A rischio estinzione l'ape che fa bella l'Umbria: «Trecento alveari a selezione genetica per salvare l'Apis Mellifera Ligustica»

Martedì 23 Febbraio 2021 di Aurora Provantini
A rischio estinzione l'ape che fa bella l'Umbria: «Trecento alveari a selezione genetica per salvare l'Apis Mellifera Ligustica»

E’ umbro il primo documento scientifico sull’Apis mellifera ligustica, scritto nel 1625 ad Acquasparta da Federico Cesi. Nello stesso anno il fondatore dell’Accademia dei Lincei commissionò una tavola da allegare alla sua opera: la Melissographia, immagine incisa da Greuter che evidenzia particolari anatomici ricavati da osservazioni microscopiche. Pratica, forte, responsabile, esperta, alleata dell’ambiente, l’ape autoctona è considerata una delle migliori sottospecie di api da miele.

Tiziano Gardi, già docente di apicoltura presso l’Università degli studi di Perugia, esperto apistico nazionale nominato dal Ministero delle politiche agricole e alimentari, le alleva insieme a Marco Petrarchini, entrambi iscritti all’Albo nazionale allevatori api italiane: “Più di 300 alveari in selezione genetica tra Terni e Perugia”. Molti altri allevatori rischiano invece di farla scomparire. “Sebbene possa apparire strano pensare al rischio di estinzione per un animale che viene allevato con successo da secoli - spiega Gardi - è in corso una moria estremamente preoccupante e sempre più spesso il numero di Apis mellifera ligustica nate non supera quello delle api morte. Questo dipende dalla diffusione eccessiva di ibridi, che pone il problema della salvaguardia dell’ape autoctona, evolutasi proprio in Italia in milioni di anni. Quando le regine ibride producono fuchi (ape maschio, ndr) che vanno a fecondare anche le regine ligustiche, si generano nuove ibridazioni”.

"Eppure sono proprio le ligustiche a rendere l’Umbria così bella - aggiunge il professore - ad attrarre il turista. L’impollinazione favorisce la conservazione delle diverse essenze di un determinato ambiente. Se le nostre colline sono così fiorite è merito loro. Per questa ragione l’Apis mellifera ligustica è stata annoverata nel registro delle razze autoctone a rischio di estinzione dalla nostra regione”.

“La loro sopravvivenza non è un questione economica - evidenzia Gardi - anche se nel Medioevo erano le api a garantire la produzione di candele per le chiese e i palazzi dei signori, il danno oggi sarebbe ambientale”.

Il progetto BtoBee. In questi giorni quell’ape umbra è tornata alla ribalta delle cronache, grazie al progetto BtoBee di Ast. Un esperimento scientifico che ha visto l’acciaieria installare 20 alveari in due siti aziendali considerati a più alto stress inquinante, affidando alle api il ruolo di piccole centraline di monitoraggio per raccogliere dati importanti sulla qualità dell’ambiente circostante. Un’ indagine sofisticata che prevede l’analisi del polline raccolto, del miele e della cera prodotta. “Dal momento che questi imenotteri visitano migliaia di fiori in un solo giorno - sottolinea Gardi - di solito in un raggio stretto di 3 chilometri attorno alla loro casa, sono in grado di restituire un sistema di valutazione fortemente localizzato”.

Tiziano Gardi e Marco Petrarchini, selezionatori di Apis mellifera ligustica italiana autoctona, sono i responsabili tecnici del progetto che fa approdare le api in Ast, mentre Enzo Goretti, del Dipartimento di Chimica, biologia e biotecnologie dell’Università di Perugia, è il responsabile scientifico. In queste settimane sono in corso le analisi sui diversi campioni prelevati dagli alveari di Ast, grazie alla collaborazione con l’Ateneo perugino. “Ast ha la necessità di verificare quanto la Conca ternana possa essere inquinata dall’azienda e sceglie le nostre api per farlo. E’ talmente importante la conservazione di questa sottospecie che la Regione Umbria ha adottato un regolamento per favorire l’acquisto di famiglie di api certificate con un finanziamento della Comunità Europea” – spiega Gardi. “Perciò non ce la possiamo prendere solo con i cambiamenti climatici e l’uso di agrofarmaci – conclude – la sopravvivenza dell'Apis mellifera ligustica in Umbria dipende soprattutto dalle scelte degli apicoltori locali". 

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