Terni, negato il bonus da 600 euro
avvocata scrive a Conte:
«Non credo nella giustizia»

L'avvocato Francesca Cruciani
di Nicoletta Gigli
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Lunedì 18 Maggio 2020, 11:00
Il bonus covid da 600 euro le è stato negato. Non lo riceverà nonostante abbia seguito tutte le procedure telematiche che sono state previste per ottenere dalla cassa forense quel contributo legato all'emergenza coronavirus. «Un esito tragicomico» dice l'avvocato Francesca Cruciani, con uno studio legale a Baschi ed un altro a Roma. «Voglio precisare che, nonostante i costi di giudizio per me non sarebbero gravosi, non perderò neppure tempo ad impugnare per vie legali il diniego che mi è stato trasmesso per un motivo molto semplice: la giustizia - dice Cruciani - va proficuamente cercata nel campo di chi la coltiva sostanzialmente e non in via apparente».
L'avvocatessa orvietana ricostruisce la singolare vicenda del bonus covid negato in una dettagliata lettera inviata al presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte e al presidente della cassa forense, Nunzio Luciano. «Ho deciso di fare la richiesta della misura di sostegno solo il 29 aprile, il giorno prima del termine di scadenza finale, in quanto non ritenevo opportuno e giusto inoltrare la domanda prima di altri avvocati che ritengo più bisognosi di me in ragione del fatturato del mio studio nel 2019 e nei primi due mesi di quest'anno. Quando ho capito che il mio reddito rientrava comunque nella soglia prevista - aggiunge - ho proceduto a fare la richiesta». Per non sbagliare le complesse procedure di inserimento dei dati l'avvocato Cruciani ha chiesto aiuto al marito ingegnere, più esperto di lei per fronteggiare ostici invii telematici speciali. Il primo maggio riceve via pec una rassicurante dichiarazione di apertura di istruttoria, che lasciava intendere che la pratica avviata aveva preso il giusto corso. Dopo dieci giorni però arriva un'altra mail, firmata con due iniziali, che non è molto chiara ma che, tra le righe, lascia intendere che c'è qualche intoppo. «Ho risposto precisando di aver presentato la domanda entro la data prevista, ma il successivo scambio epistolare intercorso con soggetto sempre sconosciuto, evidenziava che eventuali domande pervenute con modalità diverse da quelle stabilite sono inammissibili. Io ho rispettato tutte le modalità formali e non ho ancora capito i motivi per cui il bonus mi è stato negato». L'avvocato Cruciani è indignata «per una cassa che non ha mai funzionato». E non potrà mai dimenticare quello che ha vissuto sei anni fa: «Ho sfiorato il decesso dopo una gravidanza extrauterina e, nei lunghi mesi passati a letto in convalescenza, non ho ricevuto nulla in via previdenziale. E pensare che, nonostante non potrò mai avere figli, continuo a pagare alla cassa forense il contributo maternità».
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