Strage di Erba, per riaprire il caso di Rosa e Olindo le Iene puntano su ex carabiniere congedato dall'Arma e condannato per truffa

Strage di Erba, per riaprire il caso di Rosa e Olindo le Iene puntano su ex carabiniere congedato dall'Arma e condannato per truffa
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Giovedì 10 Dicembre 2020, 21:33 - Ultimo aggiornamento: 22:02

Un'ex carabiniere congedato dall'Arma dopo aver avuto guai con la giustizia e ora in carcere a Bollate per truffa aggravata è il nuovo protagonista del tentativo delle Iene di riscrivere la storia della strage di Erba

«Due giorni dopo l'accaduto doveva essere tutto focalizzato su Rosa e Olindo, si doveva fare di tutto per tirare fuori la loro colpevolezza». È quanto rivela un ex carabiniere, che dichiara di aver partecipato alle indagini sulla strage di Erba, a 'Le Iene' in onda questa sera in prima serata su Italia1. «Anche tra i miei colleghi - aggiunge - sono pochi quelli che danno con certezza che Rosa e Olindo siano colpevoli, le prove a loro carico non le trovo così schiaccianti».

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Quella di Giovanni Tartaglia è una nuova testimonianza sul caso di omicidio multiplo commesso ad Erba l'11 dicembre 2006. L'ex maresciallo dei Carabinieri ha svolto gran parte della sua attività al nucleo operativo radiomobile di Como, dal 1998 al 2008, ha comandato per 4 anni una stazione dei Carabinieri, sempre nel comasco, e dichiara di aver partecipato alle indagini della strage. In servizio per 24 anni e congedato dall'Arma dopo aver avuto dei guai con la giustizia è attualmente nel carcere di Bollate a Milano dove sta scontando la sua pena. Qualche tempo fa, in attesa della sua condanna per truffa aggravata, ha contattato la redazione per fare delle rivelazioni che - se eventualmente confermate - avrebbero delle conseguenze potenzialmente clamorose.

Ha voluto parlare delle indagini che hanno portato all'arresto e poi alla condanna di Rosa Bazzi e Olindo Romano, ritenuti unici colpevoli del delitto. In merito alle intercettazioni mancanti, l'ex carabiniere sottolinea che di essersi «occupato prevalentemente di intercettazioni ambientali e telefoniche. Che in casa Romano-Bazzi non abbiano mai parlato di quello che era accaduto a me non risulta. Mi ricordo la frase di Rosa che diceva "c'è da aver paura a stare in un ambiente del genere". 

Sull'assenza nel brogliaccio della metà del materiale prodotto in momenti topici dell'indagine, afferma poi: «Come mi spiego quel buco di 4 giorni senza alcuna annotazione da parte dei Carabinieri in ascolto? È strano, la sequenza dei numeri non può sballare assolutamente. Io li ho stampati corretti, se da lì al passo successivo c'è stato qualcuno che è intervenuto sui server o rimasterizzato i dvd io non lo posso sapere. Però è possibile farlo».

Nel servizio di Antonino Monteleone e Marco Occhipinti - in onda stasera, a 'Le Iene, in prima serata su Italia1 - oltre alle dichiarazioni inedite di Tartaglia anche il parere, su questa nuova testimonianza, del legale dei coniugi in carcere, Fabio Schembri. All'opinione di Azouz Marzouk, marito di Raffaella Castagna - inizialmente additato come l'assassino ma immediatamente scagionato perché in quei giorni si trovava in Tunisia -, e dei due giornalisti investigativi, Edoardo Montolli e Felice Manti, per cui i colpevoli non sarebbero i coniugi Romano, si aggiunge oggi, attraverso questa testimonianza, anche quella di Tartaglia

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