Vaticano, il maestro rimosso dal coro delle voci bianche della Sistina, Massimo Palombella, riassunto dalla Diocesi di Milano

Vaticano, il maestro rimosso dal coro delle voci bianche della Sistina, Massimo Palombella, riassunto dalla Diocesi di Milano
di Franca Giansoldati
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Venerdì 17 Settembre 2021, 16:46 - Ultimo aggiornamento: 21:20

Città del Vaticano – La giustizia al di là del Tevere torna di nuovo al centro dell'attenzione. A sollevarla è stata la recente sistemazione a Milano di monsignor Massimo Palombella, il frate salesiano, già maestro del coro della Sistina, ma allontanato due anni fa dall'incarico per una indagine interna. Senza troppi clamori in questi giorni è stato assunto dalla Diocesi lombarda come maestro del coro, naturalmente nella sorpresa generale anche perché - affermano i maligni - che il suo arrivo sia stato fortemente caldeggiato dal pontefice. 


Peccato però che da oltre tre anni e mezzo – data in cui partì l'indagine sulla gestione amministrativa dei vertici del coro vaticano – l'ex amministratore Michelangelo Nardella sia sospeso dal lavoro in attesa di un provvedimento da parte dell’Ufficio del Promotore di Giustizia in Vaticano. In pratica a oggi non sa ancora se sarà o meno rinviato a giudizio, pur avendo sollecitato reiteratamente un processo tramite il suo legale. Lui per primo, infatti, vorrebbe essere processato per chiarire in aula i reati di cui lo si accusa. Finora però nessuno ha mai fornito risposte al suo difensore sui tempi. 


«Nemmeno per dei reati di mafia le indagini durano così a lungo» sbotta l'avvocata Laura Sgrò che in questo lungo lasso di tempo ha mandato diversi solleciti all'ufficio dei Promotori di Giustizia e persino in Segreteria di Stato, ma senza mai avere repliche. «Quello che sta accadendo è gravissimo e dovrebbe fare riflettere. Spero che il Papa lo informino bene su questa gestione alquanto singolari. Le indagini in corso sul dottor Nardella - e pertanto anche su monsignor Palombella - dovrebbero essere ancora aperte non essendomi stato notificato alcun provvedimento né di archiviazione né di rinvio a giudizio. A me non risulta che vi siano state archiviazioni per questa vicenda, né tantomeno vi è stato un comunicato della Santa Sede che abbia fatto chiarezza a riguardo. A me, ripeto. non è stato notificato nulla. Neppure una risposta alle istanze che scrivo». 


L'avvocato Sgrò aggiunge: «Tutto è avvolto nel mistero più fitto. La vita delle persone, però, non può valere così poco e non può restare per anni ostaggio della Procura». I guai all'interno del coro della Sistina erano iniziati circa quattro anni fa. Le ipotesi di reato emerse dai primi accertamenti andavano dal riciclaggio alla truffa aggravata al peculato. Adesso sono stati ridimensionati. Tuttavia era da tempo che il coro vaticano era al centro di tensioni e lamentele per il modo con il quale il maestro del Coro, Palombella trattava i bambini che facevano parte delle voci bianche. In Segreteria di Stato si erano presentati alcuni genitori per chiedere un intervento. Da quel momento maturò una verifica anche amministrativa e, in parallelo, si scatenava una sorta di guerra interna. Saltò persino una tournèe all'estero . 

Dopo un lungo braccio di ferro due anni fa era stato allontanato Palombella e l'anno scorso il Papa aveva nominato al suo posto  Marcos Pavan a capo del Coro della Cappella Sistina. Nel frattempo Francesco nel gennaio del 2020 con un Motu Proprio era intervenuto per dare un nuovo assetto al coro, ponendolo sotto il controllo dell'Ufficio delle celebrazioni liturgiche. Praticamente una sorta di commissariamento. Una scelta, aveva spiegato il Papa, per custodire e promuovere «la prestigiosa eredità artistico-musicale prodotta nei secoli dalla Cappella», considerata «alto luogo di espressione artistica e liturgica a servizio delle solenni celebrazioni dei Pontefici».


L'ultima sorpresa è l'arrivo di monsignor Palombella – salesiano come il cardinale Maradiaga, grande elettore del Papa e suo strettissimo consigliere - nel duomo di Milano. Intanto l'ex manager Nardella continua ad aspettare una decisione che, ad oggi, non si vede all'orizzonte.

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