CORONAVIRUS

Narni: la città venne blindata per preservarla della pandemia. Era il 1713

Lunedì 15 Giugno 2020 di di Marcello Guerrieri
Lo storico Roberto Nini

A quanti è sembrato che le misure per combattere e contrastare il coronavirus siano state eccezionali, troppo invasive e mai verificate nei secoli? Invece sono provvedimenti che erano stati presi dalla autorità tre secoli fa, quando a Narni, ma presumibilmente sull’intero territorio dello Stato Pontificio, si cercò di impedire il contagio della peste, con tanto di gendarmi a girare per la città, impedendo lo scorrere della vita normale. A scoprirlo ci ha pensato Roberto Nini, che di mestiere non fa il medico ma lo storico, specificatamente su argomenti narnesi: “E’ vero, c’è stata una grande epidemia di peste nel 1713 che investì anche Narni e le misure di contenimento che i maggiorenti della città presero furono grosso modo le stesse di adesso”. Una analogia sorprendente dal momento che le conoscenze mediche erano di gran lunga ben diverse. Ma dove Roberto Nini ha trovato le notizie? “Nelle raccolte delle “Riformanze”, ossia le delibere di allora, in un volume ben conservato nell'archivio storico comunale”.
A ben vedere, o forse no, c’era una vera differenza: l’epidemia di peste è stata terribile ed iniziò, ecco un’altra analogia, alla fine di febbraio, primi di marzo, del 1713, in Germania e Austria; si diffuse in Italia, anche per colpa del passaggio di loro truppe dirette verso Roma”. Allora non si sapeva con chiarezza che il veicolo di trasmissione della peste era una pulce, portata dai ratti ma le autorità del momento capirono una cosa sola: senza contatti non vi sarà contagio, ed agirono di conseguenza, un provvedimento che fa scattare un’altra analogia dopo trecento anni: “Le misure messe in atto fanno capire, che si trattava di una lotta contro un nemico invisibile e sconosciuto contro il quale non si aveva rimedio se non l'isolamento di intere popolazioni che si chiudevano entro le mura cittadine” spiega Roberto Nini. Lo Stato Pontificio garantì solo i servizi essenziali, come le poste e gli approvvigionamenti oltre che l’ordine pubblico nel senso del controllo serrato. Niente più. Le sei porte di Narni, quella che “passavano” le mura castellane, così come scritto nella Riformanza, si chiusero per oltre un anno. Ci si poteva muovere solo se in possesso di certificato che spiegava lo stato di salute libero dalla peste e pure chi era addetto ai trasporti o ai lavori agricoli, disposizioni che hanno dato vita ad un’altra coincidenza incredibile. L'epidemia, a leggere i libri di storia, durò almeno un anno, con una recrudescenza nel mese di ottobre, con la speranza che in questo caso non vi sia alcuna rispondenza. Si verificò però anche una moria di bestiame, che poco entrava con la peste. La epidemia attaccò le persone abbastanza giovani ed i registri dello stato civile narnese sono a dimostrare un aumento dei decessi nella città considerevole, segno che la malattia aveva inciso sulla popolazione attiva. Come accade in questi casi poi il morbo si attenuò sino a sparire con la stessa velocità con cui era arrivato. Rimangono le casualità: “Che sono molte – conclude Nini - a dimostrazione che l'essere umano, pur credendo di governare e dominare la terra, in realtà è parte di essa e segue le dinamiche che caratterizzano la vita sul nostro pianeta”.

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