Covid, caos nelle scuole. Una mamma: «Tampone anche per i capricci»

Giovedì 8 Ottobre 2020 di Teodora Poeta
Covid, caos nelle scuole. Una mamma: «Tampone anche per i capricci»

A meno di un mese dall’inizio della scuola è già caos tamponi tra gli studenti di Teramo. Nonostante le indicazioni sulle autocertificazioni in base ai giorni di assenza, massimo cinque per malattia con sintomatologia non riferibile al Covid-19, il rientro in classe non è sempre così facile per tutti. E quando il naso cola, l’ingresso è vietato. Attualmente sono tra ai 200 e i 300 i tamponi ancora da processare, nonostante il codice di priorità, che riguardano gli studenti teramani, bambini e ragazzi. Un numero destinato inesorabilmente a crescite.

 

Ogni mattina, infatti, le richieste aumentano a causa dei sintomi riferiti a malanni stagionali o presunto Covid-19. Il dubbio può essere eliminato solo dal tampone che inevitabilmente e senza troppe storie i pediatri richiedono alla Asl. In questi ultimi giorni si viaggia a ritmi serrati viste anche le ultime notizie che arrivano dalle scuole. Ma all’istituto Zooprofilattico di Teramo il direttore sanitario, Giacomo Migliorati, dice: «Fino ad adesso reggiamo bene. Riusciamo a refertare in un giorno il 92% dei tamponi che ci arriva». Probabilmente, però, non hanno fatto i conti con i tamponi dei bambini e dei ragazzi che proprio in queste ore stanno crescendo e ing olfano i laboratori. A Colonnella, dove il sindaco ha chiuse le scuole, ieri c’era 70 richieste di tamponi.


Dalla Asl c’è chi punta il dito contro la scuola e inizia a richiamare i dirigenti scolastici per questo modo di gestire i lievi sintomi da raffreddore stagionale, lo conferma Valerio Profeta, direttore dell’assistenza territoriale. Ma poi succedere l’inverosimile, ossia che alla mamma di una bambina di 6 anni (Maria, nome di fantasia), al primo anno della scuola primaria a Teramo, venga chiesto il certificato medico dopo che la figlia, lunedì, sia tornata a scuola perché tre giorni prima si era assentata: davanti al portone aveva pianto disperatamente e non era entrata in classe. Capricci, insomma. Nessun sintomo da Covid e le maestre lo sapevano. Con l’autocertificazione, visto che in mezzo c’erano anche il sabato e la domenica, la mamma lunedì ha riportato la bambina a scuola. Poi, però, è stata richiamata: «”Signora, deve portare il certificato medico” – racconta - Sono rimasta stupita. A quel punto ho chiamato la pediatra, le ho raccontato com’erano andate le cose, ma lei mi ha detto che avrei dovuto farle il tampone». Niente da fare. Neanche la richiesta della pediatra di una visita, ma una telefonata alla scuola, questo sì, il medico l’ha fatta. «In quel momento non potevo credere a quello che stava succedendo – prosegue la mamma - Il bello è che mia figlia stava benissimo». Ed è questo il paradosso: nessuna sintomatologia, né da Covid, né da altro. «Alla fine sono riuscita a far entrare la bambina in classe dopo aver minacciato di chiamare i carabinieri».

 

Con il risultato, poco didattico, ma molto efficace, che le maestre hanno dovuto fare un passo indietro di fronte ad una richiesta probabilmente illegittima «vista la circolare pubblicata sul registro elettronico sui cinque giorni d’assenza e l’auto certificazione senza sintomi da Covid», precisa la madre. Tutto questo mentre al massimo tra una settimana, si spera, a Teramo, Tortoreto e Roseto saranno operative le Unità speciali di pediatria distrettuali che affiancheranno i medici delle Usca. Lì i bambini verranno indirizzati dai propri pediatri di base solo con una vera indicazione clinica riferibile al Covid e in quel caso il tampone sarà immediato.
 

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