La psicoterapeuta Tatiana Crespi:
«La vita di due ragazzi
non può valere quindici euro»

Lunedì 13 Luglio 2020 di Tatiana Crespi
’INTERVENTO
In questi giorni siamo tornati a parlare di droga e quello che ci colpisce di più è che la giovinezza dovrebbe essere il tempo della vita in cui il desiderio spinge di più invece è il tempo della vita in cui il desiderio si spegne. Si è spento il desiderio di Flavio e Gianluca nella notte di lunedì, quando nelle loro camerette si sono addormentati per non risvegliarsi più. In questa tragica storia c’è un denominatore comune: la stessa sostanza, la stessa età, lo stesso campetto di calcio, la stessa morte solo in due camerette diverse di due quartieri ternani diversi. La domanda che sentiamo intorno a noi è che cosa ha provocato questa morte? Noi non possiamo parlare di quello che accadeva a loro, nel loro interno (mentale) senza interpellare i loro rapporti sociali, relazionali (sociale). Possiamo solo ipotizzare che una qualche mancanza è diventata ricerca di qualcosa ed è poi diventata vuoto. La sostanza droga rappresenta l’illusione temporanea di riempire quel vuoto. La fantasia di fare qualcosa che “sballa”, qualcosa di trasgressivo, che porti fuori delle linee educative di due famiglie normali, di rapporti scolastici normali, di amicizie normali. Nel riempire quel vuoto con la sostanza noi riscontriamo la morte del desiderio. Questo oggetto/sostanza che il “mercato” ci offre illimitatamente non produce mai una soddisfazione, ma produce sempre nuovi vuoti. È lo stesso meccanismo di quel paziente che mi dice vado al supermercato per vedere quello che mi manca, che non significa vado al supermercato perché mi manca questo.
Dunque quella droga acquistata per soli 15 euro ha promesso di riempire, in realtà ha svuotato e ha portato alla morte. 
Allora perché un giovane, sceglie la droga? Sicuramente è più veloce, è più facile, più immediata meno stressante di qualcosa di umano, l’oggetto inumano non parla, lo trovo sempre invece con le persone non funziona cosi, è più complicato, l’oggetto droga ha preso il posto dell’oggetto umano. Purtroppo non si cura con le spiegazioni, anzi spiegare troppo bene gli effetti di una sostanza può essere addirittura controproducente, non si cura con il sapere, con le prediche amorose che ci spiegano come poter vivere. Ci vuole qualcos’altro che è il rendere possibile e accessibile la cura, ridare valore alla persona con l’ascolto, avere fiducia nelle istituzioni in grado di separare la persona dalla droga, la relazione con una persona sana, il rapporto che si ha con il terapeuta. Perchè i ragazzi di questo tempo hanno bisogno di far rifornimento come una macchina che deve far benzina e perchè in quell’ esatto momento il loro serbatoio è vuoto. 
La droga è l’orco, quei ragazzi non volevano morire, Flavio e Gianluca non hanno saputo riconoscere la benzina giusta, Flavio e Gianluca sono speciali, il pusher che gli ha dato quella merda no!. 

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