In skate sul muro dell'Ara Pacis: l'ultimo sfregio ai monumenti di Roma

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di Laura Larcan

La piazza museo dell'Ara Pacis trasformata in uno skate park. Il muro-fontana che impreziosisce l'atrio riconvertito in trampolino di lanci acrobatici di skaters. Dieci, venti, di più: saranno stati almeno una cinquantina di ragazzi, giovanissimi e adolescenti, tutti italiani. Magliette e canotte, molti a torso nudo. Un raduno comparso all'improvviso sul piazzale d'ingresso dell'istituzione capitolina. E via, a turno, senza sosta e senza tregua, ad arrampicarsi sul muro di travertino, prendere la rincorsa, volare con lo skate e precipitare in picchiata sul pavimento. E non importa per quelle eleganti lastre marmoree. Un gioco in loop, a ripetizione. Obbligando i visitatori del museo ad allontanarsi, a dribblare in extremis la legione sulle tavole a rotelle.

L'INVASIONE L'invasione è iniziata intorno alle 16, ieri. In pieno giorno, in un assolato pomeriggio frenetico in cui il centro storico si preparava alla Festa della Musica. Un divertimento abusivo che è andato avanti per oltre mezz'ora in un contesto che non lo merita: uno spazio sì pubblico, ma vincolato al complesso museale, con tanto di fontana d'autore che disegna l'ingresso all'edificio concepito dall'archi-star americano Richard Meyer. Uno spettacolo impietoso. Talmente assurdo da lasciare stupefatte le persone di passaggio. I TESTIMONI «Ho visto tutti questi ragazzi che affollavano l'ingresso dell'Ara Pacis e non credevo ai miei occhi: usavano il muro come trampolino e si lanciavano con gli skateboard a terra», racconta Simona, architetto, che guidava sul lungotevere. «Mi sono fermata, sono rimasta sbigottita. Una famiglia con un bambino piccolo si è dovuta allontanare per non essere travolta, altri turisti hanno avuto difficoltà ad entrare nel museo», continua. Niente contro lo skateboard, per carità. Tecnica, velocità e virtuosismo acrobatico ne fanno una autorevole disciplina sportiva. Ci mancherebbe altro. Ma nei luoghi adatti. Commentavano ieri in tanti, perplessi. Il brivido della sfida? La vertigine di calamitare l'attenzione? L'euforia del raduno collettivo spericolato? Come ogni esibizione che si rispetti, tutti a riprendersi con i cellulari: volteggi, salti, picchiate, persino tonfi a terra. Lividi, graffi e sbucciature erano all'ordine del giorno. Il gioco delirante è andato avanti.

IL PERSONALE DEL MUSEO
E se l'Ara Pacis e il monumento dedicato alla pace augustea, qualcuno del personale in servizio al museo ha tentato un approccio pacifico e cauto: è uscito nell'atrio e ha chiesto di smettere e di spostarsi. «Noi che potevamo fare più di questo? Erano così tanti, troppi insomma da affrontare da soli», raccontano. Un divertimento fuori controllo. L'Ara Pacis sotto assedio del rave di skaters. «Possibile che a Roma, in pieno centro, a ridosso di un monumento come questo si possano verificare scene simili», commenta Simona. Tutti lì, pronti a schizzare sulle tavole. Decine e decine, in sfregio al travertino di Meyer.

L'ESIBIZIONE
L'esibizione andava in scena. Arrampicata sul muro, skate pronto, la spinta con i piedi, la carambola. Tonfi, rumore, risate, urla, applausi, fischi. Un mondo tutto loro. Con platea e palcoscenico occupati, però, abusivamente. Ad un certo punto il tormentone è finito. E via di corsa, il mucchio selvaggio di skaters si è spostato. Hanno costeggiato il cantiere del Mausoleo di Augusto, attraversato la piazza, i portici verso via del Corso, conquistando la piazzetta appartata a largo dei Lombardi. Con tanto di scalinata da riconvertire in trampolino. Il gioco è continuato lì. Indisturbato. Voli e capriole, magliette e zaini, applausi e video. Anche questo succede a Roma.

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