Max Giusti: «Con la Rai è finita male, ma prima o poi torno»

Max Giusti: «Con la Rai è finita male, ma prima o poi torno»
di Tiziana Lupi
4 Minuti di Lettura
Giovedì 21 Giugno 2018, 08:07

Cinquant'anni e non sentirli. O, meglio, sentirli arrivare nel periodo più felice della propria vita. Come sta capitando a Max Giusti, che il compleanno tondo lo farà il prossimo 28 luglio. Basta guardarlo, ascoltarlo mentre parla del nuovo programma che condurrà sul Nove nella prossima stagione o della dieta con cui ha appena perso dieci chili per capirlo: «E pensare osserva che l'uscita dalla Rai era sembrata un disastro».

Invece?
«È stato l'inizio di una meravigliosa avventura. Finora non ho mai voluto parlarne ma adesso, dopo quattro anni, credo sia giusto farlo. Ormai, se non è storia, è almeno cronaca».

Parliamone.
«Io credo che nel nostro mestiere vada messo in conto che, ad un certo punto, un'azienda o un direttore decidano di non avere più bisogno di te. Lo trovo assolutamente legittimo. Capisco meno che, come è successo a me, l'azienda non mi avvisi e me lo faccia sapere a soli quattro giorni dalla presentazione dei nuovi palinsesti».

Si riferisce ad Affari tuoi, che lei ha condotto per cinque anni?
«Precisamente. Allora io avevo un contratto di esclusiva con la Rai ancora per un anno: per chi fa il mio lavoro, stare fermo così tanto non significa solo perdere tempo e soldi».

Perché non ha chiesto di condurre un'altra trasmissione?
«Per come la vedo io, un professionista non deve mai proporsi al posto di un collega. È una questione di deontologia».

A lei, però, è successo.
«Ma io non l'ho mai fatto e non lo farò mai».

A un certo punto è arrivata la proposta di Nove, il canale generalista del gruppo Discovery Italia.
«Con una telefonata: Abbiamo un programma per te».

Ha accettato subito?
«Mi sono tenuto 48 ore per fare il fico ma mezz'ora dopo avevo già deciso di dire sì. Ho solo chiesto: fatemi sentire a casa come mi sentivo in Rai. Mi hanno accontentato».

Perché hanno cercato proprio lei?
«Probabilmente perché ero quello che si poteva declinare in più modi, non sono un conduttore puro».

Il programma che le hanno proposto era Boom!?
«Sì. Dall'agosto 2016 ne abbiamo fatte più di quattrocento puntate in un canale che sta crescendo sempre di più. In una fascia che aveva una media di ascolto dello zero virgola, siamo arrivati a sfiorare il 3% con oltre un milione e mezzo di spettatori. Adesso abbiamo pensato di farlo riposare un po' e i primi di settembre partiremo con un nuovo programma altrettanto forte: Ma chi ti conosce? Sarà meno gioco e più intrattenimento. Ci stiamo lavorando e mi piace moltissimo. E mi fa particolarmente piacere che sia un format italiano e che saremo i primi a proporlo».

Quante sono le puntate previste?
«La prima tranche ne prevede ottanta, poi tutto dipenderà dal gradimento del pubblico. Anche per Boom! inizialmente ne erano previste solo ottanta».

In attesa del debutto di Ma chi ti conosce?, quest'estate sarà in tournée con il suo spettacolo Va tutto bene.
«Sedici spettacoli, fino a metà settembre. Amo il teatro, è libertà, contatto con il pubblico. Dopo tanti anni non ho ancora perso il gusto di saltare in macchina per raggiungere il posto dove faccio lo spettacolo o fermarmi all'autogrill per un panino con i miei compagni d'avventura che sono sempre gli stessi».

Lei non si ferma mai?
«No, voglio fare tutto, è il mio principale difetto. Sono un entusiasta, uno da bicchiere mezzo pieno, convinto che non ci sia una seconda vita: tutto ciò che vogliamo fare dobbiamo farlo in quella che stiamo vivendo».

Guadagnerà un sacco di soldi
«Non posso proprio lamentarmi. A Nove prendo lo stesso compenso che avevo ad Affari tuoi. I soldi, però, mi interessano solo perché mi permettono di viaggiare. Tutto quello che guadagno lo spendo nei tre-quattro viaggi all'anno che faccio con la mia famiglia. Per il resto, ho una macchina scalcagnata, nell'armadio ho solo jeans, camicie bianche, blu e nere e un po' di magliette e compro due paia di scarpe all'anno».

Visto che ha citato di nuovo Affari tuoi, non posso non chiederglielo: la Rai è un capitolo chiuso?
«Assolutamente no. Ci tornerò, ho ancora vent'anni di lavoro davanti. Ora, però, ho da fare sul Nove».
 

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