Stop aborto farmacologico a domicilio, Rifondazione Terni: «Provvedimento vessatorio per le donne»

Lunedì 15 Giugno 2020 di Aurora Provantini

«La Giunta regionale umbra, guidata dalla leghista Tesei, sul tema della interruzione volontaria della gravidanza, decide di far arretrare l’Umbria di decenni con una scelta ideologica retrograda e strumentale». Il commento arriva dalla federazione di Terni del  partito della Rifondazione Comunista.
«Viene infatti cancellato il passo in avanti compiuto a fine 2018, a seguito di un decennio di lotte delle associazioni delle donne, quando l’amministrazione regionale aveva finalmente dato indicazione agli ospedali umbri di organizzare, in regime di day-hospital, il servizio di interruzione della gravidanza tramite la somministrazione della pillola Ru486». 

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Si dava così alle donne la libertà di poter scegliere il metodo meno invasivo e di poterlo fare in modo accessibile, discreto e tutelato. Un'alternativa seria all’interruzione volontaria di gravidanza attraverso l’intervento chirurgico.
 «Marcia indietro! La giunta destrorsa umbra decide dunque di obbligare la donna al ricovero in ospedale per tre giorni - scrive in una nota Rifondazione Comunista - rendendo sempre più difficile il percorso per ottenere l’opzione farmacologica.  Un provvedimento grave e vessatorio per le donne che dovranno ricorrere ad un ricovero in strutture che, specialmente in periodo di Covid-19, andrebbero al contrario alleggerite e destinate  a ben altri interventi».

Per il partito della Rifondazione Comunista il provvedimento è «insensato  vuoi perché arriva in un momento in cui si tende ad evitare l’ospadalizzazione, vuoi per i costi maggiori che andranno a gravare sulla collettività».
Le associazioni delle donne si scagliano tutte contro la decisione della Tesei, ricordando che l’interruzione volontaria di gravidanza tramite farmaci, è praticata in larga parte d’Europa, scelta in Francia dal 66% delle donne ed in Svezia dal 95%. Solo in Italia la percentuale si abbassa drasticamente al 18%, ed in Umbria scende addirittura al  5%.  «Le ragioni di queste differenze sono indicate nella continua corsa ad ostacoli che devono compiere le donne umbre,  nella  disinformazione, nella  mancanza di servizi territoriali, soprattutto nell’ostilità degli obiettori di coscienza».

Ultimo aggiornamento: 19:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA