Intelligenza collettiva, la rivoluzione è iniziata: il convegno del Messaggero per i suoi 140 anni

Giovedì 12 Aprile 2018 di Andrea Andrei
Mentre Mark Zuckerberg ieri veniva bersagliato dalle domande dei membri del Congresso americano, affrontando in prima persona quella che potrebbe essere solo la prima delle conseguenze dello scandalo Datagate, il mondo continuava a produrre una quantità di dati sempre maggiore. Nomi, messaggi, foto, gusti, tragitti, parametri vitali che immessi più o meno consapevolmente in Rete vanno ad ampliare a dismisura quell'universo parallelo che sono i cosiddetti Big Data. Proprio questi ultimi sono una delle Parole del futuro che ieri a Roma sono state al centro del primo di un ciclo di incontri su tecnologia e innovazione organizzati dal Messaggero per celebrare il 140esimo anniversario della sua fondazione.

Nella cornice dell'Ara Pacis, si sono dati appuntamento studiosi, esperti, accademici, giornalisti e dirigenti del mondo delle aziende, per confrontarsi sui temi legati al progresso tecnologico che oggi caratterizzano praticamente ogni ambito, dalla finanza alla medicina, passando per l'industria e la gestione delle infrastrutture. E tra quelle parole, che hanno caratterizzato i quattro dibattiti che si sono tenuti con diversi ospiti nel corso del pomeriggio, a risaltare in maniera particolare è stata l'espressione intelligenza collettiva, anche grazie all'intervento di Geoff Mulgan, il più illustre pioniere britannico dell'innovazione in campo sociale e politico (è stato consulente di Tony Blair e dal 2011 è ceo dell'agenzia Nesta). Il concetto è semplice nella sua enorme complessità: «Unendo le nostre conoscenze possiamo dare vita a strumenti estremamente utili - ha spiegato Mulgan - Pensate a Google Maps: è solo un assaggio di ciò che l'intelligenza condivisa può fare».

I DIBATTITI
Sul palco, moderati dal giornalista Duilio Giammaria, si sono alternati docenti universitari e manager, che si sono confrontati a coppie su diversi temi: Mario Di Mauro (direttore Strategie, Innovazione e Qualità di Tim), insieme al prorettore all'innovazione dell'università Roma Tre, Alessandro Toscano, hanno parlato di Internet delle cose e delle sue più varie applicazioni; il Cto di Lottomatica, Roberto Saracino, si è confrontato con Alessandro Lanza di Enea sulla gestione dei dati e sulla necessità di salvaguardare la privacy degli utenti; il direttore Pagamenti, Mobile e Digital di Poste Italiane, Marco Siracusano, ha dialogato con Valeria Portale degli Osservatori del Politecnico di Milano, che ha presentato un rapporto sui pagamenti digitali. A chiudere la conferenza, Nicolò Manaresi (fondatore e cso di Menarini Silicon Biosystems) e il professore di Oncologia dell'università di Bologna, Andrea Ardizzoni, che hanno spiegato l'importanza delle nuove tecnologie sulle frontiere della medicina di precisione diretta alla cura del cancro.

LE RIFLESSIONI
Grandi opportunità che l'innovazione innegabilmente offre, ma che necessariamente vanno considerate anche alla luce dei limiti che bisogna porre e degli interrogativi ai quali non ci si può sottrarre, come ha sottolineato nel suo intervento iniziale il direttore del Messaggero, Virman Cusenza: «L'immagine più emblematica di tutto questo è proprio quella di Zuckerberg, seduto in audizione alla Camera degli Stati Uniti». Tematiche che i media hanno il dovere di affrontare, e che saranno il cuore di un nuovo incontro organizzato nell'ambito del ciclo proposto dal quotidiano e programmato per il 5 giugno. In quel caso al centro del dibattito ci sarà la sostenibilità. © RIPRODUZIONE RISERVATA