L'epidemiologo Fabrizio Stracci:«Possibile iniziale riduzione della curva epidemica»

Il professor Stracci
di Fabio Nucci
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Martedì 18 Gennaio 2022, 07:17 - Ultimo aggiornamento: 08:26

PERUGIA Sembra consolidarsi la fase discendente della curva epidemica regionale, letta attraverso l’incidenza settimanale. I 774 casi certificati domenica portano a 1.685, i casi per 100mila abitanti, ai livelli di fine dicembre. Un trend che iniziano a disegnare i modelli epidemiologici che indicano quanto meno una riduzione dell’incremento, come sottolinea Fabrizio Stracci, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva dell’Università degli studi di Perugia e componente del Cts regionale. Anche il picco del tasso di positività dei tamponi molecolari sarebbe alle spalle, ma il dato sui test, considerando anche gli antigenici, è tutto da consolidare. Intanto, rallentano anche la curva dei decessi e dei ricoveri ordinari.
Dai nuovi contagi ai casi attivi, passando per i dati ospedalieri, sono vari i segnali che portano a pensare a una fase di contenimento dell’ondata epidemica invernale. «Sebbene i dati siano poco affidabili, considerata l’eterogeneità dei test e del loro utilizzo, diversi modelli individuano una riduzione dell’incremento se non un’iniziale riduzione della curva», osserva il professor Stracci. «Per questo è plausibile che si arrivi a un picco e, auspicabilmente, a una successiva fase di riduzione dei contagi e conseguentemente della pressione sul servizio sanitario». Tenendo conto dell’incidenza settimanale, il punto massimo resta quello del 9 gennaio, con 2.261 casi per 100mila abitanti. Quello stesso dato, aggiornato ai contagi della settimana 10-16 gennaio, è sceso a 1.685,6, mentre il totale settimanale delle diagnosi registra un calo del 25,2%. Parallelamente, appare in una fase discendente il tasso di positività dei tamponi considerati nella loro eterogeneità, la cui media mobile è al momento pari all’11,8% dopo aver toccato punte sopra il 16%, tra il 7 e l’8 gennaio. Un dato legato alla consistente mole di tamponi processati con test antigenico, 97mila circa nell’ultima settimana con un’incidenza di positivi del 9,53%, mentre tra i molecolari il dato viaggia ancora intorno al 20%. Secondo le analisi del matematico del Cnr, Giovanni Sebastiani sui valori al 16 gennaio, l’ Umbria è una delle regioni che hanno superato il picco dei positivi ai test molecolari. I numeri dei tamponi eseguiti nell’ultimo mese, tuttavia, descrivono il grande lavoro svolto dai relativi servizi a partire dalla settimana di Natale. «Indubbiamente la rapidissima diffusione del contagio ha messo in crisi alcune componenti dei servizi e ne ha messe a dura prova altre», aggiunge il professor Stracci. «In particolare il sistema di contact tracing è stato esposto a una pressione senza precedenti. Ma anche il sistema di diagnosi, in particolare quello dei laboratori di microbiologia, è stato sottoposto a carichi di lavoro non sostenibili».
Un altro dato confortante arriva dalla riduzione degli attualmente positivi che è proseguita grazie ai 1.777 guariti registrati domenica, 20.700 in una settimana, raddoppiati rispetto alla precedente. I casi attivi ora sono 27.680, come il 4 gennaio, il 99,2% dei quali in isolamento domiciliare, mentre in 12, stesso dato del giorno precedenti, sono in terapia intensiva dove domenica si è avuto comunque un ingresso. Secondo l’Agenas il tasso di occupazione dei posti letto è al 14%, ma la Cabina di regia con tale numero di pazienti considera una percentuale del 9,4% che trattiene la regione in fascia bianca. Sono invece 216 gli assistiti che occupano i reparti ospedalieri ordinari, due in meno rispetto al giorno precedente. Nell’ultima giornata sono state segnalate altre due vittime, (a Bevagna ed Amelia), 32 in sette giorni, dato in discesa

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