Luca Cifoni
CORRI ITALIA, CORRI di
Luca Cifoni

La pressione fiscale torna a crescere: è la prima volta dal 2012

Martedì 9 Luglio 2019
Una buona notizia può avere effetti collaterali non gradevoli: succede anche se si parla di numeri e percentuali. La buona notizia è che l'Italia nel 2019 dovrebbe avere un rapporto deficit/Pil sostanzialmente al 2 per cento (2,04) e quindi riuscirà ad evitare l'apertura di una procedura per deficit eccessivo da parte dell'Unione europea. Questo risultato, che corrisponde ad una correzione dei conti di 7,6 miliardi quest'anno, è stato ottenuto con il contributo di diverse voci, tra cui maggiori entrate tributarie e contributive - rispetto alle precedenti previsioni - per 3,5 miliardi. Soldi che si prevede affluiranno nelle casse dello Stato senza necessità di nuove leggi o inasprimenti tributari. In realtà nel governo c'è chi si spinge oltre ipotizzando, sempre grazie alle sole misure precedenti ed alla "collaborazione" dei contribuenti, introiti ancora più abbondanti.

Ma anche i 3,5 miliardi da soli (0,2% del Pil) avrebbero un effetto statistico non irrilevante, portando la pressione fiscale 2019 al 42,2 per cento, dal 42,1 dell'anno scorso. Solo un decimale, che può apparire quasi irrilevante: se però questa tendenza risultasse alla fine confermata, si tratterebbe del primo primo aumento della pressione fiscale dal 2012: anno in cui con la gigantesca manovra messa in campo dal governo Monti per contrastare la crisi del debito l'indicatore balzò di ben due punti dal 41,6 al 43,6 per cento. Da allora era tornato a scendere o al più era rimasto stabile, recuperando negli anni un punto e mezzo. La pressione fiscale è un concetto da considerare sempre con una certa cautela, perché comprende anche voci che non dipendono direttamente dalle scelte di un governo, o che potrebbero non essere considerate come vere e proprie tasse (ad esempio gli introiti di giochi e lotterie). Ma quando poi sale, in genere non è una buona notizia. Ultimo aggiornamento: 23:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA