Mulgan al convegno del Messaggero: «Internet, il modello di business non reggerà»

Giovedì 12 Aprile 2018 di Andrea Bassi
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Detta da lui va presa sul serio. Geoff Mulgan il suo sguardo lo ha sempre proiettato sul futuro. Il ceo di National Endowment for Science, Technology and the Arts (Nesta), la Fondazione senza scopo di lucro, è all'avanguardia nella promozione dell'innovazione in campo sociale. Ieri aprendo, e poi tirando le somme del convegno «Le parole del futuro», organizzato da Il Messaggero, il futurologo e politologo inglese ha spiegato che «business model come quello di Facebook, basato sulla vendita dei dati personali, in futuro saranno insostenibili».

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Lo scandalo di Cambridge Analytica è il Dieselgate di Mark Zuckerberg. C'è un prima e c'è un dopo, e il dopo non sarà come il prima. «Un effetto interessante della vicenda», ha spiegato Mulgan, «è che il possesso dei dati è diventato un tema sui cui riflettere, fino a sei mesi fa la maggior parte della gente non ci pensava». Quasi divertito Mulgan, riferendosi alla chiamata davanti al Senato americano del numero uno di Facebook, ha sottolineato come Zuckerberg abbia detto «che la gente possiede i propri dati, ma non lo pensava per niente».

Mulgan ha spiegato che «il valore dei dati aumenta di molto se è possibile collegare più set di dati, ma ciò aumenta anche i rischi e pertanto si andrà verso una regolamentazione più rigida sui dati» delle persone, anche «per permetterne una condivisione più ampia». Nonostante l'incidente di Facebook, Mulgan resta un grande ottimista sull'impatto che in futuro le tecnologie avranno sulla vita degli uomini.

In questo la pensa diversamente da persone come il grande fisico, scomparso di recente, Stephen Hawking, secondo cui l'intelligenza artificiale potrebbe distruggere la nostra specie, o come Elon Musk, l'imprenditore delle auto elettriche Tesla e dei viaggi spaziali di Space X, secondo cui invece dagli algoritmi nascerà un «dittatore immortale». Per Mulgan esiste un modo per evitare questi rischi: quello di coniugare l'intelligenza artificiale all'intelligenza collettiva. Di cosa si tratta? «L'intelligenza artificiale», ha spiegato Mulgan, «ha un potenziale incredibile. Ma da sola, senza l'elemento umano», è la sua tesi, «rischia di trasformarsi in un disastro».

Per questo, ha detto ancora, «la sfida nei prossimi anni è come coniugare l'intelligenza digitale delle macchine con l'intelligenza collettiva della società, con le idee, la saggezza e le osservazioni di milioni di persone». Questo, ha detto il futurologo, sta già avvenendo «a piccoli passi». Un esempio di questa combinazione tra intelligenza collettiva e artificiale è Wikipedia, ma anche Google Maps è stata costruita grazie a delle competenze diffuse.

UNA NUOVA DISCIPLINA
Ma gli esempi sono molteplici. Da Duolingo per imparare le lingue, a Metasub, la mappatura dei batteri nelle metropolitane sparse nel mondo. Quello di cui c'è bisogno, insomma, è la nascita di una nuova disciplina che metta insieme l'intelligenza artificiale e quella collettiva. Una disciplina che Mulgan ha ribattezzato «Intelligence design», una progettazione dell'intelligenza che permetta di «amplificare il meglio della nostra umanità». Il mondo, del resto, si sta muovendo a passi rapidissimi verso l'intelligenza artificiale.

«C'è una competizione globale straordinaria sull'innovazione tecnologica», ha spiegato Mulgan, «e il numero di persone impiegate, ad esempio, nell'intelligenza artificiale, è in costante aumento». Il dibattito su questi temi, ha detto ancora il futurologo, va allargato e va plasmato. «Il Messaggero», è l'esempio fatto da Mulgan, «è stato fondato qualche anno prima della prima automobile: da lì in poi è stato tutto un perfezionamento e un test, e nessuno avrebbe potuto immaginare che l'auto sarebbe stata per tutti. Il digitale è molto simile: dobbiamo fare molto per evitare i lati negativi e accentuare quelli buoni».

Ultimo aggiornamento: 13 Aprile, 15:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA