, almeno inizialmente si può tamponare. Questo dà uno scatto nelle vite delle persone».

Valter Di Salvo (Responsabile Area Performance e Ricerca FIGC): «In Italia spesso sottovalutiamo quanto sia importante l'attività fisica. Anche prima della scuola, migliora le capacità di apprendimento. Tutti i ragazzi che seguono un'attività competitiva hanno dei benefici nell'attività professionale: è una connessione fortissima. Non bisogna essere atleti professionisti, ma chi fa sport e si allena con regolarità accresce fattori per diventare giornalisti, ingegneri, architetti. La formazione dei nostri ragazzi nel futuro passa da qui».

«Ci sono alcuni principi fondamentali. Bisogna spingere i nostri ragazzi a uscire dalla comfort zone, quando accresci le esperienze ti arricchisci e hai più soluzioni. Il focus positivo, dobbiamo valorizzare quello che i ragazzi sanno fare, non quello che non sanno fare. Tirate fuori gli aspetti positivi: bisogna partire dalla presa di coscienza di se stessi, non solo dai difetti, ma anche dai punti di forza».

Nicoletta Romanazzi (Mental coach): «Con lo scoppio della pandemia e il lockdown, i ragazzi già qualificati alle Olimpiadi - come quelli del karate - hanno sentito molto il peso di non potersi allenare. Con loro abbiamo fatto un lavoro di focalizzazione: di solito ci focalizziamo sul problema, che però crea uno stato d'animo negativo. Noi abbiamo cominciato invece a farci delle domande positive: cosa possiamo imparare da questo periodo? Attraverso queste domande sono riusciti a scoprire qualcosa di più profondo. Noi dobbiamo chiederci: cosa voglio adesso? Che cosa posso fare? Cominciare a farsi delle domande che orientino la mente a cercare delle soluzioni che siano utili per noi. Dobbiamo spingerci fuori dalla nostra zona di comfort. Piccoli passi quotidiani che ci spingano fuori».

«La mente si può allenare. Nasciamo, ma nessuno ci insegna come funziona la nostra mente. Possiamo allenare lo stato di massima concentrazione ad esempio. E' uno stato in cui entriamo naturalmente, ma non sappiamo come. Respirare bene è fondamentale, crescendo disimpariamo a farlo. Un mental coach è l'allenatore mentale: lavora sul presente per raggiungere sul futuro che si vuole. Uno psicoterapeuta lavora sul passato, cercando cause profonde. Il mental coach non interviene in situazione di patologia o di disagio profondo».

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Antonio Moschetta (MD PhD Ricercatore AIRC e Professore Ordinario di Medicina Interna, Università di Bari): «Noi studiamo la benzina che il cancro utilizza per crescere dentro di noi a velocità diverse. Non esistono nutrienti che possano curare o causare il tumore, ma esiste un errore che rende il nostro organismo più suscettibile di prendere il cancro: sedentarietà e orari sbagliati possono generare un ambiente infiammatorio più favorevole al cancro. Anche la nutrizione va guidata. Il girovita è un metro importante per capire se stiamo bene. La prevenzione è fondamentale, perché possiamo intervenire in tempo sui tumori. Ascoltiamo il nostro corpo: bisogna controllare l'aumento dell'indice glicemico».

«Un'alimentazione adeguata aiuta a curare meglio. A nessuno venga in mente di dire che il cambio dell'alimentazione sia un qualcosa che porta tristezza, la dieta mediterranea combinata e contaminata con altre cucine stimola il gusto ed è salutare. Oggi arriviamo a un 60% di cura del cancro: grazie alle nuove terapie e allo screening, ma anche alla cura del nostro corpo riusciamo a guarire di più».

Maria Grazia Cucinotta (Testimonial KOMEN): «C'è stato un rallentamento nella prevenzione perché la genta aveva paura dei contagi, ma anche perché i centri Covid hanno preso il posto di altri reparti. La Komen non si è fermata però. Quest'anno siamo partiti con una race in rosa, per incentivare la prevenzione e dare corggio a chi combatte. La salute va messa come priorità, basta un'ora per salvarci la vita».

«Io ho avuto la fortuna di avere una mamma guarita da un tumore che ci ha trasmesso l'importanza della prevenzione, è rispetto per la vita. Ho imparato il valore della vita. Diamo tutto per scontato, ci sentiamo dei supereroi, ma non è così: dobbiamo mantenere la vita sana, dobbiamo aiutarci a rispettare la vita. Importante è fare gruppo: con le amiche ci diamo appuntamento e andiamo a controllarci tutte insieme, sappiamo che siamo lì per la vita». 

Francesco Paolantoni: «Con un po' di ironia e un po' di leggerezza possono passare messaggi importanti. I maschietti hanno un'incapacità totale, mentre le femminucce sono più pronte ad affrontare questi argomenti. L'uomo ha questo fantasma dell'impotenza, bisogna affrontarlo con leggerezza, giocando. Quando si può ancora giocare, perché in un secondo momento diventa un fatto serio. Si può affrontare questa cosa in maniera molto leggera, ma bisogna farlo e comunicarlo anche agli altri».

«Anche il partner ha il suo ruolo nel far capire all'uomo che la prevenzione è importante. Il problema in fondo non è solo di lui, ma anche di lei: il problema va affrontato insieme. L'argomento è spinoso per l'uomo, la prostata sembra quasi un attacco alla virilità talvolta».

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Sara Melotti (Travel Blogger): «Viaggiare è molto più complicato in questo periodo dal punto di vista burocratico. C'è poi il fattore paura: tante persone hanno paura a spostarsi dall'Italia, pensando a tutto il peggio che potrebbe accadere».

«La moda e la pubblicità hanno perpetuato un'immagine di donna irreale. Ora con i social questo si è amplificato, il senso di inadeguatezza è cresciuto nelle ragazze. Quello che vediamo sui social è uno standard di vita irreale, dei ritagli perfetti delle vite delle persone. Il mio obiettivo è far capire alle persone che quello che vedono non è la realtà. Viaggiare e uscire dalla propria comfort zone non è pericoloso, la gente lì fuori è per lo più buona: il viaggio è una terapia per superare i propri limiti».

Danila De Stefano (CEO & Founder Unobravo): «Siamo partiti prima della pandemia, cercando di sostenere le persone che hanno difficoltà ad accedere alla psicoterapia. Noi siamo passati da questo obiettivo, all'essere travolti dalla pandemia. Questo ci ha fatto crescere molto velocemente. La pandemia ha scatenato paure nuove, ma ha anche amplificato qualcosa che c'era già prima. La psicologia online riesce a replicare dietro uno schermo quello che accade sul lettino. La piattaforma Unobravo ha sviluppato uno strumento per individuare lo psicologo ideale per ogni utente. Il nostro obiettivo è dare una terapia che sia veramente efficace in base a quelle che sono le necessità individuali».

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