L'agricoltura si è messa già in circolo: in Italia la percentuale più alta di giovani impiegati in Europa

Mercoledì 30 Ottobre 2019 di Carlo Ottaviano
L'agricoltura si è messa già in circolo
«E ora il modello 21. Un leggero chiffon appena appena crespato in seta naturale, colorato con scarti di ortaggio: il viola da foglie di carciofo e il rosso dal cavolo». No, non è una frase inventata, ma sentita davvero qualche settimana fa durante Paesaggi da indossare, sfilata di moda organizzata dalla Cia Agricoltori Italiani, che ha addirittura registrato il marchio Agritessuti. La filiera del tessile Made in Italy 100% ecosostenibile, con tessuti naturali (lino, canapa, gelso da seta) e tinture green, secondo le stime Cia, coinvolge circa duemila aziende, per un fatturato di quasi 30 milioni di euro. Tante le case history presentate durante la sfilata etica di abiti da sera e prêt-à-porter realizzati in stoffe bio e colorati con ortaggi, frutta, radici, foglie e fiori.

«Una sfida dice Dino Scanavino, presidente di Cia - che risponde prima di tutto alle richieste dei consumatori: la domanda di capi sostenibili in Italia, è cresciuta in pochi anni del 78% e oggi il 55% degli utenti è disposto a pagare di più per capi ecofriendly».Un tentativo concreto di rendere meno inquinante il mondo dell'abbigliamento, responsabile del 20% dello spreco globale di acqua e del 10% delle emissioni di anidride carbonica. Basti pensare che una maglietta richiede, in media, 2.700 litri d'acqua per essere prodotta, un jeans fino a 10 mila litri, utilizzando soprattutto fibre e coloranti di sintesi. «Considerato che il consumo mondiale di indumenti è destinato a crescere di oltre il 60% entro il 2030, è evidente - sottolinea Pina Terenzi, a capo di Donne in campo Cia - quanto siano enormi le potenzialità di una filiera del tessile ecologicamente orientata».

La moda si coltiva, può essere quindi la nuova tendenza del tessile italiano. In campagna gli esempi di economia circolare sono innumerevoli, come dimostrato da Coldiretti che ha recentemente organizzato un salone dei prodotti virtuosi: dai mobili di fichi d'India ai cuscini ortopedici con i noccioli di ciliegie, alla vernice da uova e latte fino agli agrigioielli o alle borse con le foglie di mais. Secondo Coldiretti seppure con qualche eccesso di ottimismo la Green New Deal può valere complessivamente 88 miliardi di euro e nell'arco dei prossimi cinque anni gli occupati potrebbero superare i due milioni di addetti nelle attività di riciclo ambientale. «Un potenziale evidenziato sottolinea il presidente Ettore Prandini anche dal fatto che l'Italia è il Paese con il maggior numero di giovani agricoltori (57.621 imprese nel 2018, in aumento del 4,1% rispetto all'anno prima) che hanno reso le campagne del Belpaese le più green d'Europa». Il giro d'Italia dell'agricoltura circolare Made in Coldiretti tocca tutte le regioni. In Campania Francesca Barbato, in collaborazione con l'Università di Salerno, è riuscita a estrarre dalla buccia delle cipolle magnifici colori naturali sfruttando gli scarti. Nelle Marche, Massimo Baldini a Borgo Pace, ha ricavato vernici per l'edilizia trattando uova e latte scaduti.

CASE DI PAGLIA
E, a proposito di edilizia, in Sardegna c'è chi mette su solidissime vedere per credere! case di paglia di grano Senatore Capelli, argilla e legno proveniente da filiera controllata. Luisa Cabiddu, architetto-contadina, riduce così al minimo la produzione di rifiuti, risparmiando energia e materiali attraverso processi che innovano ulteriormente il già vivace mondo della bioedilizia. Fatta la casa, non resta che arredarla con i mobili. Dalla Puglia arrivano quelli in fibra di fico d'India di Marcello Rossetti che ha individuato un trattamento per estrarre e poi essiccare la fibra dalle pale del frutto ancora verde. Tutto il mondo agricolo riorganizza in chiave green gli stessi processi di produzione.
«Una delle nuove sfide dell'economia circolare afferma Ezio Veggia, presidente della Federazione bioeconomia di Confagricoltura - è quella del recupero, dalle acque reflue, del fosforo e dei nitrati, che possono essere trasformati in fertilizzanti».

Si stima che il 22% della domanda globale di fosforo, una risorsa minerale limitata, potrebbe essere soddisfatta utilizzando acque reflue trattate. «Giudichiamo fondamentale aggiunge Veggia - la valorizzazione di sottoprodotti oggi considerati rifiuti e scarti. Potranno essere trasformati e utilizzati per produrre mangimi e bioenergia, oppure incorporati nel suolo per aumentare il contenuto di materia organica dei terreni, migliorandone la qualità». L'agricoltura dà una mano anche al settore dei trasporti con la produzione di biobas e biometano. Come nel caso dell'accordo di collaborazione che Confagricoltura ha firmato in primavera a Roma con i big dell'energia e della produzione di camion e macchine agricole. «Ci attendiamo grandi risultati ha detto Massimiliano Giansanti, presidente di Confagri da questa filiera che vede assieme Confagricoltura, la rete di trasmissione di Snam, la rete distributiva di Enel, il Consorzio italiano biogas fino ad arrivare alla motoristica del Gruppo Cnh e di Iveco».

MUOVERSI A PARMIGIANO
Non si tratta solo di buoni proponimenti. Già da quest'anno, per esempio, 18 mila auto sono alimentate con gli scarti della produzione del vino e del parmigiano reggiano grazie al primo impianto italiano di biometano (tecnicamente si chiama biodigestore) inaugurato a Faenza in giugno. A metterlo in funzione è stato il gigante della cooperazione Caviro, secondo gruppo del vino in Italia (il Tavernello è il marchio più noto) che nel progetto specifico ha investito 9 milioni di euro. Nel budget di sostenibilità ambientale della società sono previste risorse per almeno 8 milioni di euro l'anno per la valorizzazione degli scarti della filiera vitivinicola.

L'azienda fa capo all'Alleanza delle Cooperative. «Ritengo dice Giorgio Mercuri, presidente nazionale - che lo sviluppo di una economia circolare possa portare numerosi vantaggi al settore agroalimentare cooperativo che da sempre è naturalmente portato a sfruttare al massimo tutti i prodotti agricoli dei soci. È chiaro che se si svilupperanno nuovi mercati in cui le materie prime sono residui delle produzioni agricole tutto questo si traduce in nuove fonti di reddito per i nostri soci». «Non solo aggiunge Mercuri perché l'economia circolare potrebbe anche essere una risposta alle crisi di mercato o a situazioni emergenziali che non consentono la collocazione di prodotti agricoli nel mercato non food e più in generale». Insomma, l'economia circolare fa bene all'ambiente, ma anche ai bilanci delle società.
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