Droga, movida e soldi: una holding gestita dal boss albanese Ismail Rebeshi

Ismail Rebeshi
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Giovedì 11 Febbraio 2021, 06:50 - Ultimo aggiornamento: 14:49

Droga, movida e soldi. Un’ossessione iniziata venti anni fa.

Fornitore di droga all’ingrosso per Roma Sud, di nuovo indagato Ismail Rebeshi

Ismail Rebeshi nonostante sia detenuto al 41 bis del carcere di Cuneo è di nuovo finito agli arresti. Ma la misura cautelare scaturita dall’operazione Sottovuoto, della Mobile di Roma, è solo l’ultima indagine che lo vede protagonista.

Il suo nome balza alla cronaca a gennaio 2019 quando il nucleo investigativo dei carabinieri di Viterbo porta dietro le sbarre l’associazione mafiosa, di calabresi e albanesi, che per due anni ha messo a ferro e fuoco il capoluogo. Accuse gravissime che puntuali portano alla prima condanna per associazione mafiosa. Il gup del Tribunale di Roma condanna Rebeshi a 12 anni di carcere.

Ma chi è davvero Ismail Rebeshi? Il 38enne arriva in Italia giovanissimo. Lascia il suo paesino di campagna, Berat, in Albania a nemmeno vent’anni e si stabilisce in Grecia. Impara la lingua e un modo per campare. La prima traccia del boss di mafia viterbese in Italia è del 15 dicembre 2005. In una piazzola di sosta dell’autostrada, all’uscita per Modena, viene fermato dalle forze dell’ordine per un controllo. Rebeshi è in auto con amico albanese. Ma nell’auto c’è anche dell’altro. Gli agenti trovano un kg di cocaina. Rebeshi sfugge, grazie a una lenta burocrazia e alle strategie del suo avvocato storico Roberto Afeltra, a espulsioni e condanne. Ma non sfugge alle forze dell’ordine. 

In dieci anni colleziona accuse per spaccio. Soprattutto a Viterbo. E’ in quasi tutte le operazioni per il contrasto allo spaccio in città. Ma il suo profilo è sempre basso. Rebeshi si stabilisce a Viterbo e nasconde la droga sotto il tappeto. Alla luce del sole si presenta come un nuovo imprenditore nel settore delle auto. Mette in piedi un’autorivendita di auto usate. La sua attività legale lo mette al riparo dalle indagini. Ma la sua ossessione restano i soldi. E il modo più veloce per farli continua a essere lo spaccio. Attività che non abbandona mai. Anzi raddoppia. 

Dal traffico di stupefacenti in città passa a quello in regione. E poi sbarca “fuori continente”. A novembre 2018 i carabinieri della Sardegna lo arrestano. Questa volta l’accusa è più pesante del solito. Per gli investigatori di Cagliari Rebeshi è il più importante narcotrafficante del Centro Italia. Una tesi che viene puntualmente confermata non solo dalla sentenza di primo grado che lo condanna a 6 anni di carcere. Ma anche dalle ultime indagini degli investigatori della Capitale. Nello stesso periodo, il 2018, su Rebeshi si concentrano tre importanti attività. Quella dei carabinieri di Viterbo, per l’associazione mafiosa, quella dei militari di Cagliari per spaccio internazionale e quella della Mobile di Roma per spaccio nella Capitale.

Per tutti Rebeshi è un boss che sa farsi rispettare. Che non ha paura di usare armi per difendere i suoi interessi. E che nella sua lunga carriera ha stretto contatti con gruppi criminali che gli offrono anche protezione. Resta un mistero il motivo per cui fu fermato alla guida dell’auto rubata del giocatore della Lazio Milinkovic. Auto su cui poi furono fermati esponenti malavitosi romani.

A Viterbo stringe alleanza con Giuseppe Trovato per portare avanti i suoi affari legati alla movida per stranieri. A Roma con le cosche che gestiscono lo spaccio. Per loro diventa il grossista a cui rivolgersi per grosse quantità di stupefacenti. In Sardegna lega con le storiche famiglie che gestiscono la cocaina. Anche per loro è un grossista di grosso calibro. 

Per le forze dell’ordine è un boss da 41 bis. Carcere duro, come quello dove si trova da oltre 2 anni. Perché Rebeshi nonostante le sbarre sperava di continuare a gestire i suoi affari e i suoi uomini. 

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