CORONAVIRUS

Coronavirus, a Perugia ripartono le visite specialistiche in ospedale

Martedì 26 Maggio 2020 di Luca Benedetti
Perugia, il distanziamento nelle sale d'attesa dell'ospedale
PERUGIA - Il contatore dice che lunedì al Santa Maria della Misericordia si è arrivati a quota seimila. Seimila sono le persone che si sono mosse dentro alla cittadella sanitaria del capoluogo. Un mezzo ritorno alla normalità visto che, in genere, l’ospedale muove tra lavoratori, accessi per le visite, visite ai malati e assistenze in corsia, tra le 12mila e le quindicimila persone al giorno. Una città nella città che adesso fa i conti con le ristrettezze legate al Covid-19.
Alle otto della mattina c’è già la gente in coda. Con in mano l’impegnativa d’ordinanza. Perché ieri riaprivano i poliambulatori.
Porte aperte per le prestazionche vanno effettuate entro i 30 giorni dalla prescrizione del medico di famiglia. Un segnale di ritorno alla normalità, che può sembrare leggero, ma che non lo è. Pensare che il Santa Maria della Misericordia gestisca, tra l’altro, due Terapie intensive Covid-19, può essere il punto di partenza per capire come la riconversione non si un click su una tastiera.
Giusto per fare un esempio, spiegano dall’Azienda ospedaliera, ieri c’erano 22 urgenze da gestire al reparto di Ortopedia guidato da Auro Caraffa: dall’incidente stradale al ragazzino coinvolto nella serata della movida violenta di piazza Danti e piazza Grimana, fino all’anziana caduta in casa. Segno che la Fase 2, ha rimesso in moto l’Umbria.
Da ieri non ci sono più i volontari della Protezione Civile a gestire gli accessi. La chiave p tornata in mano ai dipendenti: servizio di portineria e Oss che misurano la temperatura con il termoscanner a chiunque entri in ospedale aii quattro accessi indicati. Si entra solo dopo aver fatto vedere i documenti, mostrato l’impegnativa e spiegato dove si deve andare. Ospedale sotto scorta. L’emergenza Covid-19 ha cambiato un’abitudine importante: per entrare la sera non c’è più solo il controllo delle telecamere. Ma si deve suonare al citofono. E anche in quel caso generalità e necessità. Sorvegliano dalla portineria che tutto fili liscio. A proposito di notte. Per fare l’assistenza ai malati deve esserci una necessità molto particolare. E chi deve farlo vine sottosto al tampone. «L’assistenza del personale garantisce tutti», spiegano in ospedale.
Nelle sale d’attesa ci sono meno posti a sedere. Un po’ come succede su autobus e treni: le seggiole utilizzabili sono state ridotte in modo da mantenere il distanziamento anche quando si sta in fila ad aspettare la visita. Eppoi c’è la sanificazione dell’ambulatorio per ogni paziente che esce. Non solo: per evitare code e che giri troppa gente il giorno della vista prenotata si deve arrivare non prima di quindici minuti dall’inizio della vista o della prestazione programmata. Tutti in mascherina. Meglio se anche con i guanti; mentre il personale medico che va al bar deve lasciare il camice appeso fuori.
Mascherina, guanti per chi li vuol indossare, documento e impegnativa. E poi la pistola del termoscanner puntata. Ecco la nuova vita della cittadella dell’ospedale che ieri ha riaperto a una parte delle visite specialistiche. La carica dei seimila è un segnale che la Fase 2 è entrata nel vivo. Il monitoraggio di accessi e tempi di attesa per le visite diventa un passaggio chiave per capire cosa succederà la prossima settimana. Intanto il contatore gira e il termoscanner indica la temperatura giusta: «Prego, si accomodi. Può entrare per la visita». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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