Terni, Andriy Halan a processo per l'occultamento del cadavere di Sandro Bellini

Terni, Andriy Halan a processo per l'occultamento del cadavere di Sandro Bellini
di Nicoletta Gigli
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Venerdì 13 Maggio 2022, 08:17

TERNI - La prima udienza dura una manciata di minuti.

A processo, questa volta con l’accusa di occultamento di cadavere, c’è Andriy Halan, il muratore ucraino condannato a 16 anni e otto mesi di carcere per aver ucciso per gelosia l’idraulico ternano, Sandro Bellini.

L’udienza di fronte al giudice monocratico, Francesca Scribano, alla quale è presente anche l’imputato, si apre con la richiesta dell’avvocato, Francesco Mattiangeli, di patteggiare la pena in continuazione con il reato principale, quello per cui Halan è stato condannato sempre col patteggiamento. Una richiesta che ha spinto il giudice a rinviare l’udienza alll’8 luglio per poter riferire al pm titolare dell’inchiesta, che non era presente in aula.

Un processo in salita, che già a novembre scorso era stato rinviato per un difetto di notifica all’imputato. In quella sede l’avvocato Mattiangeli, forte del consistente sconto di pena per il suo assistito che in appello era stato condannato a 30 anni di carcere, aveva annunciato l’ipotesi di “valutare  la richiesta di eventuali riti alternativi da porre in continuazione con i fatti per i quali è intervenuta la sentenza definitiva”.

Una richiesta avanzata con garbo dal legale, che ipotizza la possibilità di concordare la pena per due reati continuati e concorrenti. E che ha spinto il giudice a prendere tempo per valutare e ponderare a dovere la decisione in merito.

Anche in questo nuovo processo l’avvocato Renato Chiaranti, legale della sorella di Sandro Bellini, si è costituito parte civile: “La sorella ne fa una questione d’onore” dice Chiaranti. 

La condanna di Halan a 16 anni e otto mesi di carcere è diventata definitiva sei mesi fa, quando la Cassazione  rigettò il ricorso dei suoi legali che chiedevano la riduzione della pena e la concessione delle attenuanti generiche.

Il forte sconto di pena, per Claudia, la sorella della vittima, fu l’ennesimo colpo al cuore: “La vicenda di mio fratello è stata una cosa disumana: è scomparso, lo abbiamo cercato per giorni, è stato ammazzato e buttato nel fiume, la sua auto  bruciata. Sandro era una persona buona, non ha mai dato fastidio a nessuno e avrebbe meritato di essere difeso dalla giustizia”.

La scomparsa di Sandro, vedovo e senza figli, mite e riservato, risale al 18 maggio di sei anni fa. Qualche ora dopo gli investigatori trovarono i resti della sua auto, distrutta dal fuoco, nelle campagne tra Marmore e Greccio, ma di Sandro neppure l’ombra. Per giorni i carabinieri lo cercarono nei boschi e nei fiumi e approfondirono i dettagli della sua vita privata, senza ombre. Il 29 maggio l’arresto di Halan con l’accusa di averlo ucciso e di aver fatto sparire il corpo. Con Sandro che pagò con la vita qualche caffè consumato al bar con la ex compagna dello straniero.

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