Mulgan a convegno Messaggero: «La sfida è coniugare l'intelligenza ​collettiva e quella digitale»

Innovazione e tecnologia sono sempre più presenti nella nostra vita e dobbiamo essere in grado di comprenderne il potenziale ed anticipare i cambiamenti per esserene protagonisti. All'Auditorium il ciclo di incontri del Messaggero "Le parole del futuro" in occasione dei 140 anni del giornale: si è parlato di applicazione dell'Internet of Things, Big data, tecnologia e finanza e medicina di precisione con l'intervento introduttivo del direttore del Messaggero Virman Cusenza e la moderazione di Duilio Gianmaria.

«L'intelligenza collettiva può cambiare il nostro mondo», ha dichiarato Geoff Mulgan, ad di Nesta. «L'innnovazione nel Regno Unito è già arrivata nel settore bancario, con una maggiore trasparenza - ha spiegato - Da Wikipedia alle comunità scientifiche, esistono molti progetti in cui milioni di persone collaborano per analizzare i fenomeni. Al momento vengono costruiti tanti strumenti di intelligenza artificiale e miliardi vengono investiti dalla Cina agli Usa al Regno Unito all'Italia ma il rischio è che potremmo finire con l'avere tanti apparecchi smart che nella realtà non sono integrati col nostro modo di vivere, che non sfruttano in pieno l'intelligenza umana e pertanto non renderanno migliore la nostra vita». Pertanto «la sfida nei prossimi anni è come coniugare l'intelligenza digitale delle macchine con l'intelligenza collettiva della società, con le idee, la saggezza e le osservazioni di milioni di persone, ha sottolineato Mulgan, spiegando che ciò sta avvenendo »a piccoli passi»

 


«Abbiamo bisogno di una nuova disciplina, un nuovo modo di vedere il mondo. Credo che l'intelligenza artificiale abbia un potenziale incredibile. Ma da sola, senza l'elemento umano, rischia di trasformarsi in un disastro», ha aggiunto. «C'è una competizione globale straordinaria sull'innovazione tecnologica e il numero di persone impiegate, ad esempio, nell'intelligenza artificiale, è in costante aumento», ha poi detto. «Il Messaggero è stato fondato qualche anno prima della prima automobile: da lì in poi è stato tutto un perfezionamento e un test, e nessuno avrebbe potuto immaginare che l'auto sarebbe stata per tutti. Il digitale è molto simile: dobbiamo fare molto per evitare i lati negativi e accentuare i buoni». 

Mario di Mauro, Chief Strategy, Innovation & Quality di Tim, ha invece affrontato il tema dell'Internet delle cose, facendo l'esempio delle Smart City: «Aiutano i cittadini ad avere una maggiore qualità della vita e del tempo libero. Vale per la protezione dal crimine, per i pompieri, per la mobilità: si risparmiano 15 giorni all'anno del nostro tempo. Non dobbiamo avere paura delle nuove tecnologie. Dobbiamo colmare dei divari, delle lacune che abbiamo sulle competenze digitali, sulla formazione, sull'utilizzo di internet ma colmate queste lacune sicuramente le tecnologie porteranno grandi opportunità per lavorare in aziende più interessanti, per vivere in città più sostenibili con una migliore qualità dell'ambiente, maggiore sicurezza, porteranno ad un nuovo modo di fare industria, più sicuro per le persone, più competitivo per le nostre imprese. A tutto questo guardano le tecnologie dell'internet delle cose». 

«Sono convinto che la rivoluzione tecnologica abbia stravolto anche il sistema di pensiero», ha spiegato Alessandro Toscano, prorettore per innovazione e trasferimento tecnologico dell'Università di Roma Tre. «La tecnologia intesa come sviluppo tecnologico ha imposto un nuovo modo, metodo, di pensare, di produrre cultura, radicalmente diverso da quello proprio della tradizione filosofica prima, e scientifica dopo». 

«La capacità di ogni consumatore di potersi in linea teorica di poter valutare i propri consumi elettrici, è un aspetto su cui investiamo molto. Una maggiore efficienza del consumi energetici è un tema su cui stiamo lavorando», ha sottolineato Alessandro Lanza, del cda di Enea. Parlando di numeri «quest'anno abbiamo fatto 18 miliardi di transazioni», ha annunciato Roberto Saracino, senior vice president CTO di Lottomatica. «E' necessario liberare i dati - ha continuato Lanza - dobbiamo renderli accessibili e fruibili da tutti».

«Il digitale porta efficienza, semplificazione. Ovviamente c'è più tracciabilità del dato. In Italia siamo 24esimi in Europa per i pagamenti digitali», ha sottolineato Valeria Portale, direttrice dell'Osservatorio Mobile Payment&Commerce del Politecnico di Milano. 
 

«Noi di Poste stiamo facendo un percorso per dare ai nostri clienti la possibilità di interagire non fisicamente, ma attraverso il web e le app», ha spiegato Marco Siracusano, direttore Pagamenti, Mobile e Digital di Poste Italiane. «Oggi 16 milioni di clienti utilizzano le nostre app. Innovazione vuol dire velocità. Il 25% dell' e-commerce in Italia è fatto con una carta postepay e Poste è leader nel mondo dei pagamenti».

«Grazie alle nuove tecnologie stiamo arrivando al concetto di medicina di precisione - ha spiegato Andrea Ardizzoni, professore di oncologia medica all'Università di Bologna - Un grosso cambiamento è arrivato quando si è stati in grado di decodificare il genoma umano. Ma un tumore, per esempio, cambia continuamente: ci servono nuove tecnologie che ci consentano di monitorarne l'evoluzione». 



 

 
Martedì 10 Aprile 2018 - Ultimo aggiornamento: 12-04-2018 08:45

© RIPRODUZIONE RISERVATA

COMMENTA LA NOTIZIA
2 di 2 commenti presenti
2018-04-11 17:45:32
Il futuro, il digitale, l'intelligenza artificiale... Poi c'è la realta' delle TELCO italiane che sono allo sbando piu' totale. Sono quasi 4 mesi che sono senza telefono per un errore tecnico fatto da uno delle piu' grandi e l'ex monopolista di stato non è in grado di risolvere il problema. Una disorganizzazione totale e una inefficienza che ha dell'incredibile
2018-04-11 16:41:47
L'internet delle cose ci fa risparmiare tempo(?) Il problema è proprio questo perché con più tempo a disposizione si commettono più caxxate.
QUICKMAP