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Putin e gli oligarchi non hanno soldi in Vaticano, fact-checking dalla nunziatura a Kiev: «Falso»

La voce che era circolata in questi giorni è subito stata smentita dal Vaticano

Putin e gli oligarchi non hanno soldi in Vaticano, fact checking dalla nunziatura a Kiev: «Falso»
di Franca GIansoldati
3 Minuti di Lettura
Venerdì 8 Aprile 2022, 20:31 - Ultimo aggiornamento: 9 Aprile, 16:56

Città del Vaticano - Nè il presidente Vladimir Putin e nemmeno alcuni oligarchi a lui legati hanno denaro o conti correnti presso la banca vaticana. «È una notizia falsa». La voce che era circolata in questi giorni è subito stata smentita dal Vaticano che, sul sito della nunziatura a Kyev, in Ucraina, è stato inaugurata una sezione di fact checking per evitare che si possano diffondere informazioni farlocche, bufale o ricostruzioni verosimili ma purtroppo capaci di avvelenare ulteriormente il clima.

Così per impedire il dilagare di informazioni false è stato aperto un nuovo canale. La prima smentita è così arrivata sul fronte del denaro che Putin avrebbe allo Ior: «Falso. «L'istituto per le Opere di Religione gestisce solo i conti di persone che sono fiscalmente o giuridicamente connesse con la Chiesa cattolica o con la Santa Sede, per esempio le sedi diplomatiche, ma mai appartenenti a singoli individui o a governanti» si legge. Il secondo punto che il Vaticano ha smentito è che il Papa sia contrario all'invio di armi alla Ucraina. Un punto che teologicamente è stato spiegato dal cardinale Pietro Parolin in questi giorni.

Il Catechismo della Chiesa afferma che ogni paese ha il diritto a difendersi dagli aggressori. E questo principio vale anche per l'Ucraina. «In secondo luogo la comunità internazionale non voule essere direttamente coinvolta nella querra, ma alcuni paesi stanno mandando armi. Infonie, un altro aspetto, riguarda il rischio che vbi sia una evoluzione del conflitto tale da cokmportare una escalation con inimmaginabili conseguense».  

La ambasciata di Kiev è retta dal nunzio di origine lituana monsignor Visvaldas Kulbokas, uno dei pochissimi ambasciatori a non avere lasciato la sede diplomatica che condivide con alcuni collaboratori e una piccola comunità di suore. La nunziatura è provvista di uno scantinato dove è possibile trovare rifugio quando si sentono le sirene, in caso di missili. 

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