Il corteo spontaneo dei mille
in marcia contro le chiusure

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TERNI Ordinati, rumorosi quanto basta, con le mascherine, ma soprattutto determinati a proseguire la battaglia. I mille che ieri sono scesi in piazza si sono dati già appuntamento ad oggi. «Dobbiamo stare uniti e domani (oggi, ndr) presidiare i locali che devono rimanere aperti dalle 18 e non chiudere», è l’invito che arriva in chiusura della manifestazione iniziata ieri in piazza tacito alle 21 e terminata dopo le 22 al termine di un corteo che ha attraversato la città al coro di “libertà libertà”. 
Ristoratori, baristi, commercianti, gestori di palestre, ma anche disoccupati e cassintegrati. Quelli che ieri sono scesi in piazza non sono il popolo di questa o quell’altra categoria, ma cittadini esasperati dalla pandemia e dalle scelte che il Governo sta adottando per contenerla. Dallo sciopero fiscale «non paghiamo più un euro di tasse» alla rivolta degli scontrini «non li dobbiamo più fare», tante le iniziative di protesta urlate in apertura del corteo. «Sia chiaro - ha spiegato uno degli animatori della protesta nata sui social - non siamo no mask o negazionisti, ma cittadini che vogliono lavorare per vivere». Nessuna bandiera, nessuno striscione. Solo rabbia e mascherine hanno caratterizzato i manifestanti. E la voglia di continuare a lottare, dopo l’esperienza di ieri sera che ha stupito gli stessi organizzatori della protesta per la massiccia adesione. 
«Domani non dobbiamo chiudere, dobbiamo restare aperti. Solo se saremo uniti ce la faremo», è stato più volte urlato. Rabbia, paura e delusione. Miscela esplosiva che ieri si è contenuta grazie al lavoro di diplomazia degli uomini della digos coordinati dal dirigente Marco Colurci, che hanno ricevuto un applauso dai manifestanti. «Dobbiamo ringraziare loro (gli agenti della Digos, ndr) se oggi possiamo fare questa manifestazione», è stato detto in piazza della Repubblica dove è scattato l’applauso per le forze dell’ordine. E un attimo dopo è partito l’inno di Mameli dalle casse di un piano bar. 
Sotto palazzo Spada ultima tappa, con i piloni di cemento a fare da palco per gli interventi che si sono susseguiti. Quasi tutti dello stesso tenore. «Abbiamo spese diecimila euro per mettere a norma la nostra palestra. Soldi che abbiamo speso di tasca nostra. È ora per le inefficienze del Governo che non ha potenziato gli ospedali dobbiamo pagare noi», ha detto il titolare di una palestra. 
Oggi la protesta continua.

 


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