Terni ancora nella crisi, il dato 2019: Cipolla,Cgil «Difficoltà maggiori rispetto al resto dell'Umbria»

Terni ancora nella crisi, il dato 2019: Cipolla,Cgil «Difficoltà maggiori rispetto al resto dell'Umbria»
di Beatrice Martelli
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Venerdì 10 Gennaio 2020, 01:40 - Ultimo aggiornamento: 08:26

TERNI    Alla luce dei dati che testimoniano l’andamento dell’anno appena concluso, appare chiaro che Terni non è riuscita ancora a sollevare la testa in reazione alla crisi che ha colpito particolarmente la città nell’ultimo decennio. Inps e Istat parlano anzitutto di occupazione: se nel 2018 si era registrata una diminuzione delle ore richieste di cassa integrazione, nel 2019 l’aumento è stato consistente, maggiore del 30%, con oltre 1,4 milioni di ore richieste nella provincia calcolate fino a novembre. Le ore autorizzate sono comunque inferiori rispetto a quelle di Perugia (37,6% contro il 12,8% ternano); il numero maggiore a Terni si rileva nel settore metalmeccanico con +28mila ore; la crisi del settore industriale, quindi non è affatto conclusa. Non è migliore la situazione nel campo delle esportazioni, perché la crescita in positivo si è fermata nel 2018. Nel terzo trimestre 2019, infatti,  in tutta la regione il dato è diminuito del 6,6%, anche se la città dell’acciaio sembra continuare ad avere un’incidenza di export sul Pil maggiore di Perugia: il capoluogo, infatti, si colloca al 65° posto su scala nazionale, mentre Terni è al 50°. Le attività della chimica e di gomma e plastica, nella nostra provincia, hanno controbilanciato in positivo l’impatto calante della metallurgia.  Alla conferenza stampa di inizio anno Claudio Cipolla, segretario generale della Cgil di Terni, afferma che «la nostra provincia sconta difficoltà maggiori rispetto al resto dell’Umbria se si considerano l’invecchiamento della popolazione e il dato allarmante della percentuale inattiva, ben 105mila unità, dato superiore a quello della forza lavoro». Parliamo infatti del 53% dei ternani.  «Va registrato inoltre un peggioramento quasi generalizzato della qualità dell’occupazione, poiché si sono ridotti diritti, tutele e salario nonostante la contrattazione difensiva del sindacato» continua Cipolla. Bene tuttavia il tesseramento che nel 2019 ha visto un incremento di iscritti di circa 600 unità. «Anche l’ufficio vertenze, il patronato Inca e i servizi fiscali Caaf registrano un numero di accessi altissimo, circa 54mila» conclude. «Siamo comunque consapevoli della necessità di migliorarci e, come da sempre è nostro compito, di offrire rappresentanza e tutela alle persone per combattere le disuguaglianze». 

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