Becciu, al processo spuntano emissari russi: la “guerra” per le reliquie di san Nicola da mandare a Putin

Si delinea una specie spy story per favorire una donazione al presidente Putin delle reliquie di San Nicola

Becciu, al processo spuntano emissari russi: la guerra per le reliquie di san Nicola da mandare a Putin
di Franca Giansoldati
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Giovedì 19 Maggio 2022, 20:30 - Ultimo aggiornamento: 20 Maggio, 11:41

Città del Vaticano – Chi lo avrebbe mai detto che la vicenda giudiziaria sempre più ingarbugliata e surreale dell'acquisto del famoso palazzo di Londra avrebbe portato persino in Russia, delineando una specie spy story per favorire una donazione al presidente Putin delle reliquie di San Nicola, conservate a Bari e di cui la Santa Sede è titolare. Il colpo di scena è arrivato al termine della diciannovesima udienza del processo che vede dieci imputati tra finanzieri, funzionari vaticani, un sacerdote, il cardinale Angelo Becciu e l'esperta di intelligence Cecilia Marogna. Quest'ultima (assente in aula), per il tramite del suo avvocato, Fiorino Ruggio, ha consegnato al tribunale d'Oltretevere una corposa memoria per fare una serie di precisazioni e correzioni su bonifici che dal Vaticano partivano a società di intelligence straniere al fine di ottenere informazioni sui missionari rapiti in Africa e procedere alla loro liberazione, raccontando pure i contorni di una vicenda parallela legata a un imprenditore italiano, Piergiorgio Bassi, che voleva costruire un canale per convincere la Santa Sede a cedere in modo permanente alla Russia le reliquie di San Nicola.

La spy story

In pratica Cecilia Marogna  afferma di essersi fatta da tramite con l'allora sostituto alla Segreteria di Stato, Angelo Becciu per perorare la causa presso il Papa «e avere una sua opinione in merito». Ma lo scoglio principale da superare era costituito dal vescovo di Bari, Francesco Cacucci il quale rispose picche, spiegando «di non essere interessato a donare in modo permanente le reliquie in quanto sarebbe stato considerato inopportuno anche da parte della comunità religiosa pugliese e non volendo che la salma del santo fosse smembrata». Accantonato il progetto delle reliquie Marogna disse di avere spiegato all'imprenditore vicino al mondo russo che il Vaticano non era nemmeno interessato a realizzare «una centrale di ascolto russa sul territorio d'Oltretevere».

La donna - accusata dal Promotore di Giustizia Diddi di truffa per avere distratto fondi utilizzati per acquistare beni voluttuari - nel memoriale ripete di essere stata introdotta nelle Sacre Stanze dai vertici dei nostri 007, fornendo in merito nomi, luoghi e circostanze. Tira in ballo poi il Segretario di Stato Parolin con il quale – afferma – di avere avuto diversi colloqui mentre sull'attuale Sostituto, Pena Parra riferisce di avere avuto in mano un dossier poco simpatico sul suo conto e di averlo aiutato. Di fatto sembra che la donna di origine sarde all'epoca fosse effettivamente riuscita ad accreditarsi e diventare una referente per il Vaticano per via delle sue conoscenze nei servizi, come ha affermato anche il cardinale Angelo Becciu – oggi interrogato per altre sei ore – benché non sia mai voluto entrare nelle vicende specifiche legate ai rapimenti dei missionari.

Insomma, un garbuglio dal quale è difficile comprenderne ancora bene i contorni in attesa degli ulteriori sviluppi processuali. In compenso il cardinale Becciu – accusato di subornazione di teste, abuso d'ufficio e peculato – ha continuato a fare luce sui rapporti con la cooperativa spes di Ozieri, in Sardegna, vale a dire le uniche contestazioni formulate dall'accusa — i due contributi del 2015 e del 2018 di 25 mila e 100 mila euro —che andavano a sostegno ad un panificio e un centro polifunzionale a vocazione sociale e tuttora danno lavoro a 50 immigrati. Becciu non ha però voluto rispondere alle domande formulate dal Promotore di Giustizia su fatti estranei alle contestazioni. Poi ha ribadito che i rapporti con la signora Marogna, avevano una natura istituzionale relativa all'incarico che le era stato conferito».

 

All'inizio dell'interrogatorio ha reso un'altra dichiarazione spontanea: «Mi duole dirlo ma sono state avanzate domande, da parte dell'Ufficio del Promotore, che hanno leso la mia dignita' sacerdotale e la mia onesta' personale". "Sono stato platealmente apostrofato di far finta di non intendere o non ricordare - ha lamentato -, si e' addirittura dubitato sulla mia rettitudine nel gestore offerte ricevute dai fedeli, si e' cercato di carpire la mia buona fede presentandomi documenti non firmati o di dubbia attribuibilita' con premesse nocive per il mio sforzo mnemonico, esulando cosi' dai fatti su cui sono chiamato a difendermi». 

Al termine della giornata l'ultimo colpo di scena è arrivato quando in aula si è palesato monsignor Alberto Perlasca, principale accusatore del cardinale Angelo Becciu e responsabile dell'ufficio amministrativo della Segreteria di Stato da dove partivano tutte le decisioni operative sui bonifici, i finanziamenti, l'allocazione delle risorse nelle banche. Abbronzato, smagrito e deciso si è messo a sedere nella parte riservata al pubblico e ai giornalisti. Il presidente del tribunale, Giuseppe Pignatone ha però ordinato di farlo uscire. Un commesso si è avvicinato per accompagnarlo fuori anche se ha protestato. «Io non mi muovo». Poi però alla fine ha lasciato l'aula mentre il suo legale (visto che si è costituito parte civile per il reato di subornazione di teste) interrogava il cardinale Becciu. 

Nel frattempo l'imprenditore Piergiorgio Bassi ha fatto arrivare una dichiarazione nella quale di ce di avere «conosciuto la Marogna molti anni fa, mi fu mandata in ufficio (non ricordo bene da chi) lei mi disse che cercava lavoro e mi chiese se avrei potuto aiutarla.  Una ragazza sveglia, ambiziosa e un po' mitomane.  Aveva il desiderio di lavorare per qualche struttura di analisi geopolitica. Mi feci inviare il cv ma non trovai sue esperienze pregresse nel settore tali da poterla segnalarla a strutture di analisi.  Successivamente si fece segnalare al cardinale Becciu da un vescovo di Cagliari e la ricevette e da quello che sembra, le diede in qualche modo fiducia»

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