Feste illegali e droga nel centro sociale, i residenti: «Se parliamo ci picchiano, abbiamo paura»

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di Marco Pasqua

Nel centro sociale Intifada, in via Casal Bruciato, il weekend inizia presto: mercoledì, con la serata di musica hip hop e reggae. Qui non c’è ordinanza anti-alcol che regga: si consuma a ogni ora, in strada e persino sulle terrazze condominiali (altrui). Lo sanno bene i residenti di via Donati, da anni alle prese con i rumori di questa movida molesta e fuori controllo: di tanto in tanto qualcuno ama forzare la porta della terrazza per scattare qualche selfie o continuare la festa, fino all’alba. Benvenuti in uno dei centri sociali più “Resistenti” della capitale, ispirato alla “causa palestinese”, oggi divenuto la solita macchina sforna-soldi, secondo un business model consolidato in questi spazi punto di riferimento della cosiddetta galassia antagonista. Locali affittati (a pagamento) per ogni tipo di evento (persino le feste di laurea) in spregio a tutte le leggi sul rispetto della quiete pubblica, e non solo. Nessuna fattura, nessuno scontrino (neanche dal cocktail bar che pure vende litri di alcol). E, soprattutto, nessun affitto versato al Campidoglio, proprietario dello stabile: secondo fonti dell’assessorato al Patrimonio, il debito ammonta a «svariate centinaia di migliaia di euro». Che il Comune difficilmente rivedrà. E stanotte si festeggia anche la cannabis, con un party a tema che promette di far arrivare tra queste mura “importanti” quantità di droga da vendere ad un pubblico in arrivo anche da fuori Roma.

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(video Paolo Caprioli/Ag.Toiati)

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