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«Invalida e fragile, vivo con meno di 100 euro di stipendio. Anche per colpa del Covid»

«Invalida e fragile, vivo con meno di 100 euro di stipendio. Anche per colpa del Covid»
di Egle Priolo
4 Minuti di Lettura
Martedì 2 Marzo 2021, 12:06

PERUGIA - Meno di cento euro. Esattamente 95 euro e 78 centesimi. Per lo stipendio di un mese. Ecco quanto ha trovato nella sua ultima busta paga una collaboratrice scolastica di Perugia, anche a causa del Covid. Lo racconta lei stessa, tra le lacrime, chiedendo come poter arrivare a fine mese «con le bollette e il mutuo da pagare». E racconta lo sconcerto, la rabbia e la disperazione di quando pochi giorni fa ha fatto la scoperta andando a ritirare lo stipendio. Lei che è pure invalida civile e lavoratrice fragile.

«Sono andata a prendere i soldi e quando ho visto il totale mi sono messa a piangere: come si fa a campare così?». È disperata, Piera. Il nome è di fantasia, sa che i dirigenti della scuola di Perugia in cui presta servizio e i colleghi la riconosceranno, ma preferisce restare anonima pur rendendo nota la sua drammatica situazione. E spiega come si sia arrivati a questa cifra, che non le consente di vivere con dignità. «Il mio stipendio è di circa 950 euro – racconta -, ma con la cessione del quinto e varie spese per dei lavori necessari in casa sono arrivata a soli 540 euro al mese. Poco, pochissimo, ma con mio marito cerchiamo di andare avanti. Io ho diverse patologie, ho un problema a una mano dopo un incidente avuto nel 1996, per cui sono un'invalida al 75 per cento. A cui si aggiungono problemi di glicemia e pressione molto alta che mi fanno stare male. Il medico della scuola mi ha visitato e mi ha fatto rientrare nei lavoratori fragili. E ora che nell'istituto mi si dice che non mi può essere assicurato il giusto distanziamento sul lavoro, ai diversi giorni di malattia che ho preso si aggiunge questa situazione. E a forza di tagliare, questo è quello che mi resta in busta paga. Nemmeno cento euro. E io vivo come una pezzente».

Va precisato che Piera negli ultimi tre anni ha chiesto, e ottenuto, oltre un anno di assenze per malattia, pagate al 100 per cento come dipendente pubblico. Ma evidentemente, al di là della cessione del quinto richiesta per motivi personali, il resto delle trattenute sono legittime, come si evince anche dalla comunicazione che le ha inviato il suo istituto scolastico in seguito alla sua richiesta di ulteriori due mesi di malattia. «Ho anche chiesto subito spiegazioni alla scuola e addirittura al ministero – conferma Piera tra i singhiozzi -, perché anche loro all'inizio hanno pensato ad un errore. Come avevo sperato io appena ho visto il cedolino». Ma non c'è stato alcun errore, come le è stato spiegato. Tutto trasparente e legittimo, si ribadisce. Ma resta la situazione di profondo disagio e scoramento di una lavoratrice fragile e invalida, che si trova a vivere con meno di cento euro al mese. «Per colpa della pandemia anche a mio marito hanno tagliato le ore al lavoro e guadagna molto meno. Con il mutuo della banca, le bollette e il mangiare come faccio adesso? Meglio morire». Non ha più lacrime e nemmeno soluzioni. Chiede aiuto e soprattutto una maggiore considerazione di chi, come lei, ha questo tipo di difficoltà. «Non può essere un mio problema la mancata garanzia delle distanze – insiste -. Se mi ammalassi, con tutte le mie patologie, finirei in Rianimazione. Ma il Covid non va sovrapposto alla malattia personale e lo stipendio non andrebbe abbassato a chi si trova nelle mie condizioni, ma anzi andrebbero dati incentivi o bonus viste le nostre fragilità».
Una storia complicata e difficile e che svela problematiche che non sono solo di Piera. Drammatiche anche per l'impossibilità di una soluzione e che si possono soltanto ascoltare con il groppo in gola.

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