Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Avigliano Umbro, i tesori della Grotta Bella. Nuove scoperte e progetti per il futuro

Avigliano Umbro, i tesori della Grotta Bella. Nuove scoperte e progetti per il futuro
di Francesca Tomassini
3 Minuti di Lettura
Martedì 16 Agosto 2022, 11:53

La Grotta Bella continua a stupire. Recenti ritrovamenti stanno modificando il ruolo funzionale di questa cavità naturale tra i boschi di Santa Restituta, frequentata già dall'età del Bronzo e ricca di stalattiti e stalagmiti. In particolare, il rinvenimento di resti umani, adulti e bambini, che potrebbero indicarne un uso funerario. A presentare lo stato dell'arte dello scavo archeologico, gli speleo archeologi del gruppo di ricerca Federico Spiganti, Micaela Fiorino, Maurizio Todini e Carlo Zoccoli durante un evento organizzato dall'associazione La Ginestra. «Grotta Bella - ha spiegato Carlo Zoccoli - è un sito di straordinario interesse speleo archeologico. Il suo giacimento interno, ha evidenziato l’esistenza di una fitta trama di presenze antropiche che coprono un arco temporale di circa seimila anni, dalla preistoria alla storia. Dal 2019 sono riprese delle indagini nel sito a cura di un’équipe mista di speleo-archeologi del Crs “Enzo dei Medici” e del Gruppo Speleologico Todi, sotto la direzione scientifica di Felice Larocca, archeologo preistorico dell'Università Aldo Moro di Bari. Uno degli obiettivi principali è stato quello di realizzare il nuovo rilievo topografico-archeologico ad alta precisione della cavità, elemento base per la prosecuzione delle indagini». Un lavoro portato avanti nel ventre del Monte l'Aiola, nella catena dei Monti Amerini, 530 metri s.l.m. «Penetrati al suo interno -continua Zoccoli- ci si trova alla sommità di una vasta sala di crollo, in questo ambiente si sono individuate fasi di frequentazione umana riferibili al Neolitico, all’Età del Bronzo, preromana e romana. Nella profondità della grotta, invece, tra le stalagmiti compare la principale evidenza scheletrica finora individuata. Si tratta di un cranio umano e parte del corpo ancora sigillati dal carbonato di calcio e incastrati tra un grosso blocco roccioso e una stalagmite. Con le più recenti esplorazioni, indagando tra le rocce dello stesso ambiente, sono emersi ulteriori resti ossei. Su una superficie di circa undici metriquadri sono emersi i resti di almeno nove diversi individui, di cui cinque in età infantile e quattro in età adulta. L’orizzonte cronologico di riferimento di tali sepolture è chiaramente preistorico, come si evince da alcuni manufatti trovati in associazione, come un piccolo vaso in ceramica d’impasto provvisto di bugne, manufatti litici e punteruoli in osso, probabilmente relativi all’abbigliamento dei defunti. Le datazioni radiometriche collocheranno tali evidenze in un preciso quadro crono-culturale». Alla luce dei recenti ritrovamenti, l'obiettivo della ricerca è far emergere le complesse dinamiche riguardanti il rapporto dell’uomo con la cavità e con il territorio. «È per questo motivo - chiude Zoccoli - che la missione di ricerca proseguirà da settembre grazie al finanziamento della Fondazione Carit di Terni e del Comune di Avigliano Umbro sotto la supervisione della Soprintendenza».

© RIPRODUZIONE RISERVATA