Polizia e militari, tutti gli aumenti del nuovo contratto

Venerdì 11 Agosto 2017 di Luca Cifoni
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Aumenti medi di 102 euro per Corpi di polizia e Forze armate e di 84,5 per i Vigili del fuoco. Che diventano rispettivamente 208 e 267,5 includendo oltre al contratto vero e proprio i benefici che derivano dal riordino delle carriere. Sulla base degli stanziamenti già in bilancio e di quelli annunciati, queste sono le cifre in gioco per il settore della sicurezza all’inizio della stagione dei rinnovi contrattuali. In realtà - in termini strettamente tecnici - il personale di questo settore non è contrattualizzato come lo sono ad esempio i ministeriali o i dipendenti della sanità o della scuola; la procedura che porterà agli incrementi retributivi è comunque piuttosto simile, salvo il fatto di non concludersi con la firma di un contratto ma con una disposizione legislativa che recepisce i contenuti dell’intesa.

IL RIFERIMENTO
Dunque anche per la sicurezza, (comparto nel quale lavorano quasi cinquecentomila persone) il punto di riferimento è il protocollo del 30 novembre 2016 firmato da governo e sindacati, che prevedeva un incremento retributivo mensile medio (lordo) «non inferiore a 85 euro». Rispetto a questo obiettivo, le risorse già rese disponibili con la legge di Stabilità del 2016 e quella di Bilancio del 2017 permettono di arrivare più o meno a metà strada: in base a quanto previsto nel Decreto del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) dello scorso febbraio gli aumenti sono crescenti nei tre anni (rispettivamente +0,36%, +1,09% e +1,45% rispetto al monte salari 2015). Applicando queste percentuali alle retribuzioni medie si arriverebbe nel 2018 ad una maggiorazione intorno ai 40 euro (un po’ di più per i corpi di polizia e un po’ di meno per i vigili del fuoco). Serviranno i nuovi stanziamenti della prossima legge di Bilancio per arrivare al +3,4 per cento, che consente di sfiorare gli 85 euro per i pompieri e di andare oltre i 100 per gli altri lavoratori della sicurezza. Poi entrano in gioco gli altri provvedimenti relativi al settore. Si tratta degli 80 euro per la sicurezza, che a differenza del credito di imposta riconosciuto alla generalità dei lavoratori dipendenti a medio e basso reddito (comprese le stesse forze dell’ordine) consistono in una voce ad hoc dello stipendio, esentasse e non utili ai fini della pensione; e dello stanziamento finalizzato all’annoso tema del riordino della carriere, che vale dal 2008 circa 1 miliardo, a cui si aggiungono 100 milioni destinati specificamente ai Vigili del fuoco. Questi ultimi avranno con questa voce un incremento più vistoso, 183 euro medie mensili nel 2018 che corrispondono a un +6,1 per cento. Per gli altri l’aumento medio mensile sarà di 106 euro (+3,3 per cento). In totale si arriva quindi rispettivamente a incrementi medi mensili di 267,5 e 208 euro

IL NODO
Sempre con il Dpcm di febbraio è stato sciolto il nodo relativo agli 80 euro specifici per il personale della sicurezza. Una voce in qualche modo straordinaria che ora però sarà inglobata nella retribuzione e produrrà quindi anche contributi ai fini previdenziali. Il meccanismo sui cui si lavora prevede però il mantenimento di questa somma al suo valore netto per i ruoli base (agenti e truppa in servizio permanente effettivo) attraverso l’esenzione fiscale del trattamento accessorio. Un accorgimento ad hoc che si aggiunge a quello messo a punto per la generalità dei lavoratori dipendenti, per evitare che l’incremento economico contrattuale intacchi il beneficio degli altri 80 euro, il credito d’imposta sull’Irpef che si esaurisce ad un livello di reddito di 26 mila euro annui.

Ultimo aggiornamento: 13 Agosto, 00:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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