Furto al Bataclan, albergatore e commerciante di auto processati in Francia

Furto al Bataclan, albergatore e commerciante di auto processati in Francia
di Teodora Poeta
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Sabato 11 Luglio 2020, 11:09 - Ultimo aggiornamento: 11:12

Il Banksy rubato da una delle porte d’emergenza del Bataclan di Parigi sarà esposto per la seconda volta in Italia prima di essere riconsegnato alle autorità francesi. La notizia è ormai ufficiale. La data scelta è simbolica: il 14 luglio, giorno di festa nazionale in Francia. Da Ancona, dove l’opera è rimasta sotto sequestro custodita dagli uomini dei Carabinieri del comando per la tutela del patrimonio culturale, verrà esposta a Palazzo Farnese a Roma, sede dell’ambasciata francese durante una conferenza stampa nel salone d’Ercole alla presenza dell’ambasciatore Christian Masset, del procuratore capo della Dda dell’Aquila, Michele Renzo e del sostituto David Mancini che hanno coordinato e diretto le attività investigative, dei loro collaboratori di polizia giudiziaria, del tenente colonnello Emanuele Mazzotta comandante della compagnia di Alba Adriatica e del generale Roberto Riccardi del comando dei carabinieri per la tutela del patrimonio culturale di Ancona.

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Seguirà, poi, un incontro istituzionale con il premier Giuseppe Conte che vorrà così ringraziare personalmente magistrati e investigatori che con il loro impegno professionale sono riusciti, nell’ambito di una collaborazione internazionale, a ritrovare un’opera di grande valore. Si stima, infatti, che “La ragazza triste”, dipinta dallo street artist in omaggio alle vittime delle stragi terroristiche di Parigi, abbia un valore di centinaia di migliaia di euro. Così come ha dichiarato in un’intervista a “Le Monde” il gallerista Baptiste Ozenne: «C’è un mercato per le opere di Banksy prese dalla strada. Alcuni galleristi sono specializzati nell’acquisto dai proprietari delle mura e rivendono dai 200mila fino ai 600mila euro». Ozenne stesso ha dichiarato che di recente gli era stato offerto in vendita lo stencil realizzato lo scorso dicembre da Banksy in una città industriale del Galles, dove denunciava l’inquinamento atmosferico di una fabbrica di acciaio. «Un commerciante – ha dichiarato il gallerista - lo acquistò dai proprietari del muro e lo vendette per 500mila euro». A conferma dell’ipotesi degli investigatori secondo i quali dietro a quel furto avvenuto al Bataclan a gennaio del 2019 ci sarebbe proprio l’intenzione di rivendere l’opera. Dopo la conferenza stampa di martedì e l’incontro con il premier Conte l’opera partirà per la Francia e a metà strada sarà presa in carico dalla polizia francese che da quel momento ne sarà anche responsabile per il resto del tragitto.

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Per quanto riguarda, invece, le indagini, dopo gli arresti effettuali oltralpe, tra i quali anche quello del magrebino indagato pure dalla Distrettuale dell’Aquila, gli inquirenti italiani stanno studiando un modo per riuscire ad unire i due filoni d’inchiesta: aquilano e francese. Il risultato, se si riuscisse ad ottenere, sarebbe quello di far processare in Francia anche l’albergatore 56enne di Tortoreto e il rivenditore d’auto 60enne di Giulianova, considerato un intermediario, indagati per ricettazione. Questo, confermano dalla Procura distrettuale, «per valorizzare la buona cooperazione».
 

 

Un solo processo per snellire tempi e burocrazia. E’ stato l’albergatore stesso, sentito a sommarie informazioni dei carabinieri, a raccontare di aver intravisto l’opera durante lo spostamento quando ad un certo punto il telo nero che lo ricopriva si sarebbe spostato. Ma gli inquirenti non gli credono. Non credono che quella meraviglia di street art non possa avergli trasmesso il messaggio dell’autore, perché secondo gli investigatori anche lui sapeva cosa ci fosse dietro al telo e se pure fosse stato all’oscuro, una volta scoperto, non avrebbe più potuto fermarsi di fronte a tale bellezza.
 

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