Preso a botte sul treno, invece di intervenire i vicini filmano la scena

Giovedì 9 Luglio 2020 di Maria Letizia Riganelli
«Mi hanno trascinato per tre vagoni del treno sotto minaccia di un coltello e poi mi hanno pestato. Calci, ginocchiate e una bottigliata in testa mentre gli altri passeggeri facevano video col telefono». Inizia così il racconto di un giovane di Corchiano vittima di pestaggio sul treno tra Viterbo e Civita Castellana. A processo per l'aggressione e il sequestro di persona tre fratelli di Vignanello che il 5 novembre del 2019 avrebbero messo in atto un vero e proprio regolamento di conti.

«Mi hanno picchiato da Soriano nel Cimino, quando sono salito, alla fermata di Vignanello quando sono scesi - ha detto il ragazzo -. Io mi sono chiuso a riccio per non prenderle in faccia. Hanno anche staccato l'asta che tiene chiusi i finestrini del treno per picchiarmi. E non so perché lo hanno fatto. Ricordo che mi gridavano infame, lo sappiamo dove abiti ti ammazziamo. Secondo loro avevo fatto la spia ai carabinieri ma non era vero». I fratelli, secondo il racconto della vittima, avrebbero anche preso con la forza soldi e cellulare nuovo del ragazzo, mai più ritrovati. Gli imputati, per questa ragione, rispondono anche di rapina. La vittima, che non si è costituita parte civile nel processo davanti al collegio del Tribunale di Viterbo, uno volta sceso dal treno tutto sporco di sangue è andato al pronto soccorso di Civita Castellana e il giorno successivo ha sporto denuncia ai carabinieri di Corchiano, indicando chiaramente nome e cognomi degli aggressori. «Di certo sono stati i due fratelli più grandi a picchiarmi - ha detto ancora il ragazzo - il più piccolo ricordo che c'era ma in quel momento era tutto molto confuso». Dopo aver raccolto la denuncia i carabinieri hanno iniziato a indagare. «Prima sugli orari dei treni - ha spiegato il militare in aula - poi abbiamo fatto riscontri sul cellulare. Ma senza esito. Su mandato della Procura abbiamo perquisito la casa dei tre fratelli e scoperto che avevano il bottino di un furto fatto qualche giorno prima in una chiesa di Vignanello. I ragazzi hanno tutti precedenti di polizia e penali anche per aver rapinato la madre».

A raccontare la versione dei fatti anche gli imputati, difesi dagli avvocati Ceccarelli e Gorziglia. I due fratelli più grandi candidamente hanno ammesso davanti ai giudici di aver picchiato «ma solo a mani nude - hanno sottolineato - la vittima e che se non fosse intervenuto il fratello più piccolo avrebbero continuato». L'imputato più giovane durante il dibattimento ha spiegato, tesi confermata anche da altri testimoni, di non aver preso parte al pestaggio. Motivo per cui il Tribunale gli ha concesso la libertà. Gli altri fratelli invece continueranno a stare ai domiciliari. Misura scattata dopo la denuncia della vittima. La sentenza è attesa per metà ottobre. Giorno in cui saranno ascoltati anche due testimoni della difesa.
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