Ast Terni, rush finale: sono tre le offerte vincolanti rimaste

Ast Terni, rush finale: sono tre le offerte vincolanti rimaste
di Vanna Ugolini
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Venerdì 3 Settembre 2021, 08:38 - Ultimo aggiornamento: 08:39

Da nove player interessati a quattro e ora a tre. Rush finale per l'acquisto di Ast: un'offerta vincolante è stata ritirata nelle ultime ore, non ritenuta all'altezza da parte della Thyssen. Probabilmente un'offerta più bassa rispetto alle tre che restano sul tavolo. E che vengono giudicate offerte vere, diverse ma tutte e tre congrue rispetto al valore delle acciaierie ternane.
Quali player restano in campo tra Posco, Arvedi, Marcegaglia, Baosteel? Qui si apre il campo delle congetture, anche perchè l'unica altra cosa che si sa è che nessuna delle aziende che è rimasta in lizza è in posizione dominante. Si possono fare tantissime ipotesi ma andrebbero solamente ad aggiungersi a quelle che già stanno circolando in queste settimane, in parte messe in giro dall'azienda stessa per tutelare la riservatezza della trattativa, in parte utilizzate strumentalmente dalle aziende in corsa per fare pressioni e, ancora, in parte fatte circolare da chi ha interesse personale a entrare nel giro di chi acquisterà Ast, soprattutto se sarà un player italiano.
Un'altra cosa che trapela è che la vendita di Ast andrà fino in fondo, non ci saranno ripensamenti come successe durante la trattativa con Outokumpu, durante la quale ThyssenKrupp si dovette riprendere Ast per decisione dell'Antitrust.
L'Europa, questa volta, sembra più attenta. La commissaria europea all'Antitrust Margrethe Vestager, ha delimitato il perimetro in cui deve avvenire la vendita, facendo inserire anche i centri commerciali nel pacchetto di Ast. Nei giorni scorsi la presidente della Commissione europea Ursula Von del Layen ha risposto alle sollecitazioni dell'europarlamentare Daniela Rondinelli inserendo nel Green Deal anche le produzioni di acciaio inox e di acciai speciali.

Non dovrebbero quindi avere ripercussioni su questo percorso di vendita le frizioni che ci sono all'interno della casa madre. Da quando è entrato il fondo Cevian la multinazionale viaggia a due velocità, con una parte che vuole mantenere la vocazione industriale e l'altra che invece vuole sganciarsi dalla tradizione e puntare al mercato della finanza. Frizioni che, negli ultimi anni, hanno provocato più di un dietrofront nelle decisioni prese dall'azienda.
La vendita di Ast dovrebbe comunque andare in porto e i tempi si sono velocizzati. Pochi giorni fa il Ceo Massimiliano Burelli è stato chiamato in Germania, un incontro non programmato: a Terni da tempo era stato previsto un incontro con il vicesegretario del Pd, Giuseppe Provenzano, che, dunque, non ha potuto incontrare il Ceo, ma altri dirigenti d'azienda.
Anche qui le congetture sulla chiamata improvvisa di Burelli si sprecano ma, in realtà, è difficile andare oltre le ipotesi.
Per Terni, come ha anche ben spiegato Federmanger in un documento, conta una sola cosa: che il player che comprerà Ast sia in grado di mantenere le acciaierie italiane competitive a livello europeo come sono ora, di portare a termine i progetti di riqualificazione ambientale e di continuare ad investire sugli impianti. Se la politica ha un peso in quella che rimane fondamentalmente una trattativa privata, dovrebbe arrivare a delimitare proprio questo perimetro. Non parlare di nomi ma di prospettive, di investimenti, di che progettualità c'è verso questa acciaieria che tanto ha dato al paese e che ancora può dare. In caso contrario il rischio di spacchettamento delle varie componenti e di un grosso ridimensionamento sono dietro l'angolo.
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