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Crisi idrica, le autobotti non bastano più. A Gallese costretti a spegnere il dearsenificatore

Un'autobotte a Gallese
di Federica Lupino
3 Minuti di Lettura
Domenica 7 Agosto 2022, 06:25 - Ultimo aggiornamento: 22:09

E ora mancano pure le autobotti. L’ultimo capitolo della crisi idrica in atto ha un epilogo che probabilmente nessuno avrebbe immaginato. “Le società a cui ci siamo rivolti ce lo hanno preannunciato. Nei prossimi giorni, complici gli accordi già presi con altri e la difficoltà per tutti di approvvigionarsi, i mezzi rischiano di non bastare per tutti”. Il sindaco di Gallese, Danilo Piersanti, è solo l’ultimo degli amministratori locali che nel Viterbese si trovano alle prese con il servizio sostitutivo.

Il Comune, che non ha ancora ceduto le reti a Talete, sborsa 4mila euro al giorno per le dieci autobotti necessarie arimpinguare il serbatoio di accumulo del Turlo. “Non so dove prenderemo tutti questi soldi, se la crisi durerà ancora. Per ora, stiamo cercando di tamponare l’emergenza. Poi, passati i festeggiamenti del patrono, chiederò aiuto”, fa sapere il primo cittadino. Perché intanto, appunto, c’è da capire che strada prendere se le autobotti necessarie per dissetare tutto il paese nei prossimi giorni diminuiranno.

Anche perché ieri un’ennesima tegola si è abbattuta sulla cittadina che conta poco meno di 3mila abitanti: l’acqua è talmente poca che Piersanti si è visto costretto a spegnere il dearsenificatore e a dichiararne la non potabilità.  Ecco il testo dell’ordinanza: “Visto che la carenza di acqua alle sorgenti non garantisce un afflusso sufficiente al serbatoio idrico in località Turlo e che al fine di garantire il massimo apporto alla rete idrica occorre procedere alla disattivazione temporanea dell’impianto di dearsenificazione che ne utilizza una parte per la funzione di lavaggio dei filtri, è stata predisposta la disattivazione del depuratore, il che non garantisce il mantenimento dei quantitativi di arsenico all’interno dei parametri previsti dalla legge”. Sono escluse dal provvedimento le casette dell’acqua che dispongono di dearsenificatore autonomo: i punti di erogazione in piazza don Milani (Gallese centro) e piazza Tevere (Gallese scalo) possono ancora essere utilizzati per avere acqua utilizzabile ai fini domestici.

Ma come si è arrivati a tanto? “Siamo di fronte a una stagione torrida come non si registrava da almeno duecento anni. Anche lo scorso abbiamo fatto ricorso alle autobotti ma non a questi livelli”,  fa sapere Piersanti. I corsi d’acqua che scorrono a Gallese, come il fosso Aliano, il Chiare Fontane/Rio Maggiore, sono sempre più in secca. La falda principale che alimentava le sorgenti Chiare Fontane (storicamente hanno una portata di oltre cento litri al secondo e alimentava sia il fosso sia l’acquedotto), ha ridotto notevolmente la sua portata.

“Oltre alla siccità – continua il sindaco di Gallese – ci sono gli attingimenti impropri, come quelli che avvengono per uso agricolo nei comuni in cui passano i fossi prima di arrivare da noi. L’uso sproporzionato per la coltivazione delle nocciole è il principale imputato. Poi, c’è un numero di pozzi privati decuplicato negli ultimi anni e anche un uso domestico aumentato ovunque”.

Ma Piersanti non demorde. “Noi sindaci siamo in prima linea anche in questa battaglia. Speriamo che dopo le feste, molti se ne vadano in ferie e diminuisca la domanda. Inoltre – conclude – mi affido al nostro santo patrono. San Famiano, quando venne per la prima volta a Gallese, siccome aveva sete colpì con un bastone sul tufo e da quel punto sgorgò l’acqua”. Chissà che non faccia un altro miracolo.

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