Terni, Arvedi in pole nella sfida con Marcegaglia per Ast
Fuori i competitor coreani e cinesi

Terni, Arvedi in pole nella sfida con Marcegaglia per Ast Fuori i competitor coreani e cinesi
di Vanna Ugolini
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Mercoledì 15 Settembre 2021, 22:56 - Ultimo aggiornamento: 16 Settembre, 09:24

Rafforzare l’azienda comprando Ast e unificandola con il gruppo fondato nel 1963 dal cavaliere del lavoro Giovanni Arvedi per poi quotare tutto in borsa. Sarebbe questo il progetto che Giovanni Arvedi ha per le acciaierie ternane e che è piaciuto al governo italiano e anche ai tedeschi di ThyssenKrupp.

Nella corsa per l'acquisto di Ast sarebbero rimaste sole le aziende italiane in gara con offerte vincolanti
Dopo il question time dei giorni scorsi voluto dal parlamentare Dem Walter Verini con il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti qualcosa è trapelato sulla vicenda. Il Ceo Massimiliano Burelli ha confermato quanto anticipato dal Messaggero nei giorni scorsi, e cioè che le offerte vincolanti per l’acquisto di Ast sono rimaste tre. Ieri i cinesi sono sembrati essere distanti dalla possibilità di acquistare: erano interessati anche ad altri assist della Thyssen e la trattativa non sarebbe andata in porto.

La vendita resta un affare privato tra la Thyssenkrupp e i  gruppi che hanno presentato un’offerta vincolante ma quello che sembra è che le istituzioni che stanno seguendo la vicenda abbiano apprezzato il progetto che Arvedi prevede per Ast. Siamo sempre ai rumors che, comunque, sono rilanciati anche lungo i corridoio di palazzo Donini.
Nei giorni scorsi il ministro allo Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha rassicurato sul fatto che Ast sarà venduta in blocco, quindi che non sarà fatto lo spezzatino.

 Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Ugl e Usb sono tornati a chiedere che «i piani industriali oltre ad essere di sviluppo per l’azienda garantiscano gli assetti produttivi, i livelli occupazionali e salariali dei lavoratori diretti e dell’indotto, nonché l’integrità del sito nel suo complesso».

Invece Federmanager chiede che venga scongiurata qualsiasi forma di aggregazione con i siti di Taranto e Piombino e che «la nuova proprietà sia in grado sia di investire per portare a regime l’inox a freddo, sia di riprendere i progetti di nuovi prodotti e processi. Ma, soprattutto dobbiamo insistere perché l’area a caldo torni ad essere utilizzata per l’intera capacità produttiva». E' possibile che tra poche ore sia più chiaro il destino delle acciaierie ternane specializzato nella produzione di acciaio inossidabile, con all'attivo circa 2.300 dipendenti. Nei giorni scorsi il ministro allo Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, riferendo alla Camera, aveva annunciato che il nome dell'acquirente sarebbe stato reso noto entro settembre. La vendita di Ast era stata annunciata da ThyssenKrupp, alle prese con una profonda ristrutturazione, nel maggio 2020. Per il closing finale bisognerà attenere l'inizio del 2022 dopo la decisione dell'Antitrust che, comunque, dovrebbe essere scontata dato che nessuna azienda in gara, anche acquistando Ast, ha una posizione di predominio sul mercato europeo.

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