CORONAVIRUS

Perugia, in ospedale riaprono gli ambulatori. Cosa cambia per intramoenia e ricoveri

Sabato 31 Ottobre 2020 di Egle Priolo

PERUGIA - Ambulatori e attività chirurgiche, si cambia. Con la terza circolare in una settimana, dovuta al continuo evolversi dell'emergenza sanitaria legata al coronavirus, la direzione dell'Azienda ospedaliera di Perugia modifica le direttive sulla gestione delle attività non Covid. E lo fa in tre pagine di integrazioni e chiarimenti al primo documento dello scorso 23 ottobre. Ricordando, prima di tutto, come «grazie all'impegno e alla professionalità di tutto il personale interessato, superate le iniziali difficoltà organizzative, ha continuato ad erogare, in massima sicurezza, tutte le prestazioni di I e II livello, include quelle relative allo screening, necessarie alla diagnosi, trattamento e monitoraggio delle patologie no Covid 19, procrastinando tutte le prestazioni non rientranti nella fattispecie di cui sopra». E proprio il tema della “procrastinazione” era stato, in ambito ospedaliero, tra i più dibattuti, rimanendo un po' oscuro cosa – e in base a che – fosse rinviabile o meno, in un momento in cui – come dimostrano i pronto soccorso non più presi d'assalto – l'ospedale diventa meta solo per strette necessità.

A creare difficoltà, certamente, anche la chiusura degli ambulatori come le limitazioni, per esempio, per le nuove pazienti di Ostetricia. Ma nelle tre pagine firmate dal commissario straordinario Marcello Giannico, dal direttore amministrativo Enrico Martelli e dal direttore sanitario Simona Bianchi, si sottoscrive un'importante marcia indietro. Con la direzione che «non può che condividere e fare proprie le osservazioni rappresentate da vari specialisti, sulla necessità di assicurare le prestazioni di controllo per tutti quei casi in cui la complessità e l'urgenza dettate dall'andamento del quadro clinico non ne consenta un'ulteriore differibilità».
Sull'attività ambulatoriale, quindi, porte aperte per tutti: fuor di burocratese (la circolare parla di «prestazioni di primo accesso di I livello sia soggette a metodologia Rao che non» e «di II livello comprese quelle di screening»), significa via libera a prime visite, comprese – per esempio – le visite senologiche e il monitoraggio della gravidanza. Ovviamente l'attività prosegue nel rispetto delle norme anti Covid, con gli accompagnatori che restano fuori dall'ospedale con deroghe possibili se concesse a «giudizio insindacabile ed esclusiva responsabilità» del personale sanitario. E il tema della responsabilità torna anche nel punto più dibattuto tra i corridoi del Santa Maria della misericordia. L'ultima circolare, infatti, stabilisce come sia «data piena facoltà ai direttori di struttura di procedere a una rimodulazione progressiva – fino alla sospensione – dell'attività ambulatoriale qualora il suo espletamento sia di ostacolo nell'assicurare l'attività assistenziale di ricovero». In altre parole, la patata bollente passa ai primari che ora devono decidere se e come tenere aperto, se e chi abbia bisogno di controllo.

Sospese ancora le attività chirurgiche, salvo – ancora – quelle «improcrastinabili e per le patologie tempo-dipendenti», come la gravidanza. Ritorna la pretesa oggettività di un giudizio per forza soggettivo, considerando che davanti a un'ernia ipermagna o una cisti chi si prende la responsabilità di stabilire si possano complicare o meno con un rinvio? Dubbi che serpeggiano tra i corridoi ma è chiaro come l'emergenza richieda scelte emergenziali. Di certo, restano sospesi anche i «ricoveri programmati di area medica», quindi come medicina interna, e via libera solo alle urgenze.
Novità anche per l'attività libero professionale in intramoenia che «ai sensi di quanto disposto dalla nota della Regione Umbria del 26 ottobre, potrà continuare ad essere erogata, precisando che si procederà alla sua sospensione per le discipline e strutture per le quali verrà sospesa l'attività istituzionale in regime ambulatoriale». Nei fatti, al momento, quindi nessuna, mentre «è sospesa con decorrenza immediata e fino a nuova comunicazione l'attività libero professionale in regime di ricovero». Per quelle resta l'ipotesi strutture private e la speranza si torni presto alla normalità.

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