Bus sequestrato, Nicolò, 12 anni: «Mi sono offerto volontario per salvare i miei compagni, non sono un eroe»

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Bus sequestrato, Nicolò, 12 anni: "Mi sono offerto volontario per salvare i miei compagni, non mi sento un eroe"

A Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, nella puntata in onda il 22 marzo, Nicolò Bonetti, uno dei bambini nello scuolabus sequestrato ed incendiato a Milano mercoledì scorso, per la prima volta ha parlato della drammatica vicenda che ha vissuto, svelando che, a rischio della propria vita, in quei momenti delicati ha deciso di offrirsi come ostaggio.

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Quanti anni hai? “12, sono in seconda media”. Come ti senti ora? “Ora sto bene, e stanno bene anche i miei migliori amici, che ho già sentito”. Sei un piccolo eroe. “Grazie, ma non mi sento un eroe, ho fatto solo la cosa giusta”.

Cosa è successo quando l'autista ha dirottato il bus? “Ad un certo punto l'autista, che per me è un terrorista, ci ha urlato di allontanarci dalle porte, ci ha mostrato quella che noi pensavamo fosse una pistola, ha preso delle fascette e ha ordinato ai professori di educazione fisica di legarci. Poi ci ha imposto di dargli i telefoni, cosa che abbiamo fatto tutti tranne Rami”. Poi cosa è accaduto? "Il terrorista, io lo chiamo così, ha chiesto di avere qualcuno vicino a lui, e ha iniziato a spargere benzina. Poi è andato a prendere un ostaggio e ne ha chiesto un altro: se nessuno si fosse presentato minacciava di fare esplodere l'autobus. In un momento di panico, coi miei compagni agitati - ha proseguito lo studente a Rai Radio1 - ho deciso di andare lì ed offrirmi volontario”.


Non hai avuto paura? “Si, avevo paura,in tanti mi hanno creduto pazzo, ma penso di aver fatto la cosa giusta, l'ho fatto per i miei compagni. Ho cercato di tenere i nervi saldi”. Cosa ti diceva il terrorista? “Cose molto strane: voleva vendicarsi dei bambini morti nel mediterraneo, della politica in Italia e nel suo Paese, insultava Di Maio e Salvini. A volte diceva che non voleva ucciderci e due secondi dopo che sarebbe tutto finito e nessuno sarebbe uscito vivo da quel pullman. Si è fermato 5 o 6 volte con la benzina che continuava a sgorgare”. Tuo padre ha detto che sei stato un pazzo. “Si, e forse ha ragione. Ma in quel momento mi sono sentito di farlo”. Anche a scuola – hanno cercato di sdrammatizzare i conduttori – ti offri volontario per le interrogazioni? “No. Solo in quelle di storia...”, ha ammesso Nicolò a Un Giorno da Pecora.

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