I Gesuiti di Civiltà Cattolica: «Sorprende chi oggi guarda con simpatia il Duce e il fascismo»

I Gesuiti di Civiltà Cattolica: «Sorprende chi oggi guarda con simpatia il Duce e il fascismo»
di Franca Giansoldati
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Venerdì 5 Novembre 2021, 15:39

Città del Vaticano – Saluti romani nelle aule consiliari, busti del Duce che compaiono sui social, parlamentari che indugiano positivamente sul ventennio e persino leader politici come Giorgia Meloni invitati da più parti a condannare esplicitamente il capitolo di Mussolini. Sull'ultimo articolo della Civiltà Cattolica, la rivista dei gesuiti le cui bozze vengono riviste in Segreteria di Stato, lo storico padre Giovanni Sale ripercorre con minuzia le cronache dell'epoca che descrivono l'avvio del Partito Fascista e l'opposizione al Partito Popolare stigmatizzando chi ora sembra avere la memoria corta o poca contezza della storia nella sua cornice completa.

«Sorprende che ci siano italiani che considerano il fascismo come esperimento politico positivo e spesso guardano con simpatia al suo fondatore Benito Mussolini» scrive lo storico, raccontando in un articolo di come, un secolo fa, nel 1921, in occasione del terzo Congresso dei Fasci si tenne all'Augusteo, a Roma, la fondazione del partito fascista. «Un evento che fu appena notato dalla stampa ufficiale, ma che avrebbe avuto un ruolo centrale nella storia nazionale successiva. A un secolo da questi fatti, e dopo la dolorosa esperienza del Ventennio, della guerra civile e di occupazione, sorprende che ci siano italiani che considerano il fascismo sotto una luce positiva».

La cronaca dell'epoca pubblicata dalla Civiltà Cattolica sul Congresso – come anche quella apparsa su L’Osservatore Romano – di fatto ignorò le parole che Mussolini indirizzò ai cattolici. Egli promise in materia religiosa «piena libertà alla Chiesa cattolica nell’esercizio del suo ministero spirituale, nonché la soluzione del dissidio con la Santa Sede». I gesuiti sono convinti che più di uno certamente, anche tra i presenti al Congresso, «si meravigliò nell’udire tali parole, dette da colui che fino a poco tempo prima riteneva la lotta anticlericale una delle priorità del movimento fascista». Nel suo discorso Mussolini dedicò anche attenzione al Partito Popolare: «Indubbiamente un partito potente perché si appoggia a trentamila parrocchie ed ha un’organizzazione politica disciplinata che scimmiotta il fascismo»; ha il sostegno di banche e giornali e «il prestigio che lo fa ritenere espressione del mondo cattolico»23. 

La Santa Sede e la stampa cattolica mantennero sulle inattese aperture di Mussolini un prudente silenzio anche per verificare  l’attendibilità delle parole pronunciate in un contesto molto particolare dal capo del fascismo. Padre Sale rileva poi come l’aria che si respirava nel Congresso era tutt’altro che volta alla pacificazione. «Alla domanda retorica dell’onorevole Roberto Farinacci su che cosa dovessero fare 35 fascisti contro 500 deputati di altri partiti politici, molti congressisti risposero: Bombe a mano ci vogliono!». Padre Sale commenta: «Questo era il partito che Mussolini ci accingeva a costituire». 

Dopo le elezioni del 1921, Mussolini concentrò la sua polemica contro il Ppi, bollandolo di essere filo-socialista, anche se evitò strategicamente ogni critica contro la Chiesa ufficiale. In questo modo egli cercava di sottrarre al Partito Popolare la rappresentatività politica del mondo cattolico e di guadagnarsi la simpatia della gerarchia ecclesiastica. Una tattica che funzionò «in particolare quando il fascismo divenne regime di Stato non senza provocare all’interno del mondo cattolico dolorose lacerazioni».

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