Giudice indagato per corruzione: «Sentenze modificate per far diventare il figlio un calciatore professionista»

Giudice indagato per corruzione: «Sentenze modificate per far diventare il figlio un calciatore professionista»
di Egle Priolo
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Venerdì 22 Ottobre 2021, 08:00

PERUGIA - Sentenze aggiustate, con i «respinge» che diventano «accoglie». Decisioni in favore di «persone conosciute», in cambio di utilità e pure promesse di far sfondare il figlio nel mondo del calcio. È per questo che un giudice della Seconda sezione della Commissione tributaria provinciale di Perugia è indagato per corruzione, insieme al suo stesso figlio e a un avvocato. Al professionista il sostituto procuratore Gemma Miliani contesta anche l'ipotesi di falso materiale e falso ideologico: accuse per cui si è aperta l'udienza preliminare per decidere se mandare i tre a processo o meno.

Nella richiesta di rinvio a giudizio, per spiegare la contestazione di corruzione Miliani sottolinea come «in particolare nella veste di giudice relatore», il professionista «vendeva sistematicamente la propria funzione, ricevendo utilità o accettandone la promessa, per favorire parti private (alcune della quali da lui direttamente conosciute) patrocinate dall'avvocato (coindagato, ndr), mediante l'accoglimento dei ricorsi da quest'ultimo presentati e per compiere (o per aver compiuto) atti contrari ai doveri di ufficio». In particolare, secondo la procura, «per aver svolto le funzioni di giudice relatore in processi tributari in cui aveva l'obbligo di astensione, per aver affidato la redazione di motivazioni di sentenze al figlio e all'avvocato e dunque a persone estranee al collegio giudicante e spesso peraltro (l'avvocato) patrocinatore della parte ricorrente, e per aver modificato gli esiti delle deliberazioni in camera di consiglio (da rigetto ad accoglimento)» in due occasioni.
Sempre in base alle accuse, lo stesso legale – assistito dagli avvocati Luca Gentili e Michele Titoli – avrebbe dato e promesso al giudice varie utilità. Tra quelle ricostruite dagli inquirenti c'è l'assistenza legale gratuita in suo favore e anche per far riconoscere diritti pretesi da suoi familiari (come la sorella in lite con le Poste per un rimborso), fino alla «predisposizione, da parte del professionista, delle minute delle sentenza formalmente redatte da giudice in accoglimento delle difese spiegate dallo stesso avvocato». Il figlio del giudice (entrambi difesi dagli avvocati Giuseppe La Spina e Maria Anna Sciabola) avrebbe poi partecipato alla redazione di altre minute delle sentenze assegnate al padre «così lucrando il giudice tributario i relativi compensi senza aver svolto in concreto l'attività di studio dei casi».
Particolare, poi, la promessa che il giudice avrebbe accettato in cambio delle sentenze con l'aiutino: «la prospettazione – scrive il sostituto procuratore – di aiuti per lo sviluppo della carriera sia agonistica che professionale del figlio nel mondo del calcio professionistico», grazie alla mediazione di un manager di livello nazionale e rappresentante di una nota società «parte ricorrente in un pocedimento dinanzi alla Commissione tributaria di Perugia» patrocinato dall'amico avvocato e in cui il magistrato che ora rischia il processo era giudice relatore. «Il tutto – conclude il pm – con il consapevole, interessato apporto del figlio».
Accuse a cui, per il giudice, si aggiunge appunto la contestazione di quei «respinge» cambiati in «accoglie», con la redazione di una «motivazione di accoglimento non corrispondente alla deliberazione di rigetto adottata nel segreto della camera di consiglio, così inducendo in errore il presidente del collegio giudicante» che sottoscriveva quindi una sentenza ideologicamente falsa. Accuse contestate dagli indagati, che ora avranno modo di difendersi per evitare il processo, con il procedimento che vede come parte offesa la Direzione regionale delle Entrate di Perugia e pure il ministero dell'Economia e delle Finanze.

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